E’ una delle leggende viventi del cinema e il 17 agosto compie 75 anni. Robert De Niro, partendo dal Greenwich Village di Manhattan, nella sua lunghissima carriera iniziata negli anni ’60, ha girato più di 100 film con tutti i maggiori registi internazionali, tra cui spiccano il suo grande amico Martin Scorsese, col quale ha girato circa 10 film, poi Francis Ford Coppola, Brian De Palma, Sergio Leone, Bernardo Bertolucci, Quentin Tarantino, Alan Parker, Ron Howard, Kenneth Branagh, Barry Levinson, Michael Cimino, Robert Rodriguez e tantissimi.

E’ stato nominato per 7 volte agli Oscar, riuscendo a portare a casa la statuetta in due occasioni: nel 1975 come Miglior attore non protagonista per “Il Padrino – Parte II” e  nel 1981 come Miglior attore protagonista di “Toro scatenato”. Nel suo curriculum, però, ci sono altre pellicole cult di ogni genere, tra cui “C’era una volta in America”, “The Untouchables – Gli Intoccabili”, “Taxi Driver”, “Il cacciatore” fino a film meno impegnativi come “Ti presento i miei”, dove recita accanto a Ben Stiller. Per rendergli omaggio, e in attesa di vederlo ne “L’Irlandese”, diretto sempre da Scorsese dove reciterà accanto ad Al Pacino, ecco 10 dei suoi migliori film che non potete non aver visto.

“Il padrino – Parte II”(1974), di Francis Ford Coppola

Nel 1974, Francis Ford Coppola dirige il sequel del capolavoro uscito appena due anni prima. La pellicola inizia nel 1901, quando Vito Corleone (Robert De Niro) raggiunge gli Stati Uniti; crescendo fonda un impero fondato sulle case da gioco e sulla prostituzione. Nel 1958 la famiglia Corleone si va disgregando, mentre la situazione si fa sempre più difficile per gli affari. Il figlio di Vito, Michael (Al Pacino), diventa il nuovo Padrino, ma il potere fa di lui un uomo solo. Un’interpretazione che rimarrà nella storia, anche perché Marlon Brando e Robert De Niro sono gli unici due attori ad aver vinto l'Oscar interpretando lo stesso personaggio, Vito Corleone, rispettivamente da anziano (nel primo film, del 1972) e da giovane.

“Taxi Driver”(1976), di Martin Scorsese

Ispirandosi a romanzi come “Memorie dal sottosuolo” e “Delitto e castigo”, di Dostoevskij, Martin Scorsese, nel 1976, racconta la storia di Travis (Robert De Niro), reduce del Vietnam segnato da ciò che ha vissuto in guerra. Il sintomo peggiore che ha, da quando è tornato, è una tremenda insonnia, quindi, si fa assumere come tassista notturno, alle prese col peggio di New York. Purtroppo, la sua situazione non fa altro che peggiorare e, quando viene rifiutato da Betsy, Travis allora cede alla violenza, facendo una spedizione punitiva in un bordello, per tornare poi nella sua immensa solitudine. Il film riuscì a portare a casa ben 4 nomination agli Oscar e la Palma d’Oro al Festival di Cannes, oltre a una caterva di altri premi. Per entrare pienamente nel ruolo di Bickle, De Niro lavorò realmente come tassista a New York, oltre a recarsi in vari istituti per studiare le malattie mentali e la critica osannò la sua performance esistenzialista ed estremamente cruda e realistica.

“Il cacciatore”(1978), di Michael Cimino

Il film in tre atti di Michael Cimino, non solo offre una delle interpretazioni più belle di De Niro, ma è anche una vera e propria pietra miliare del cinema mondiale. I protagonisti sono Mike (De Niro), Nick (Christopher Walken), Steven (John Savage), Stanley (John Cazale), Axel (Chuck Aspergen) e John (George Dzundza), amici che lavorano in un'acciaieria di Clayton, in Pennsylvania, e nel tempo libero vanno a caccia di cervi. Michael, Steven e Nick partono per il Vietnam, ma prima Steven sposa Angela. In guerra, i tre finiscono prigionieri e subiscono di tutto. Quando riescono ad evadere, i tre amici si separano perchè Steven è paralizzato in ospedale; Nick si trova va a Saigon dove si unisce agli organizzatori di roulette russa; Mike torna a casa dove dovrà confortare Linda (Meryl Streep), la fidanzata di Nick. Il destino farà riunire i sei amici in un tragico ultimo saluto ad uno di loro. La pellicola riuscì a portare a casa ben 5 Oscar – Miglior film, Miglior regia, Miglior attore non protagonista (Walken), Miglior montaggio e Miglior suono e, ancora oggi, a 40 anni di distanza, da sempre fortissime emozioni e invita a riflettere, ancora una volta, sulla condizione dei reduci di guerra.

“Toro scatenato”(1980), di Martin Scorsese

Scorsese, nel 1980, vuole ancora Robert De Niro per raccontare la storia del pugile italoamericano Jake LaMotta, ispirandosi alla sua stessa autobiografia, “Raging Bull: My Story”. LaMotta è cresciuto nel Bronx con enormi ambizioni nel mondo della boxe. Proprio quando è al top, la sua carriera subisce una brusca caduta, innescando dinamiche negative anche con la sua famiglia e i suoi più cari amici. Il film riuscì a portare a casa 2 Oscar (su 9 nomination), tra cui quello a De Niro come Miglior attore protagonista, oltre a una valanga di altri premi che lo hanno reso un punto di riferimento assoluto per tutte le pellicole dello stesso genere.

