Esattamente 4 anni fa ci lasciava Philip Seymour Hoffman, uno dei più cristallini talenti nella recente storia di  Hollyood. Attore premio Oscar per "Truman Capote – A sangue freddo" e interprete straordinario in film come "Magnolia", "La 25ª ora", "Onora il padre e la madre" e The Master", Hoffman moriva il 2 febbraio 2014 ad appena 47 anni, stroncato da un'overdose di eroina. Sono davvero emozionanti e commoventi le parole della sua storica compagna Mimi O'Donnell, madre dei suoi tre figli, che lo ricorda con un lungo articolo apparso su Vanity Fair.

Mimi O'Donnell racconta il suo ‘Phil'

La O'Donnell, di professione costumista, ricorda di aver incontrato la prima volta l'attore nel 1999, a un colloquio per farsi assumere in una sua pièce. "La chimica tra di noi è stata istantanea", racconta lei, "Lavorare con lui era così naturale – sembravamo sincronizzati, avevamo istinti molto simili". Entrambi erano però sentimentalmente impegnati e il primo appuntamento arrivò soltanto due anni dopo, quando le rispettive relazioni erano finite: "Dopo la seconda o terza uscita insieme avevo detto a Phil: «Non mi basta vederti ogni tanto e frequentare altre persone. Voglio stare con te». E lui, subito: «Sì, ci sono al cento per cento»". Ex alcolizzato, lui le raccontò subito i suoi problemi: "Fin dall’inizio, era stato molto sincero sulle sue dipendenze. Mi raccontò del periodo in cui beveva molto, degli esperimenti con l’eroina a vent’anni e del suo primo ricovero in un centro di riabilitazione a 22". Per diversi anni, la loro vita insieme è stata splendida:

Quando ripenso a come eravamo uniti, mi chiedo se Phil avesse il presentimento che sarebbe morto giovane. Non l’aveva mai detto, ma viveva come se ogni minuto della sua vita fosse prezioso. Io avevo sempre la sensazione che ci fosse un sacco di tempo, lui non ha mai vissuto così. Ora ringrazio Dio per aver fatto tutti quei viaggi insieme. In un certo senso, il nostro breve tempo insieme è stato quasi una vita intera.

La ricaduta nell'alcool e nella droga

La O'Donnell descrive Hoffman come un attore dedito all'amore per il teatro e la recitazione, molto lontano dal mondo glamour e patinato di Hollywood. La coppia viveva nel West Village a New York e lui era "una presenza fissa nel quartiere", conosciuto da tutti. Soprattutto, era un "uomo dolce, gentile e amorevole" e un padre splendido per i loro tre figli Cooper (nato nel 2003), Tallulah (2006) e Willa (2008). L'idillio cominciò a sgretolarsi quando l'attore cominciò a vivere una crisi di mezza età, acuita dalla morte del suo storico terapista e dalla lite con alcuni amici, che lo portò a ricominciare e bere qualche bicchiere e a fare uso di farmaci. Da lì, il passo verso il ritorno all'eroina fu drammaticamente breve.

Fatico ad attribuire la ricaduta di Phil dopo vent’anni a una cosa specifica: i fattori stressanti che l’avevano preceduta non erano stati fatali. Un sacco di gente attraversa periodi terribili ma solo chi è dipendente ha bisogno delle droghe per diminuire il dolore. E Phil era dipendente, anche se non mi ero resa del tutto conto che la dipendenza era sempre in agguato sotto la superficie, e aspettava un momento di debolezza per sferrare l’attacco. (…) Appena aveva ricominciato a usare eroina l’avevo percepito. Ero terrorizzata. Da quel momento ho vissuto nella paura, ogni giorno. Quando usciva di sera mi chiedevo se l’avrei rivisto.

La morte di Hoffman

Il sostegno della famiglia, l'amore infinito per i suoi tre bambini e diversi ricoveri in rehab non bastarono all'attore per risollevarsi. Dopo l'ultimo periodo in un centro, riuscì a rimanere pulito per tre mesi: "Ma era una battaglia continua, vederlo così mi spezzava il cuore. Per la prima volta mi resi conto che la sua dipendenza era più forte di tutti noi. Abbassai la testa e dissi: non posso aggiustare le cose. In quel momento lo lasciai andare". La morte di Philip Seymour Hoffman arrivò subito dopo un periodo trascorso ad Atlanta per le riprese del suo ultimo film "Hunger Games – Il canto della rivolta".

Progettavamo un altro ricovero appena finite le riprese, ma sapevo che ci aspettava un periodo ancora più duro. Poi è successo tutto così in fretta. Phil è tornato da Atlanta, e io ho chiamato un po’ di amici per chiedere di aiutarmi a tenerlo d’occhio. Aveva ricominciato subito con le droghe. Tre giorni dopo era morto. (…) Temevo che sarebbe morto fin dal primo giorno in cui aveva ricominciato a drogarsi, ma quando poi è successo davvero, mi ha colpito con una forza devastante. Non ero preparata. Non c’era alcun senso di sollievo o di pace, solo un dolore feroce e una perdita che mi schiacciava.

Un dolore che Mimi O'Donnell è riuscita a affrontare solo grazie all'amore per i suoi bambini: "Avevano bisogno di me, e io li amavo più di ogni altra cosa al mondo. C’erano momenti in cui pensavo: basta, non ce la faccio. Poi vedevo le loro facce e mi dicevo: ok, ce la posso fare oggi". Ancora adesso, il ricordo di Hoffman resta indelebile per lei e i loro figli.

Il 2 febbraio sono quattro anni da quando Phil è morto, ma per me e i bambini è una realtà che affrontiamo ancora ogni giorno. Parliamo di lui costantemente, e ora riusciamo a farlo senza scoppiare subito a piangere. È l’unico piccolo passo avanti che abbiamo fatto. Parliamo dei suoi lati positivi e dei lati negativi, delle cose divertenti che faceva e di quelle pazze, e dei tanti gesti amorevoli, dolci, teneri. Questo ci aiuta a restare uniti e tiene vivo il suo spirito.