Esce in Europa il 23 marzo in ebook e il 9 aprile nelle librerie, "A proposito di niente", il libro di Woody Allen che raccoglie le memorie di 83 anni di vita del prolifico regista statunitense. Un libro discusso e osteggiato in America, al punto da non essere più pubblicato dalla casa editrice Hachette, che lo ha ritirato dalle stampe la scorsa settimana in seguito alle pressioni del figlio naturale di Woody Allen, Ronan Farrow, e dell'opinione pubblica, che da tempo in America ha radicalmente cambiato il proprio punto di vista sul regista. Il motivo sono le accuse di abusi sessuali nei confronti della figlia adottiva Dylan, lanciate al suo indirizzo dalla madre Mia Farrow e sposate da una parte consistente dell'industria di Hollywood, che negli ultimi anni ha sostanzialmente voltato le spalle ad Allen.

Un aspetto sul quale il regista è sempre tornato malvolentieri, non volendo accreditare accuse che ha sempre giudicato come prive di fondamento. Ma sul quale torna proprio a metà del suo libro, parlando di quel famoso pomeriggio del 4 agosto 1992, quello in cui, secondo la psicologa di Dylan Farrow, all'epoca dei fatti aveva solo 7 anni, la bambina sarebbe stata vittima di abusi da parte di Allen. "Purtroppo devo tornare al noioso argomento delle false accuse – scrive Allen nel suo memoir – Non è colpa mia, gente. Chi poteva immaginare che quella donna fosse così vendicativa?".

Il regista parla chiaramente di "false accuse, un’orrenda campagna stampa contro di me, enormi spese legali". Allen definisce più volte "ritardata" Dylan e racconta la sua versione dei fatto su come siano andate le cose quel pomeriggio di quasi 30 anni fa:

Eravamo tutti nel seminterrato a guardare la televisione, bambini e baby-sitter comprese. Siccome non c’era posto per sedermi, mi piazzai sul pavimento e per un attimo posso avere appoggiato la testa in grembo a Dylan, che era sul divano. Di certo non feci nulla di inopportuno. Era metà pomeriggio, ero in una stanza piena di persone, stavo vedendo la TV. Mia aveva detto a Alison, la nervosa baby-sitter della figlia di una sua amica, di fare particolare attenzione; e Alison disse alla sua datrice di lavoro, Casey, che a un certo punto avevo appoggiato la testa in grembo a Dylan. Anche se l’avevo fatto davvero, era una cosa del tutto innocua e non morbosa. Nessuno disse che avevo molestato Dylan ma, quando Casey telefonò a Mia il giorno dopo, riferendole quello che le aveva detto la sua baby-sitter, Mia si precipitò da Dylan. Secondo Monica, un’altra tata, avrebbe detto: “L’ho incastrato.” La testa in grembo con il tempo si sarebbe trasformata nelle molestie in soffitta.