21 Giugno 2016
21:20

Un anno fa moriva Laura Antonelli, ecco cosa resterà della diva fragile

L’icona sexy e ammaliatrice degli anni ’70 e ’80 si spegneva, il 22 giugno 2015, deturpata nel volto e nell’anima, dimenticata da tutto e tutti. Laura Antonelli è passata dall’essere la diva sensuale desiderata da tutti a dipendente da cocaina e mostro deturpato dalla chirurgia estetica. Ad un anno dalla sua morte, sembra non rimanere nulla. Eppure, non è assolutamente così.
A cura di Ciro Brandi

Diva sexy, icona dell’eros degli anni ’70 e ’80, attrice talentuosa e dalla bellezza “normale” ma assolutamente unica e magnetica. Laura Antonelli si spegneva il 22 giugno del 2015 a causa di un infarto, a Ladispoli, in povertà, deturpata nel volto e nell’anima, abbandonata da tutto e tutti, tranne qualche amico come Lino Banfi e Claudia Koll. Nella sua trentennale carriera ha girato 44 film, ma molti la identificano solo con il ruolo nel film “Malizia”, di Salvatore Samperi. Il destino, però, aveva in serbo per lei tutt’altro che lustrini, flash, red carpet e quant’altro. Quell’immagine da sogno, ben presto, è stata soppiantata dalla dipendente da cocaina e, quella che una volta era una dea, diventa quasi un mostro deturpato da un intervento chirurgico andato male. Ad un anno dalla sua morte, e dopo tutto quello che la Antonelli ha regalato ai suoi ammiratori, apparentemente sembra non rimanere nulla. In realtà, non è così e di seguito trovate tutto quello che la renderà immortale, nel bene e nel male.

L’indimenticabile “Malizia”

L’immagine di Laura Antonelli è, e sarà, indissolubilmente legata al film “Malizia”. La pellicola di Salvatore Samperi, del 1973, la fa diventare una vera e propria diva, un sex symbol che entra nell’immaginario collettivo di tutti gli italiani. Nel film, girato e ambientato ad Acireale negli anni ’50, la Antonelli è Angela La Barbera, una procace domestica al servizio del commerciante di tessuti Ignazio La Brocca (Turi Ferro), vedovo e con 3 figli. La bella Angela sarà l’oggetto del desiderio del capofamiglia e del suo secondogenito Nino (Alessandro Momo). Le scene in cui l’attrice si spoglia o cammina nuda nell’appartamento, oppure in reggicalze su una scala, sono diventate cult e fonte d’ispirazione per attrici e registi degli anni a venire. Il film ottenne un successo clamoroso, incassando circa 5 miliardi di vecchie lire. Purtroppo, o per fortuna, la Antonelli fu etichettata come icona erotica assoluta del cinema italiano, riuscendo a portare a casa anche il Nastro d’Argento come Migliore attrice protagonista e  e il Globo d'oro alla miglior attrice rivelazione, premio della stampa estera.

La tormentata storia d’amore con Jean-Paul Belmondo

L’attrice sarà ricordata anche per la meravigliosa e tormentata storia d’amore con Jean-Paul Belmondo. Bellissimi e famosissimi, i due si conobbero sul set della pruriginosa commedia “Trappola per un lupo”(1972), diretta da Claude Chabrol. Sul set i due sono amanti e finiscono per amarsi alla follia anche nella vita reale, finendo sui maggiori rotocalchi mondiali, anche perchè il latin lover Belmondo era ancora legato sentimentalmente ad Ursula Andress. La loro storia andrà avanti, tra liti e riappacificazioni, dal 1972 al 1980, ma la Antonelli dichiarerà sempre che Belmondo è l’uomo che ha amato di più in assoluto in tutta l sua vita.

I film con i grandi autori

La Antonelli ha girato 44 film, tra il 1964 al 1991 e, oltre a “Malizia”, la diva ci ha lasciato altri film d’autore che vale la pena recuperare per riviverne le atmosfere e riapprezzarne l’immenso charme e talento. Indimenticabili sono “Il merlo maschio (1971), di Pasquale Festa Campanile, con Lando Buzzanca; lo stesso “Trappola per un lupo”(1972), di Claude Chabrol; “Sessomatto”(1973), di Dino Risi; “Peccato veniale”(1974) per la regia di Salvatore Samperi; “Mio Dio come sono caduta in basso!”(1974), di Luigi Comencini; “L’Innocente”(1976) di Luchino Visconti;  e “Passione d’amore” di Ettore Scola.  Naturalmente, è impossibile non menzionare anche le commedie cult “Viuuulentemente Mia”(1982) diretta da Carlo Vanzina e “Grandi Magazzini”(1986) di Castellano e Pipolo.

La storica scena di nudo in “Divina Creatura”

Nel 1975, Giuseppe Patroni Griffi vuole la Antonelli come protagonista del drammatico “Divina Creatura”, tratto dal romanzo “La divina fanciulla” (1920) di Luciano Zuccoli. La pellicola racconta la storia del Duca Daniele di Bagnasco (Terence Stamp), aristocratico che, nella Roma degli anni ’20 s’invaghisce della bella borghese Manuela Roderighi. L’uomo , però, non sa che la donna frequenta abitualmente un bordello, dove è stata introdotta dal suo stesso cugino, il marchese Michele Barra (Marcello Mastroianni). Nel film, la Antonelli si esibisce in una delle scene di nudo più sensuali e lunghe della storia del nostro cinema, della durata di ben 7 minuti, mandando in visibilio i suoi fan.

Il triste destino tra cocaina e danni della chirurgia estetica

Purtroppo, l’attrice sarà ricordata anche per la sua triste discesa nel baratro della dipendenza da cocaina e dai danni provocati da un intervento di chirurgia estetica. L’incubo inizia il 27 aprile 1991, quando i Carabinieri la arrestano per detenzione di 36 grammi di stupefacenti. La Antonelli fu condannata a 3 anni e 6 mesi per spaccio, ma venne assolta nel 2000 e riconosciuta “solo” consumatrice abituale di cocaina, e non spacciatrice. Proprio nel 1991, per risalire la china, l’attrice girò “Malizia 2000”, sempre diretta da Samperi, ma fu un flop colossale. Nello stesso periodo, la Antonelli decide di “rinfrescare” il suo volto con delle iniezioni di collagene che ne deturparono, per sempre, la bellezza. Tra vari processi e richieste di risarcimento, la sua stella si era ormai spenta e, purtroppo, della sexy diva in reggicalze e dal corpo formoso, sensuale e rassicurante allo stesso tempo, non rimaneva più nulla, e scelse l’esilio. Quello che ha fatto in vita, però, non potrà essere mai dimenticato e, la sua stella brillerà ancora proprio grazie al cinema, custode della sua immagine da icona ammaliatrice per sempre.

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