Lei, giovane fotografa allora 18enne, lui aveva 43 anni ed era già un nome assoluto del cinema. Roman Polanski deve fronteggiare nuove accuse di stupro da parte di Valentine Monnier, che non ce l'ha fatta più a tacere. "Lo ha fatto con estrema violenza", denuncia a "Le Parisien. Tra le cause scatenanti, l'ultimo film del regista.

La denuncia di Valentine Monnier

Un lungo testo, un appello lasciato a "Le Parisien" in cui chiede apertamente sostegno a Brigitte Macron e alla ministra Marlene Schiappa. Parole pesantissime che gettano nuove ombre sulla figura controversa del regista.

Nel 1975 fui violentata da Roman Polanski. Non avevo alcun legame con lui, né personale, né professionale e lo conoscevo appena. Fu di estrema violenza, dopo una discesa in sci, nel suo chalet a Gstaad, in Svizzera. Mi colpì, mi riempì di botte fino a quando non opposi più resistenza, poi mi violentò facendomi subire di tutto. Avevo appena 18 anni. Lo stupro è una bomba a orologeria. La memoria non si cancella, diventa fantasma e ti insegue, ti cambia insidiosamente. Il corpo finisce spesso per risentire di quello che la mente ha tenuto in disparte, fino a quando l'età o un avvenimento di rimette di fronte al ricordo traumatico.

L'ultimo film di Polanski

Nell'ultimo film di Roman Polanski, "J'accuse" (L'ufficiale e la spia), il regista mette in scena l'errore giudiziario per antonomasia, ovvero la storia del capitano Alfred Dreyfus. Questa è stata per lei causa scatenente: "È sostenibile, con il pretesto di un film, nascondendosi dietro la Storia, sentir dire J'accuse da colui che ti ha marchiato a fuoco, mentre a te è vietato, a te vittima, di accusarlo?".

Il racconto di Valentine Monnier

Valentine Monnier è figlia di industriali alsaziani. All'epoca dei fatti aveva appena preso la maturità e decise di andare a festeggiare in montagna con amici, ospiti di Polanski. Il racconto di Valentine è dettagliato. Il regista le avrebbe chiesto di far sesso, ma lei rifiutò. La sera avrebbe cenato con lui in un ristorante dal quale si sarebbe tornati scendendo lungo la pista con le fiaccole. Nello chalet, Polanski l'avrebbe chiamato e quando lei uscì sul pianerottolo sarebbe cominciata la sua furia. Il regista le avrebbe dato botte, colpi, le avrebbe anche fatto ingoiare una pillola. Poi la violenza.

Ero totalmente sotto shock, pesavo 50 chili, Polanski era piccolo, ma muscoloso e, a 42 anni, nel pieno delle forze: ebbe la meglio in due minuti. Mi dissi: ma è Roman Polanski, non può rischiare che si venga a sapere, quindi mi dovrà uccidere.

La condanna precedente

Il precedente è tristemente noto. Roman Polanski, 86 anni, è stato condannato nel 1977 per violenza sessuale su minore negli Stati Uniti. Nel paese a stelle e strisce non può tuttora rientrare per effetto di quella condanna. Sua moglie, Sharon Tate, fu uccisa da una setta guidata da Charles Manson nel 1969 negli Stati Uniti, mentre era incinta. Oggi, Roman Polanski vive in Francia con Emmanuelle Seigner, sua ultima moglie, dalla quale ha avuto due figli.