A 60 anni, è morta l'attrice Irina Sanpiter, in Italia nota soprattutto per l'irresistibile ruolo di Magda in "Bianco, rosso e Verdone". Nel cult datato 1981, tra i più grandi successi firmati da Carlo Verdone, era la stressatissima moglie del puntiglioso Furio (ma il suo forte accento torinese si deve alla doppiatrice Solvejg D'Assunta): una parte che le è rimasta cucita addosso negli anni e che l'ha resa nota anche a tutto il pubblico italiano. Il resto della sua vita e il suo curioso percorso esistenziale restano sconosciuti ai più: malata di leucemia da quando aveva 27 anni, aveva trovato conforto nella fede, nell'amore con Toni Evangelisti e in una carriera lontana dalle luci della ribalta.

La lotta alla leucemia.

La carriera di Irina come attrice, iniziata in Russia e culminata nell'81 proprio con "Bianco, rosso e Verdone" (proprio Carlo Verdone l'ha ricordata con parole piene d'affetto), si conclude pochi anni dopo. Nel 1984, le viene riscontrato un linfoma e inizia così una lotta portata avanti per il resto della sua vita, che l'ha resa più forte: "Ho addosso una voglia di vivere che mi fa superare ogni difficoltà", diceva nel 2011 in un'intervista rilasciata a Libero, spiegando di non avere paura della morte: "Ci sono stata vicina già due volte. Sono preparata". Costretta a sottoporsi a continue trasfusioni, viveva questi momenti con ottimismo e leggerezza

La mia missione, quando sono in ospedale, è dare speranza agli altri, perché un malato si fida solo di un altro malato. Mi presento truccatissima, con telefonino e computer come se andassi in ufficio. Mi cambio da sola le flebo e poi coinvolgo tutti. Parliamo, scherziamo, ci incoraggiamo. E quando vedo che a qualcuno si illuminano gli occhi sono felice. Fa bene anche a me stessa.

La conversione al cattolicesimo.

La Sampiter accetta la malattia e un cambiamento così devastante, "vivendolo come un segno di Dio. Non tutte le cose vengono per nuocere". È proprio in quel periodo, infatti, che incontra Toni Evangelisti, che sarebbe diventato suo marito e con cui inizia a lavorare come organizzatrice di concerti: "Mi fa rinascere. Mi sopporta. Mi sostiene. Mi ama". Altro episodio fondamentale, l'incontro con la fede: "Tra le imposizioni del comunismo c'era l'essere atei. Tra i 64 esami universitari ero obbligata a dare anche quello di ateismo! Sono stata atea fino al ’93, poi ho incontrato la prima volta Papa Wojtyla ed è cambiato tutto".

L’incontro conn Giovanni Paolo II.

Proprio un successivo incontro con papa Giovanni Paolo II, è uno dei momenti più indimenticabili della sua carriera negli eventi musicali: "Nel 2000 stiamo preparando il Giubileo Giovani e andiamo ad un incontro con Wojtyla per presentare il progetto. Spieghiamo che avremmo pensato di fare musica gospel. Ci guarda scuotendo la testa. “No, a me serve che i giovani si avvicinino alla Chiesa e per farlo bisogna parlare la loro lingua. Ma quale gospel? Voglio che organizziate un concerto rap!”".