Guai finanziari in famiglia per Tinto Brass, che in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera si paragona all'antico drammaturgo greco Sofocle. Non per il genere trattato nel proprio lavoro (visto che il regista veneziano alle tragedie ha sempre preferito il cinema erotico), ma per l'episodio che vide protagonista l'autore dell'Edipo Re, portato in tribunale dal figlio Iofonte che lo accusò di incapacità mentale a causa dell’età avanzata. Ed è quanto successo allo stesso Brass:

A volte accade che a un certo punto della vita siano i figli a portarti in tribunale, accusandoti di dilapidare il patrimonio. Io mi sento come Sofocle.

 Bonifacio e Beatrice Brass a tutela del padre

La storia, in effetti, è vecchia come il mondo. C'è dunque una causa legale in corso tra il cineasta 85enne e i figli Bonifacio e Beatrice Brass (nati alla prima moglie Carla Cipriani, morta nel 2006), che lo scorso 13 settembre hanno depositato un’istanza presso il giudice di Roma per chiedere la nomina di un amministratore di sostegno per la gestione del patrimonio del padre. Per provare il rischio di dispersione dei beni di famiglia, hanno fatto riferimento all’ischemia che colpì Brass nel 2010, che gli provocò una parziale perdita di memoria, sostenendo inoltre come il padre avrebbe fatto sparire alcuni quadri per venderli. Di seguito il comunicato integrale diffuso dai legali di Bonifacio e Beatrice Grass:

In relazione alla notizia diffusa dai media riguardo alla nomina di un amministratore a favore del Maestro Tinto Brass, precisiamo quanto segue. Non corrisponde alla realtà la circostanza che il provvedimento sia stato emesso nell’ambito di una lite promossa dai figli nei confronti del padre ed avente ad oggetto il patrimonio di quest’ultimo. Il ricorso è stato promosso dal signor Bonifacio Brass col solo scopo di tutelare i diritti del padre. Del resto, la nomina di un amministratore di sostegno avviene nel corso di un procedimento di cosiddetta volontaria giurisdizione e quindi per definizione “non contenzioso” che esclude pretese patrimoniali e perciò non è lite: parlare di “parti in causa” è errato. L’istituto dell’amministrazione di sostegno è volto invece a garantire un ausilio nella gestione di determinati aspetti della vita quotidiana, che per l’inevitabile avanzare dell’età divengono spesso gravosi. A dimostrazione del fatto che unica ragione dell’iniziativa è la tutela del padre, si precisa che proprio dal figlio Bonifacio Brass proviene il suggerimento di nominare quale amministratrice di sostegno la moglie del Maestro in quanto residente nella medesima città a prescindere da ogni questione relativa alla convivenza. 2 Il Tribunale di Roma, evidentemente condividendo le prudenziali argomentazioni del figlio, ha ritenuto sussistenti i presupposti di legge per l’apertura dell’amministrazione così garantendo assai più efficacemente i diritti del celebre regista. Trattasi dunque di provvedimento non penalizzante, di natura ordinaria e di usuale adozione ad ogni latitudine. Illazioni ed affermazioni su tale vicenda, squisitamente privata, che in violazione dei limiti della verità oggettiva e della continenza recassero pregiudizio alla reputazione ed all’immagine di Bonifacio e Beatrice Brass, non potranno che dare àdito alle opportune e dovute azioni sia in sede penale che civile.

La moglie Caterina Varzi nominata amministratrice, ma lei protesta

Il giudice ha dato ragione a Bonifacio e Beatrice, tanto da nominare lo scorso 14 marzo come amministratore patrimoniale la seconda moglie Caterina Varzi, più giovane di lui di 28 anni, che Brass ha sposato il 3 agosto 2017. I rapporti con i figli non sono ottimali, ma sono stati proprio loro a proporne il nome. La Varzi ha accettato ma ha sollevato proteste:

Tinto ha 85 anni ma è una persona capace e autonoma, oltre che uno spirito libero e anarchico. Non ha senso un amministratore se c’è già una moglie che può aiutarlo. Ho comunque accettato a muso duro, per evitare intromissioni di estranei nella nostra vicenda umana.

Tinto Brass si appella contro la decisione del giudice

Brass, da parte sua, ha deciso di rivolgersi all’avvocato Rita Rossi per impugnare la decisione del giudice e presentare reclamo alla Corte d’Appello. Insomma, la "guerra" in casa Brass è appena iniziata.