“C’era una volta in America”(1984), di Sergio Leone

Il cult assoluto di Sergio Leone è basato sul romanzo di Harry Grey “The Hoods” (“Mano armata”, 1952) e racconta, nell’arco di quarant’anni, le drammatiche vicende di David Aaronson, detto Noodles (Robert De Niro), e dei suoi amici, nel loro progressivo passaggio dal ghetto ebraico all’ambiente della malavita organizzata, nella New York del proibizionismo e del post-proibizionismo, dove si mescolano morte, violenza, paura, amicizia e tradimenti. Il film è l’ultimo della cosiddetta “trilogia del tempo”(“C’era una volta il West”,1968; “Giù la testa”, 1971) ed è, probabilmente, il miglior film di genere gangster-drammatico di tutti i tempi.

“The Untouchables – Gli Intoccabili”(1987), di Brian De Palma

Il film di Brian De Palma, scritto da David Mamet, ha un cast d’eccezione formato da Sean Connery, Kevin Costner e Robert De Niro ed è ispirato all’autobiografia dell’agente federale Eliot Ness (Costner). L’uomo, per incastrare Al Capone (De Niro), il potente boss italo-americano senza scrupoli, metterà su una propria squadra di agenti, ognuno con la sua “abilità” speciale. Robert De Niro è, come al solito, magistrale nel ruolo del boss ma, per chi non lo sapesse, il divo non ebbe tempo per metter su peso per il ruolo, così furono usate delle protesi e dei cuscini per renderlo più simile al vero Al Capone.

“Quei bravi ragazzi”(1990), di Martin Scorsese

Henry Hill (Ray Liotta), mezzo irlandese e mezzo italiano, cresciuto in un quartiere malfamato di Brooklyn. Protetto fin da piccolo dal potente capo locale della famiglia Lucchese, Paul Cicero (Paul Sorvino), Henry entra a far parte della sua banda, specializzata in furti e contrabbando, quella dei "bravi ragazzi". Incomincia così a frequentare l'ambiente dove Jimmy (Robert De Niro), Tommy (Joe Pesci) e Paul lo introducono al crimine. Caduto in disgrazia e temendo di essere eliminato, un giorno Henry decide di raccontare tutto all'FBI. Basata sul romanzo di Nicholas Pileggi, “Il delitto paga bene”, la pellicola è stata candidata a ben 6 Oscar, portando a casa quello al Miglior attore non protagonista, andato a Joe Pesci, nei panni del mafioso Tommy DeVito.

“Risvegli”(1990), di Penny Marshall

Penny Marshall, nel 1990, decise di portare al cinema il libro del dott. Oliver Sacks che nel film è chiamato Malcolm Sayer e ha il volto del grande e compianto Robin Williams. Sayer, nel 1969, sperimentò un farmaco sui malati di encefalite letargica con risultati grandiosi e all’avanguardia. Tra i suoi pazienti c’è anche Leonard Lowe (Robert De Niro) che tornerà a vivere una vita totalmente diversa dallo stato di semi incoscienza in cui versava prima dell’esperimento di Sayer ma, purtroppo, l’effetto è destinato a svanire e i pazienti destinati a tornare alla loro situazione pretrattamento. Solido, commovente, scritto alla perfezione e con due pilastri come Williams e De Niro che da soli riempiono lo schermo di emozioni. Da (ri)vedere all’infinito.

“Cape Fear – Il promontorio della paura”(1991), di Martin Scorsese

Robert De Niro è Max Cady, un delinquente che esce di galera dopo 14 anni con un unico obiettivo, quello di vendicarsi del suo avvocato Sam Bowden (Nick Nolte), reo di non aver fatto tutto il possibile per alleggerirgli la pena. Da quel momento, Cady lo perseguiterà in tutti i modi. Il remake de “Il promontorio della paura”(1962), di J. Lee Thompson, firmato da Scorsese, è uno di quei thriller che tiene incollati alla poltrona dall’inizio alla fine, anche a 27 anni di distanza. Il sodalizio con De Niro qui raggiunge vette inarrivabili, come se il regista sapesse tirare fuori alla perfezione tutti gli aspetti dell’animo dell’attore, dal più violento al più enigmatico. E qui di violenza ce n’è tanta.

“Ti presento i miei”(2000), di Jay Roach

Dagli anni Duemila, De Niro inizia la sua avventura nella saga di “Ti presento i miei”, con Ben Stiller nei panni di Greg Fotter, un infermiere strampalato e sfortunato che vuole chiedere la mano della sua amata Pam (Teri Polo). In quel periodo, però, c’è il matrimonio anche della sorella di Pam e quindi la coppia si recherà a casa per la cerimonia. Greg, però, non ha fatto i conti con Jack (Robert De Niro), il padre di Pam che, invece di essere un fioraio, si rivelerà un ex agente della CIA severo, puntiglioso e rigidissimo. La veste ironica di De Niro, in sintonia perfetta con Stiller, colpì positivamente i suoi fan e la critica e gli valse anche una nomination ai Golden Globe come Miglior attore in un film commedia o musicale.