Aveva 29 anni Olivia Newton-John quando i produttori del film “Grease” la scelsero perché prestasse il volto a Sandy, personaggio cinematografico poi diventato iconico. Quella parentesi apertasi improvvisamente non si è mai conclusa per l’attrice che prestò il volto alla fortunata protagonista della pellicola. Grease resta una delle colonne portanti del cinema di tutto il mondo e lei che ebbe la fortuna di farne parte lo sa bene: “La vita si snoda attraverso svolte e capitoli. Il film Grease è stato un bellissimo e lungo paragrafo che non si è mai chiuso. Se sento una canzone del film mi viene subito voglia di ballare. E mi capita di farlo”.

L’audizione per la parte di Sandy

Era il 1977 quando Olivia si presentò alle audizioni per il ruolo di Sandy: “Nel 1977 feci l’audizione per la parte di Sandy: avevo 29 anni. Ero più grande di John che fu scelto a 24 anni non ancora compiuti per il ruolo di Danny Zuko. I produttori ci fecero un provino per verificare sullo schermo la nostra alchimia”. Alla gioia di essere stata scelta si aggiunse il timore di una responsabilità enorme:

Grease era stato un musical di enorme successo a Broadway, sentivamo entrambi la responsabilità di portarlo sullo schermo. Sempre, da allora, ci siamo consigliati in tutte le diverse fasi delle nostre esistenze e ci rende felici ritrovarci in tante e diverse ricorrenze per celebrare una nuova uscita del nostro film, che non risulta datato perché ci sono e ci saranno sempre ragazzi come il ribelle, ma vulnerabile Danny Zuko e come la mia Sandy, che gli giurava amore eterno scuotendo i riccioli biondi. Lo girammo tutto a Los Angeles, tra una scuola nel distretto di Venice e una antica e di mattoni rossi a Los Feliz. Entrambe conservano due targhe delle nostre riprese per i ragazzi delle nuove generazioni che amano vedere il film. Quelle targhe mi ricordano tante cose.

Mai finito l’affetto per John Travolta

L’affetto per John Travolta, suo compagno sullo schermo, non si è mai affievolito. Olivia ricorda ancora con piacere quel legame nato sul set e poi diventato fondamentale anche nella vita privata: “La mia amicizia con John è più che mai solida, è un punto fermo nella mia carriera e nella mia esistenza. John ed io eravamo due giovani che amavano più di ogni cosa la musica, il ballo e la recitazione. La vita, al di là delle mie sofferenze per il cancro che ho combattuto due volte, è stata generosa con entrambi. E poi, nè io nè John siamo invecchiati per chi ci scopre e scoprirà in futuro ventenni nelle sequenze di ballo di Grease! Durante il film divenni amica in particolare dell’attrice Stockard Channing, un vero talento come commediante nei teatri di Boston e a Broadway. Nel mondo dello spettacolo ci si perde di vista… restano i ricordi”. Poco tempo dopo quel film, però, la carriera dell’attrice sembrò arenarsi:

Hollywood è amabilmente cinica se, dopo un grandissimo successo, i tuoi film non conquistano subito il box office. Ma io non ho rimpianti: in televisione e al cinema ho continuato a recitare, ho avuto una figlia dal mio matrimonio con Matt Lattanzi e più che alla carriera d’attrice mi sono dedicata ai dischi e ai miei libri non solo di ricette. Presto sarà pubblicato un altro mio libro e sono sempre attiva come compositrice e talvolta attrice soprattutto in televisione. Sono presissima dagli impegni in ospedale. Il cancro ti insegna a godere di ogni giorno, di ogni minuto. La musica mi ha salvata e aiutata sempre nella vita. Le sono infinitamente grata.

La lotta al cancro da cui è guarita

L’ospedale cui si riferisce è un centro medico che Olivia ha inaugurato dopo essersi ammalata e aver sconfitto il cancro per due volte. Si tratta di un ospedale inaugurato a Melbourne che porta il suo nome e che si prefigge come obiettivo quello di aiutare le persone che come lei hanno sofferto: “Il centro clinico a me intitolato è stato un traguardo per fare ricerche sui tumori che sono sempre e per tanti un rischio. Appena posso vado nell’ospedale, stringo le mani di persone di ogni età, bacio i bambini che combattono senza lacrime il male. La vita vera è questa, non il cinema. Bisogna sempre dirlo, ricordarlo ai ragazzi”.