In questi giorni Woody Allen è grande protagonista sulla stampa del Regno Unito, dal momento che dal 5 giugno sbarca sulle piattaforme digitali inglesi il suo ultimo film "Un giorno di pioggia a New York": un'uscita che arriva con grande ritardo rispetto all'Italia e alle altre nazioni, mentre negli Usa il film resta tuttora senza distribuzione a causa dell'ostracismo contro Allen, per le accuse di molestie da parte della figlia adottiva Dylan. Intervistato dal Financial Times, il prolifico regista americano ha rilasciato dichiarazioni piuttosto clamorose, che parlano di un possibile ritiro dal mondo del cinema.

Gli effetti del coronavirus sul cinema

Lo scandalo molestie (un caso peraltro archiviato con proscioglimento negli anni 90 ma tornato in auge ai tempi del MeToo) non c'entra però con l'intenzione di Allen di smettere di fare cinema, per quanto la scissione del contratto con Amazon e le difficoltà nel trovare attori per i suoi film non stia certo aiutando il suo lavoro. Il vero colpo di grazia per lui è dato dalla pandemia da coronavirus, che potrebbe sferrare un colpo durissimo al cinema.

 Potrebbe avere un effetto negativo su di me. Le sale cinematografiche sono tutte chiuse qui ora e molte potrebbero non riaprire. La gente pensa: "Non è così male stare a casa, possiamo cenare e poi guardare un film in tv in alta definizione e audio surround. Visto che non voglio fare film per la televisione, può darsi che smetta di farli del tutto.

Rifkin’s Festival sarà l'ultimo film di Woody Allen?

Di certo, "Un giorno di pioggia a New York" non sarà l'ultimo film di Allen, che ha già girato "Rifkin’s Festival" con Gina Gershon, Christoph Waltz e Louis Garrel. Doveva debuttare al Festival di Cannes, che però è stato cancellato. Allen ha inoltre scritto la sceneggiatura di un'altra pellicola le cui riprese erano previste a Parigi quest'estate. In attesa di capire quando potrà partire la produzione, il regista appare molto pessimista.

Il virus ha messo fine a tutto ciò. Ho 84 anni e presto morirò. Anche se avessi scritto la migliore sceneggiatura al mondo, non si può girarla e non c'è un posto dove farla vedere, per me non esiste alcun incentivo per continuare. Sono abituato a finire una sceneggiatura, strapparla dalla macchina da scrivere, passare dal mio produttore che la sistema, troviamo il cast e giriamo. Lo faccio da anni e anni allo stesso modo, è un processo molto semplice. Ma ora non funziona. Che ci posso fare?

Woody Allen in lutto per Eddie Davis, morto di coronavirus

In questi mesi Woody Allen ha dovuto anche fronteggiare un triste lutto: Eddie Davis, il frontman della jazz band in cui suona da anni, è morto di coronavirus. "Non sappiamo quale sarà il futuro della band. Ho suonato con Eddie un lunedì sera come al solito, e due settimane dopo se n'era andato. Chissà se torneremo a suonare", ha commentato tristemente il regista, che non sembra interessato a fare un film su questo terribile periodo che ha cambiato il mondo. Anche in questo frangente, però, non ha perso il senso dell'umorismo:

Non riuscirei a scrivere di questa cosa, va bene per uno sdhow televisivo che può fare satira o dramma. Usciranno commedie sulla pandemia,alcune saranno odiose e rozze, ma altre saranno perspicaci, vere e divertenti. Ma io non ne farò. Questa cosa per me è stata troppo orribile. Non ho fatto altro che nascondermi sotto il letto. Sono inutile, sto sprecando le mie giornate aspettando che finisca. Il meglio che posso fare è sedermi nella mia stanza e lavorare su un vaccino, ma sperate troppo che ne trovi uno.