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4 Ottobre 2020
15:45

Mondo del cinema in tilt per il Covid, il colosso Cineworld chiude le sale in America e Regno Unito

Tra le più grandi compagnie di cinema nel mondo, Cineworld ha comunicato la chiusura pressoché immediata di tutte le sale in America, oltre 500, e più di 100 nel Regno Unito, mettendo a rischio più di 5000 posti di lavoro. La notizia arriva a poche ore da quella del rinvio al 2021 dell’uscita del prossimo James Bond.
A cura di Andrea Parrella
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La pandemia sta mettendo a dura prova il mondo del cinema. Mentre le grandi compagnie di produzione cercano strumenti alternativi di distribuzione, è proprio il settore delle sale e degli esercenti quello che più sta soffrendo in questo momento. Cineworld, la principale compagnia di cinema britannica e seconda al mondo, ha deciso di chiudere tutte le 543 sale Regal Cinema negli Stati Uniti e le oltre 100 che possiede nel Regno Unito. La decisione è arrivata dopo il definitivo rinvio ad aprile 2021 dell'uscita nelle sale del prossimo James Bond.

Stando a quanto riporta Variety, Cineworld ha rifiutato di commentare, precisando tuttavia di aver indirizzato una lettera al Primo Ministro Boris Johnson e al Segretario alla Cultura Oliver Dowden, per spiegare che il settore in questo momento "non è redditizio" perché gli studios in questo periodo stanno bloccando l'uscita di molti film a causa di un pubblico ansioso, che non sta frequentando le sale in virtù della pandemia globale. La chiusura di Cineworld, che potrebbe protrarsi fino al 2021, mette a rischio circa 5.500 posti di lavoro nel Regno Unito.

Il timore generale è che la decisione di un colosso come Cineworld possa generare un effetto domino, portando molti gruppi internazionali a prendere la stessa decisione, sulla scorta di un ragionamento secondo cui tenere le sale chiuse possa risultare meno dispendioso che tenerle aperte per un pubblico ridotto. Quella del rinvio di "No time to die", ventesimo film della saga di James Bond, sembra una decisione estremamente significativa, che restituisce il senso di quella che potrebbe essere una tendenza delle grandi produzioni internazionali, ovvero rinviare i progetti all'anno prossimo quando il vaccino potrebbe permettere la ripartenza di molte attività. Ma nel frattempo come si reggerà in piedi il sistema?

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