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Sony, Obama: “Non atto di guerra ma cyber-vandalismo”. Pyongyang: “Risponderemo”

Continua la guerra fredda a suon di dichiarazioni tra Usa e Corea del Nord in seguito all’attacco hacker nei confronti della Sony Pictures, rea di aver prodotto “The Interview”, film che prende in giro il regime di Pyongyang.
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Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama è intervenuto nuovamente riguardo il caso dell'attacco informatico ai danni della Sony Pictures, rea di aver prodotto il film "The Interview", con James Franco e Seth Roger, in cui si prende in giro il regime nord coreano. Un gruppo di hacker, i Guardians of Peace, ha attaccato la casa di produzione rubando un'enorme quantità di dati sensibili, da informazioni private su attori e dirigenti della Sony a sceneggiature di film che usciranno nei prossimi mesi, minacciando un 11 settembre ovunque si proietti quel film. L'FBI ha pochi dubbi sul fatto che dietro questo attacco ci sia la mano di Pyonyang – che avrebbe lasciato diverse molte "impronte digitali" – benché questi ultimi se ne siano tirati fuori, senza, però, far mancare il loro appoggio morale all'operazione. Intanto la Sony ha bloccato l'uscita del film, le prime e anche le uscite promozionali dei due attori.

Obama: "Non penso a un atto di guerra"

"Non penso che sia stato un atto di guerra. Penso che sia trattato di un atto di cyber-vandalismo risultato molto costoso. Lo prendiamo molto sul serio" ha detto questo pomeriggio il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, intervenuto al programma "State of the Union with Candly Crowley". Obama non ha nascosto neanche un'insofferenza verso la decisione della casa cinematografica di stoppare le proiezioni senza averlo neanche consultato, ma l'amministratore delegato Michael Lynton ha dichiarato: "Non avevamo alternative (…) non abbiamo commesso errori".

La Corea del Nord minaccia ritorsioni

Prima dell'ulteriore intervento di Obama, gli Usa avevano minacciato interventi: "Risponderemo, nelle modalità e nei tempi che decideremo", ha affermato il Commander in Chief, spiegando che "non è accettabile che ci sia un dittatore da qualche parte che inizia a imporre la censura qui, negli Usa". Ma la Corea non si fa intimidire e oggi ha risposto minacciando rappresaglie in caso di azioni contro il loro Paese: "Risponderemo in modo proporzionale nel momento, nel luogo e nel modo che sceglieremo", ha fatto sapere la Commissione nazionale di difesa, aggiungendo che l'esercito e il popolo nordcoreano sono pronti e  che: "Il nostro contrattacco più duro sarà condotto contro la Casa Bianca, il Pentagono e il continente americano, la fogna del terrorismo, e supererà di gran lunga il ‘contrattacco simmetrico' annunciato da Obama".

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