Marcello Mastroianni ha contribuito a valorizzare l'immagine dell'italiano all'estero. Fascino, classe ed un immenso talento hanno fatto di lui un simbolo del nostro Paese. Eppure molti giovani non hanno idea di chi fosse. In un'intervista riportata da Repubblica.it, Roberto Faenza il regista che ha diretto Mastroianni nel suo ultimo film italiano ha spiegato:

"Sono stato qualche mese fa in Sicilia in provincia di Catania in un liceo scientifico per una proiezione di Sostiene Pereira e non uno dei ragazzi sapeva chi fosse Marcello è assurdo ma è conosciuto più all'estero che da noi perché negli Stati Uniti, per esempio, la cultura dell'audiovisivo è molto più diffusa".

Quindi ha tracciato un profilo dell'attore

"Mastroianni è l'unico attore della modernità del nostro cinema, dagli anni Sessanta in poi, che abbia rappresentato il nostro paese e poi non c'è stato nessuno come lui sia come uomo che interprete. Non era affatto un divo, era una persona cordiale, molto semplice, generosa, umile che vedeva il cinema come un gioco, un divertimento. Diceva sempre mi diverto e mi pagano pure. Questo come persona, come attore invece era un talento istintivo. Ricordo che una volta eravamo a Cinecittà, con noi c'erano Gerard Depardieu e Harvey Keitel con cui stavo girando Copkiller e si parlava del metodo dell'Actors Studio. Per Mastroianni il metodo era una cosa assurda mi ricordo che chiese a Keitel: "ma se tu fossi una donna e dovessi interpretare una prostituta cosa faresti la sera prima, andresti a battere?". Lui era un attore completamente diverso, non imparava neppure il copione, gli bastava leggerlo il giorno prima arrivava sul set e recitava".

Ha ricordato, infine, l'ultima scena girata da Mastroianni nel suo film:

"Lui era già molto malato quando abbiamo fatto il nostro film a Lisbona il sabato e la domenica volava a Parigi per curarsi. Il finale del film è stato girato l'ultimo giorno di riprese ed io ero un po' preoccupato per quella sequenza finale in cui cammina in Rue Augusta e mentre cammina Pereira dice che si sentiva ringiovanire e sembra proprio ringiovanire. Per me è stata la sequenza più straziante che abbia mai girato perché nel filmarla vedevo quest'uomo che si trasformava, diventava un altro e nonostante l'età e la malattia era riuscito proprio a ringiovanire come raccontava il personaggio. Quando è morto, qualche mese dopo, quasi tutte le tv del mondo hanno mandato quella sequenza".

Per ricordare Marcello Mastroianni, a Torino ci sarà un cantiere culturale a lui dedicato, rivolto soprattutto ai giovani. L'iniziativa durerà da novembre a marzo.