Esattamente 20 anni fa, il 16 dicembre 1998, Vincenzo Salemme portava nelle sale la sua commedia d’esordio e quella di maggior successo in assoluto, “L’amico del cuore”. Trasposizione per il grande schermo di un suo testo teatrale, la pellicola racconta la storia di Roberto Cordova (Salemme), un uomo che deve subire una delicata operazione al cuore e quindi decide di togliersi tutti gli sfizi che gli vengono in mente. Tra questi, c’è anche quello di fare l’amore con Frida (Eva Herzigova), la moglie del suo migliore amico Michele (Carlo Buccirosso). Dopo un’iniziale (e comprensibile) esitazione, Michele cede alla richiesta del suo amico. In seguito, Roberto parte per gli USA e torna dopo 7 mesi, in piena salute, e trova Frida incinta, anche se Michele è sempre stato sterile. Padre Leonardo (Maurizio Casagrande) è molto contento ma, inizialmente, è all’oscuro di tutto. I tre iniziano a litigare, mentre sono alla festa di Geremia (Nando Paone), ma a fare chiarezza su tutto arriverà la ginecologa di Frida.

Squadra che vince non si cambia

Salemme, al suo esordio, fece subito il botto potendo contare su un suo atto unico scritto nel 1991 e intitolato “Ultimo desiderio”, che ricorda quelli del suo maestro Eduardo De Filippo in versione 2.0. Il gruppo affiatato che nel 1998 lo accompagnava in questa nuova avventura cinematografica è composto dai suoi grandi amici con cui aveva già riscosso grande successo a teatro con “…e fuori nevica” e “Premiata Pasticceria Bellavista”, cioè Carlo Buccirosso, Maurizio Casagrande e Nando Paone, con l’aggiunta di  un altro fuoriclasse come Biagio Izzo. Cordova, Michele, Padre Leonardo, Geremia il merlo e Gioacchino il tassista sono anelli della stessa catena e danno vita a dialoghi sferzanti, battute al fulmicotone, scene surreali con tempi comici impeccabili che vanno avanti per tutti i 100 minuti di durata della pellicola, senza mai perdere un colpo. Il collante è l’eterea Frida/Eva Herzigova, all’epoca all’apice del successo in Italia dopo aver presentato il Festival di Sanremo con Raimondo Vianello. Non mancano i piccoli momenti malinconici e di riflessione, ma sono trattati sempre senza patetismi o retoriche poco credibili.

Una commedia eternamente unica

Il risultato?  Incassi stellari (riportati in euro sono 3.7 milioni) l’inizio di un fortunato filone di commedie dell’assurdo, ricche di equivoci, “muse” stupende e basate quasi sempre sul sentimento dell’amicizia e sulle sue mille sfaccettature, che continuerà (quasi) con lo stesso clamore con altri titoli come “Amore a prima vista”(1999) e “A ruota libera”(2000), per poi affievolirsi con l’inizio del nuovo millennio. “L’amico del cuore” è una di quelle commedie che, quando passano in tv, è impossibile non rivederle dall’inizio alla fine come fosse sempre la prima volta, ed è questo che rende i film di questo genere eternamente unici.