Roberta Pipitone, compagna di Alessandro Borghi, racconta il periodo durissimo scandito dalle riprese del film “Sulla mia pelle” che racconta la storia di Stefano Cucchi. Sono stati mesi difficili per l’attore, dal punto di vista emotivo e professionale. Difficile calarsi nei panni di un personaggio che ha vissuto, sulla sua pelle appunto, una storia di terribile ingiustizia come quella di Stefano. Ancor più difficile abbandonare il personaggio a ciak terminato, scrollarsi di dosso quelle angosce taciute nei terribili 7 giorni che hanno preceduto la sua morte.

Com’è cambiato Borghi per interpretare Cucchi

La Pipitone, in un’intervista rilasciata a Oggi, sottolinea la prova di resistenza, non solo fisica, cui Borghi si è sottoposto per poter interpretare il ruolo di Stefano: “Le riprese sono durate due mesi, durante i quali lui si è immerso completamente nella storia più che nel personaggio. Era super concentrato. Ha perso 18 chili, che sono moltissimi su un fisico longilineo come il suo, e la dieta gli precludeva ogni vita sociale. Quando tornava a casa, gli chiedevo come fosse andata ma rispondeva a monosillabi, di rado mangiava e alle 20 andava a dormire, per non sentire la fame. Sono stati mesi dedicati solo al progetto. In assoluto, il periodo di lavoro più drastico: dormiva a casa ma era un eremita”.

Per Borghi 7 minuti di applausi

A margine della prima proiezione del film “Sulla mia pelle”, Alessandro Borghi ha ricevuto un’ovazione durata 7 minuti per lo straordinario lavoro reso nell’interpretare il ruolo di Stefano Cucchi, portando sul grande schermo la sua storia. Ha raccontato di avere affrontato quella vicenda drammatica con la sensibilità di chi spera di portare ancor di più all’attenzione dell’opinione pubblica l’ingiustizia subita da Stefano, la stessa che ha soffocato le grida di aiuto che Cucchi non ha fatto in tempo a pronunciare: “La cosa che mi ha sconvolto di più, oltre all'aver perso diciotto chili per calarmi nella parte, è stata l'assenza della magistratura, il far finta di non capire, la voglia di Stefano di non dire la verità e di non denunciare nulla. Mentre giravamo e ripetevo le battute ho pensato spesso al fatto che Cucchi non abbia parlato perché era convinto di farlo una volta fuori dal carcere, ma più volte volevo strillare ‘aiuto’ io al suo posto”.