La Croisette freme, aspettando il suo arrivo, non c'è spazio sul red carpet, se non quello necessario per farlo entrare, i fotografi inneggiano il suo nome e allo spuntare di quegli occhiali rossi a forma di cuore, partono dieci minuti di applausi ininterrotti: Elton John è arrivato a Cannes. Insieme al suo compagno di vita, David Furnish, da ormai ventisei anni e con cui ha due figli, solca quel tappeto rosso che, in quel momento, sembra sia stato steso lì solo per lui. Nella giornata di ieri, 16 Maggio, è stato presentato il film sulla sua vita "Rocketman", la vita di un'icona della musica mondiale, di un personaggio dai mille volti, dalla voce inconfondibile, osannato, criticato, emulato, una star internazionale la cui esistenza stravagante non poteva che essere celebrata in un biopic esplosivo, a tratti crudo, ma estremamente vero, come il suo protagonista.

Rocketman, storia di una geniale fragilità

Una sala stracolma di vip per la proiezione del film accoglie il cantante inglese, che commosso nella sua giacca nera sulle cui spalle impera il titolo del film, assiste alla scena che lo ritrae mentre canta il suo primo capolavoro, Your Song. Dexter Fletcher, il regista, non poteva che creare e dar vita ad un film controverso, che ha le fattezze del musical, ma che nasconde un'anima drammatica. Sì, perché chi meglio di Elton John potrebbe riportare in auge quell'idea di melodramma, di tragicità spinta, nascosta dietro esuberanti eccessi, dietro un completo da baseball dei Dodgers di Los Angeles, completamente ricoperto di lustrini, un'anima oscurata da costumi stravaganti, occhiali smisurati e una voce dal timbro che apre il cuore. La prima scena del film vede il protagonista, il 29enne gallese Taron Egerton, travestito da diavolo, ricoperto di piume che partecipa ad una seduta degli alcolisti anonimi e si presenta così: "Sono drogato, alcolista, bulimico. E ho una dipendenza dal sesso". Ecco, senza remore, senza il timore di scadere nell'eccesso, il regista ha raccontato come credeva fosse giusto la vita di Elton John consultandosi con l'artista su ogni dettaglio.

Il film non tralascia nulla, la vita privata, la presenza-assenza del padre, la madre il cui amore gli è sempre mancato, l'omosessualità e il desiderio costante di sentirsi sé stesso, a discapito delle parole altrui. Eppure mai solamente Elton, ma la Regina Elisabetta a suonare il piano o un trionfo di piume a solcare i palcoscenici di tutto il mondo. Nella storia di un uomo che è diventato una leggenda ci si può scorgere tanto, si può vedere quell'amore latente, cercato ovunque, quell'estro che lo ha reso il mito del rock nella sua accezione più classica, in lotta continua con l'accettazione del suo io.

Taron Egerton alter ego di Elton John

Taron Egerton è entrato perfettamente nella parte, tanto da essere il suo perfetto alter ego, sul tappeto rosso, vicini, sembrano quasi completarsi e pensare che il ruolo sarebbe dovuto andare a Tom Hardy, ma l'età, 41 suonati, e l'inettitudine nel canto non gli ha permesso di ottenere la parte. Il giovane attore gallese che ha ottenuto il ruolo è entrato nella pelle del cantante inglese, tanto che Elton John, guardando una foto di scena, pensava di essere lui stesso. Questa introspezione è la dimostrazione del fatto che Rocketman non è un'emulazione di un mito, quanto la sua rielaborazione, scandagliando l'umanità di Elton John, Taron Egerton ha reso perfettamente il bianco e il nero di un artista mondiale, estroso e malinconico, esplosivo e depresso.