Che Il Vegetale, al cinema dal 18 gennaio, non sia destinato ad esaltare la critica cinematografica, è prevedibile almeno quanto la trama dello stesso film. La pellicola segna il debutto come attore (avete letto bene) di Fabio Rovazzi. Il pupillo di Fedez non se la cava male apparendo credibile nella parte di un ventiquattrenne laureato in Scienze della Comunicazione, con una famiglia assente e con grandi difficoltà a trovare un lavoro. La mano del regista Gennaro Nunziante – sì, quello dei film di Checco Zalone, con il quale oggi ha rotto (non si capisce bene se soltanto a livello professionale) – si vede, in una sceneggiatura semplice ma solida.

Il Vegetale è una commediola che ridicolizza temi di gigantesca importanza come quelli dello sfruttamento del lavoro e dell’illegalità senza approfondirli e che prende in giro anche quelli di più modesta portata, come la strumentalizzazione del dolore da parte della televisione.

Il Vegetale è pieno di televisione

Nel cast del film prodotto da Piero Crispino per 3zero2 e co-prodotto da The Walt Disney Company Italia, in collaborazione con Sky Cinema, figura anche Barbara d’Urso, che in due scene interpreta se stessa. La conduttrice di Pomeriggio Cinque e Domenica Live, tutta indaffarata a smanettare con il suo smartphone, rifiuta di trattare il caso umano di Fabio perché il ragazzo è stato abbandonato dalla madre quando era già grande e perché non vede il padre da soli 5 anni. Ma, quando i tempi diventano maturi, la tv si dimostra pronta e abile a sfruttarne i vantaggi.

Il Vegetale è televisivamente contaminato anche da Alessio Giannone, alias Pinuccio, inviato di Striscia la notizia (ha preso il posto del duo Fabio e Mingo), che evidentemente copre la quota pugliese nella pellicola di Nunziante allontanando lo spettro di Checco Zalone, di cui comunque si avverte nettamente la mancanza in termini di risate.

Luca Zingaretti, altro volto prettamente televisivo, riesce a prendere le distanze dall'intramontabile Montalbano, portando in scena Armando, un personaggio più comico del protagonista interpretato da Rovazzi e che regala i pochissimi spunti di riflessione della sceneggiatura.

Il Vegetale senza parolacce. E si sente

A proposito di mancanze, in Il Vegetale non ci sono le parolacce, per deliberata scelta del regista ("perché Gesù non vuole") e dell'attore protagonista, evidentemente attenti a non essere mai sopra le righe e a confezionare un prodotto commerciale più pulito possibile (d'altronde anche i bambini pagano il biglietto al cinema). Alcune scene, la cui chiusa comica è affidata alle smorfie facciali di Rovazzi, risultano impoverite da questa pur nobile decisione.

In generale è il film ad uscirne indebolito. Il turpiloquio, in giusta misura, avrebbe giovato alla comicità dimessa e un po' monotona di Rovazzi.