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Sophia Loren nel tragico diario dalla prigione: “Senza libertà mi sento inutile”

La diva si è raccontata al Daily Mail, narrando alcuni degli eventi più drammatici della sua vita. Dal giorno in cui un ladro le ha puntato contro una pistola, alla detenzione in una prigione di Caserta, Sophia Loren ha raccontato il rovescio della medaglia di una vita fiabesca.
A cura di Daniela Seclì
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Sophia Loren si è raccontata sul Daily Mail. La diva, che ha rappresentato la bellezza italiana nel mondo, da poco ha compiuto 80 anni. La sua è stata una vita ricca di bellissime esperienze e di aneddoti particolari. Non sono mancati, però, gli episodi dolorosi. Ha voluto svelarne qualcuno al sito britannico. Innanzitutto ha spiegato come mai, ad un certo punto, lei e il marito Carlo Ponti – scomparso nel 2007 – hanno deciso di trasferirsi in Svizzera.

"Avevamo bisogno di un posto dove potevamo sentirci al sicuro e vivere in maniera tranquilla. Ho avuto la mia dose di terribili spaventi. Uno dei peggiori ha avuto luogo a New York, nell'ottobre del 1970, quando abitavamo al ventiduesimo piano di Hampshire House, che si affacciava su Central Park. All'improvviso, Carlo è dovuto tornare di corsa a Milano perché suo padre stava morendo, così sono rimasta da sola con la mia assistente, la mia segretaria e mio figlio Cipi, che non aveva ancora due anni."

Il giorno seguente, però, si è trovata ad affrontare una vicenda spiacevole:

"La mattina dopo la partenza di Carlo, sono stata svegliata da strani rumori, che sembravano delle urla soffocate. Poi due uomini sono entrati nella mia stanza. Uno di loro era il portiere dell'albergo, che era stato costretto ad aprire la porta della mia stanza contro la sua volontà. […] L'altro uomo aveva una pistola e disse: "Questa è una rapina". Ho finto di non capire cosa stesse dicendo, ma questo lo rese più nervoso."

L'uomo indossava una parrucca e occhiali e barba finta. Intimò a Sophia Loren di tirare fuori i gioielli e lei, impaurita dalla possibilità che facesse del male a suo figlio, ha fatto ciò che le veniva richiesto. I gioielli trovati, però, seppur preziosissimi, non riuscirono a soddisfare il ladro che cercava un anello con diamante, del valore di 500mila dollari, che aveva visto al dito della Loren nel corso di un'intervista televisiva. L'attrice, però, lo aveva già restituito.

"Ho provato a spiegarglielo, ma il ladro mi ha presa per i capelli e mi ha gettata sul pavimento. Gridò: "Dov'è il bambino?"

La cosa terrorizzò l'attrice. Per fortuna, però, un uomo che era giunto sul posto insieme al ladro, gli disse che era meglio scappare e i due fuggirono con i gioielli rubati.

"Non appena si sono allontanati, sono corsa da Cipi, l'ho stretto a me e sono scoppiata a piangere."

Questa non è l'unica esperienza spiacevole che Sophia Loren si è trovata ad affrontare.

L'uomo scappato dall'ospedale psichiatrico –  Mentre Sophia Loren si trovava nella sua villa vicino Roma, si trovò ad affrontare un altro spavento. Un uomo era fuggito da un ospedale psichiatrico. Si presentò a casa dell'attrice urlando che il piccolo Cipi era suo figlio. Prima di essere catturato ebbe tutto il tempo di distruggere con un'ascia la porta d'ingresso. Anche il marito si è trovato a dover sventare continui pericoli. Per ben due volte, tentarono addirittura di rapirlo.

L'esperienza in prigione e il diario di Sophia Loren

Sophia Loren, però, ha spiegato che l'esperienza che ha trovato più traumatica è quella della prigionia. L'attrice fu accusata di evasione fiscale e finì in cella. L'accusa – che l'attrice ha definito "totalmente falsa" – si basava su fatti presumibilmente accaduti tra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60. La Loren viveva all'estero e sembra che il suo assistente non avesse compilato la dichiarazione dei redditi in Italia. Era il 1980 e fu condannata a 30 giorni di prigione. La scelta, per lei, fu piuttosto dura. O affrontava il carcere o non le sarebbe più stato consentito di mettere piede nella sua terra d'origine.

"I miei figli avevano 14 anni e 9 anni quando ho fatto i bagagli. Quando sono venuti a salutarmi ho provato a memorizzare la loro espressione. Sono atterrata a Roma e una volante della polizia mi ha portata in una piccola prigione a Caserta, dove i detenuti erano curati dalle suore. Io ero il prigioniero numero 24. Nonostante la presenza di mia sorella Maria – che trascorreva ogni notte sotto la mia finestra per tenermi compagnia – ho sofferto tantissimo per l'isolamento. Niente è più umiliante che la negazione della libertà. In prigione, ho provato a farmi forza leggendo, cucinando e scrivendo un diario. Ho ancora quel quaderno rosso. Contiene tanta rabbia, un'emozione insolita per me. Rileggendolo 30 anni dopo, sento un brivido di paura e un senso di vulnerabilità che niente potrà cancellare."

Ecco, dunque, alcuni stralci delle pagine scritte in cella:

"Domenica – Undici giorni sono passati. Sono triste, malinconica, completamente tagliata fuori dal mondo. Sembra difficile da credere che tutto questo sia davvero accaduto. È grottesco… l'assenza di libertà è un inferno. Tutto ciò a cui riesci a pensare, sono le cose che farai quando uscirai da qui. Si diventa più egoisti. Quelli che potevano aiutarmi, mi hanno fatto grandi promesse che però poi non hanno mantenuto – come in tante altre cose che accadono in Italia. È quasi normale essere una persona innocente in prigione. Senza libertà, mi sento inutile. Mi sento un pezzo di legno trasportato a riva, il mio unico scopo è essere gettata via…Tutti mi osservano attentamente, non vedono l'ora di condannarmi anche per il più piccolo gesto. Martedì – Serata tragica. Un'altra detenuta si è tagliata le vene ed è stata portata in ospedale. Tanti pensieri affollano la mia mente. Mercoledì – Penso, leggo, scrivo, osservo. Mi consolo pensando che questa esperienza potrebbe essere utile…Mi sento molto triste. Ho bisogno di tutte le mie risorse per evitare di cadere nella disperazione. Giovedì – Non ho dormito nemmeno un po'. L'altra notte ho detto a me stessa: "Sto chiudendo le finestre per l'ultima volta, sto sentendo la chiave nella serratura e il suo suono metallico per l'ultima volta, sto dormendo in questo letto per l'ultima volta."  E oggi ho ricominciato dal principio: sto dormendo in questo letto per l'ultima volta… Mi sto guardando attorno con attenzione così non dimenticherò nulla di tutto ciò. L'armadio arancione, i due letti con le lenzuola militari, un piccolissimo lavandino…Se alzo la testa, riesco a vedere un piccolo lembo di cielo che è sempre blu. Venerdì – Penso che essere rinchiusa qui, sia la peggiore forma di punizione che un essere umano possa essere costretto a sopportare. Sabato – Un ultimo sguardo alla mia cella, che è stato il mio tormento per 17 giorni. Un ultimo saluto alle suore…mi giro velocemente e vado via, lasciandomi alle spalle un mondo pieno di dolore e miseria umana. Il 5 giugno alle 06:20 del mattino, ho lasciato la prigione per scontare il resto della pena ai domiciliari, nella casa di mia madre a Roma. Ero dimagrita, disillusa – e più saggia."

 

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