Era uno dei papabili al Leone d'Oro visto che era riuscito nell'impresa epica di mettere d'accordo critica e pubblico, ma si sa, quando la notizia è troppo scontata, non avviene mai sul serio. "Philomena" di Stephen Frears torna a casa senza il premio come miglior film e, a dispetto di ogni previsione, senza nemmeno la Coppa Volpi all'attrice protagonista Judi Dench, che aveva commosso tutti. Ma il bel dramma tratto da una storia vera, l'unico film in concorso con una realistica possibilità d'incasso in sala (va detto), porta a casa almeno il Premio Osella per la miglior sceneggiatura, sicuramente uno dei suoi aspetti di massimo pregio: solidissima, efficace, esempio di equilibrio di scrittura da manuale. Lo script è opera di Jeff Pope, autore di molti film per la tv e Steve Coogan, coprotagonista cinico e irriverente nel film. Da una parte è giusto che un titolo, perfettamente scritto ma senza nessun particolare impulso alla sperimentazione o alla novità, porti a casa "soltanto" un premio del genere. D'altra parte non ci sarebbe Festival senza una delusione clamorosa, il presidente della Giuria Bernardo Bertolucci ha forse operato con un occhio di riguardo alla sua patria, potremmo pensare, ma c'è da dire che Hollywood non è stata premiata come si immaginava, di solito per motivare le produzioni a ribadire la propria presenza al Lido, in un periodo storico in cui è sempre più difficile strutturare lunghe e costose trasferte promozionali in giro per il mondo. Quest'anno il grido è viva l'Italia, fatta salva una sceneggiatura di ferro che non poteva non essere premiata.