Avere un ostacolo da superare rende certamente una sfida più esaltante, in qualche modo più semplice, perché dover battere un primato di qualcun altro riduce l'aspettativa. Ma Checco Zalone, a dispetto di quanto si dica da qualche giorno a questa parte, di record da batter non ne ha più, se non i suoi, è bene che anche lui inizi a farsene una ragione. Dopo aver superato con "Quo Vado?" gli incassi già astronomici di "Sole a Catinelle" ed essere diventato il film italiano col più alto incasso di sempre al cinema, il comico pugliese avrebbe un ultimo primato da abbattere per attestarsi come il film col maggiore incasso in assoluto della storia italiana: Avatar, kolossal del 2009 di James Cameron che rilanciò definitivamente il 3D. "Avrebbe", il condizionale è d'obbligo.

I dati degli incassi dei due film, se messi a paragone, offrono chiavi di lettura differenti. Si possono osservare da un punto di vista meramente algebrico e allora, con i suoi 55 milioni circa, concludere che "Quo Vado?" resti distante dai quasi 66 totali di "Avatar". Dall'altra parte la valutazione assume una sfumatura di colore ben diversa se si prende in considerazione proprio il peso che il 3D può avere sul prezzo del biglietto. Chi va al cinema lo sa, il 3D costa di più, sia per chi un film in 3D lo realizza, sia per chi va a vederlo. Va da sé che l'ammontare di un biglietto singolo sia certamente superiore a quello di una proiezione "tradizionale". A fronte di questa demarcazione sarebbe giusto considerare come criterio più concreto per valutare la popolarità di un film non l'incasso totale, bensì il numero di spettatori totali.

Proprio qui salta all'occhio perché Zalone abbia già superato ampiamente "Avatar", che vanta un incasso maggiore grazie a quel fattore 3D di cui sopra. L'incasso totale del film di Cameron, stando alle informazioni fornite da Cinetel, raggiunse la vetta altissima del 65.500.000, con un totale di spettatori paganti di 7.494.000. Buona parte di questi videro il film in 3D, sulla scia dell'entusiasmo di un regista che affermava di aver realizzato la pellicola appositamente perché venisse fruita in quella versione: 5.8 milioni di spettatori acquistarono i proverbiali occhialini, contribuendo agli incassi totali per 54.600.00, con un costo medio del biglietto di 9,41 euro. La restante parte della cifra, 11 milioni di euro e 1.6 milioni di spettatori, fa riferimento alla visione in 2D, costo medio del biglietto 6,85 euro. Dati Cinetel alla mano, ad oggi "Quo Vado?" ha incassato 54.924.777 di euro, frutto di 7.802.189 di biglietti staccati, circa 300 mila biglietti in più di "Avatar".

Infografica incassi Zalone/Avatarin foto: Infografica incassi Zalone/Avatar

Anche "Sole a Catinelle" aveva superato"Avatar"

Va certamente sottolineato un aspetto fondamentale relativo al costo dei biglietti per il film di Checco Zalone, vale a dire che molti esercenti abbiano approfittato del grande successo di "Quo Vado?" per rincarare il prezzo dei biglietti d'ingresso in sala (circa 50 centesimi in più a biglietto, in media). L'analisi recente di Gabriele Niola lo dimostra in maniera piuttosto limpida, facendo intuire come sia molto difficile isolare un costo medio per biglietto che rappresenti un dato omogeneo. Ma il numero di spettatori dimostra come siano già molti di più gli italiani che hanno scelto Zalone, rispetto a quanti avessero scelto "Avatar" qualche anno fa. Il paradosso è che, in questo senso, già "Sole a Catinelle" (secondo film più visto in Europa nel 2013) era riuscito a infrangere il record del tetto di spettatori del film di Cameron. Insomma, alla storia secondo cui "Quo Vado?" insegua il record di James Cameron, l'ultimo primato ancora da battere, non ci credete, Zalone non ha più avversari da sconfiggere, se non lo spettro di se stesso.

Il fattore streaming.

Questo incrocio di dati trova la sua ragion d'essere nel periodo storico. "Quo Vado?" non è, infatti, il film col maggior numero di spettatori in sala della storia d'Italia, così come non loè stato "Avatar" e nemmeno "Sole a Catinelle". Ci sono pellicole che, negli scorsi decenni, sono riuscite ad andare ben oltre le vette raggiunti dai tre film citati. Tuttavia c'è una considerazione, che andrebbe certamente sottoposta ad un'analisi più approfondita che permette di valutare questi tre titoli in uno specchio temporale a parte e il motivo sta in due parole come "streaming" e "pirata", che messe insieme rendono bene l'idea. "Titanic" è stato visto da più di 13 milioni di italiani, ma è del 1997, così come "La Vita è bella", con più di 10 milioni di paganti. "Lo chiamavano Trinità", del 1970 riuscì addirittura a portare nelle sale quasi 15 milioni di persone. Ma erano tempi diversi, in cui il solo modo per vedere un film prima che arrivasse in tv era andare al cinema e la possibilità di vedere in streaming i film non esisteva. Questo giustifica di per sé il confronto tra "Avatar" e "Quo Vado?" e il fatto che le considerazioni sul numero di spettatori paganti dovrebbero contemplare un prima e dopo internet.