Il sottoscritto da tanti anni ha un rimpianto: vedere come Jim Carrey abbia dedicato quasi tutta la sua carriera ai ruoli comici. Per carità, la colpa può essere stata in parte sua, in parte dei registi e produttori che lo hanno accompagnato, in parte dell'Academy che gli ha in un paio di occasioni negato un Oscar strameritato; fatto sta che ha preferito gli incassi facili derivati da film leggeri, invece di rischiare qualcosa in più. O, forse, appunto, sono altri a non aver creduto abbastanza in lui. In ogni caso, il sublime protagonista di The Truman Show ha dimostrato, quando ha potuto/voluto, di avere grandissime doti anche come attore “serio”, impegnato, drammatico, doti che purtroppo sono state poi accantonate per tornare alle consuete commedie. Peccato davvero.

Una delle più grandi interpretazioni di Carrey, oltre al sopracitato film di Peter Weir e all'interessante The Majestic di Darabont, sta sicuramente in Man on the Moon, diretto da Milos Forman nel 1999. Nel mettere in scena la storia biografica di Andy Kaufman, folle e geniale show man degli anni '70 e '80, capace di provocare il pubblico fino all'estremo, imitare Elvis, cantare e ballare, prendere in giro tutto e tutti, ma anche leggere Il Grande Gatsby di Fitzgerald sfidando ogni regola dello spettacolo, Carrey (da poco uscito al cinema in Colpo di Fulmine) compie una strepitosa metamorfosi, lasciando trionfare ancora una volta le sue doti di istrione e intrattenitore, ma anche dimostrando assoluto carisma nelle scene più malinconiche.

Così, grazie anche all'abilissima direzione di Forman (autore recentemente del sottovalutato L'ultimo inquisitore, con Javier Bardem e Natalie Portman), e all'efficacia degli attori di contorno (Danny De Vito, Paul Giamatti), Man on the Moon diviene opera unica e preziosa, capace di far ridere, stupire, ipnotizzare e al contempo commuovere (quanti brividi nella sequenza del funerale di Kaufman, sulle note di “noi non siamo soli mai”), il tutto guidato dall'enorme efficacia stilistica ed empatica di Jim Carrey; un grande personaggio che avrebbe meritato (o forse avrebbe dovuto scegliere) una carriera diversa.

Alessio Gradogna