Le è bastato solo un ruolo per entrare di diritto nella storia del cinema, e cioè quello di Rossella O’Hara in “Via col vento”, del 1939, diretto da Victor Fleming. L’indimenticabile Vivien Leigh si spegneva 50 anni fa, il 7 luglio 1967, a causa delle complicanze della tubercolosi, e la sua stessa storia sembra essere quella di un film, fatto di momenti altissimi – come la vittoria di due Oscar – e tragici, legati alla sua malattia e a lunghi periodi di depressione. Oltre al cult già citato, la Leigh ha girato poco più di 20 film, dedicandosi però attivamente anche al teatro, con il suo grande amore, l’attore e regista Laurence Olivier.

 Le prime esperienze e l’incontro con Laurence Olivier.

Il vero nome della star è Vivian Mary Hartley ed è nata a Darjeeling, in India. A causa del lavoro di suo padre, un ufficiale della cavalleria britannica, si trasferirà in vari posti, fino ad approdare a Londra, all’età di 6 anni. Qui, studia al convento del Sacro Cuore di Roehampton, assieme alla sua amica Maureen O’Sullivan, anche lei futura attrice. Proprio grazie a ques’ultima, la diva decide che la sua strada è la recitazione e trova un fondamentale appoggio nei suoi genitori, che la iscrivono alla Royal Academy of Dramatic Art di Londra. Nel 1932, l’attrice sposa l’avvocato Herbert Leigh, dal quale avrà la figlia Suzanne e, due anni dopo, fa la comparsa nel film “Things Are Looking Up”. Il primo successo, invece, arriva a teatro con l’opera “The Mask of Virtue”, del 1935 e, grazie alla sua interpretazione, fu contattata da Laurence Olivier. L’amicizia tra i due diventò, in breve, un grande amore (sebbene fossero entrambi sposati) e iniziarono a lavorare insieme nel film “Elisabetta d’Inghilterra”(1937) e a teatro con “Ofelia”.

 L’Oscar per “Via col vento”.

Nel 1938, la Leigh lavora con l’amica Maureen O’Sullivan nel film “Un americano a Oxford”, che la fece notare in USA, ma iniziarono a girare voci su suoi presunti comportamenti isterici e da primadonna che non furono ben accolti sul set. Nel 1938, la Leigh venne a sapere che stavano cercando la protagonista del film “Via col vento”, mentre Olivier si recò negli USA per girare “Cime tempestose”. A quel punto, la Leigh fu presentata al fratello del produttore Myron Selznick, agente di Olivier, che a sua volta le fece sostenere un provino per il ruolo di Rossella O’Hara. Il produttore ne rimase estasiato, ma il personaggio che stava cercando era un’americana del sud e l’accento della Leigh non era adatto. Tuttavia, dopo ver provinato altre attrici, la scelta ricadde su di lei e ciò la spinse a studiare notte e giorno per riuscire a modificare l’accento. Le riprese durarono tantissimi e il regista Victor Fleming era noto per essere una persona molto esigente. La situazione non era agevolata dal carattere dell’attrice, che non perse occasione per far disperare i suoi colleghi col suo atteggiamento, litigando anche ferocemente col protagonista maschile, Clark Gable. Tuttavia, il successo del film la rese famosa in tutto il mondo, regalandole il primo Oscar come Migliore attrice protagonista (il film portò a casa 8 statuette più due Premi speciali).

“Un tram che si chiama desiderio” e la malattia.

La Leigh e Olivier si sposarono nel 1940, anno in cui l’attrice gira “Fatalità”, di Basil Dean e “Il ponte di Waterloo”, diretto da Mervyn LeRoy. Nel 1941, invece, gira col marito “Lady Hamilton”, direttto da Alexander Korda e, nel 1943, dopo un viaggio di lavoro in Nord Africa, all’attrice viene diagnosticata una tubercolosi al polmone che la terrà lontana dalle scene per mesi. Una volta guarita, l’attrice cadrà in preda alla depressione, manifestando sintomi da disturbo bipolare. Tornata sulle scene nel 1945 con il film “Cesare e Cleopatra”, la sua stella sembra totalmente appannata e anche il film successivo, “Anna Karenina”(1948), fa flop. Dopo un tour teatrale in Australia col marito, alla fine degli anni ’40, la Leigh ottiene il ruolo di Blanche DuBois nella versione teatrale di “Un tram che si chiama desiderio”, di Tennessee Williams, che riscosse un successo enorme con più di 300 repliche tutte sold out. Nel 1951, lo spettacolo approdò al cinema, con la regia di Elia Kazan e la Leigh fu affiancata da Marlon Brando, nel ruolo di Stanley Kowalski. La parte di Blanche DuBois le fece vincere il secondo Oscar come Migliore attrice protagonista ma la fece diventare quasi folle perchè diventò tutt’uno col personaggio, anche fuori dalle scene.

Gli ultimi film, la depressione e la morte per tubercolosi.

Nel 1951, mentre era sul set del film “La pista degli elefanti”, la diva ebbe un forte esaurimento nervoso che portò la produzione a sostituirla con Elizabeth Taylor. La Leigh tornò in Inghilterra, iniziando una lunga tourneé teatrale col marito, ma i suoi comportamenti isterici misero in crisi il rapporto con i colleghi e anche con Olivier. I due si separarono nel 1960 e l’attrice intrecciò una relazione con il collega Johmn Merivale. Malgrado la depressione e il bipolarismo, nel 1961 torna sul set nel film “La primavera romana della signora Stone”, di José Quintero e nel 1965 è accanto a Simone Signoret e José Ferrer ne “La nave dei folli”, di Stanley Kramer, suo ultimo film. La Leigh, infatti, mentre provava lo spettacolo “A Delicate Balance”, fu colpita da un attacco di tubercolosi, morendo alcune settimane dopo, nella sua casa di Eaton Square, dove fu ritrovata dal compagno John Merivale. Le sue ceneri furono sparse nel lago di Tickerage Mill, nel Sussex.