Il 23 giugno 1994, a Los Angeles si teneva la première di “Forrest Gump”, pietra miliare della filmografia di Robert Zemeckis. Ispirato all'omonimo romanzo di Winston Groom del 1986, la pellicola segue la vita di Forrest Gump (Tom Hanks), un uomo nato in USA negli anni '40, caratterizzato da un sviluppo cognitivo leggermente inferiore alla norma ma che, grazie a una serie di coincidenze, diventa testimone diretto di eventi cruciali della storia del suo Paese, a cui prende parte attivamente. Forrest inizia a raccontarli seduto su una panchina, coprendo circa 30 anni di storia americana, mescolandola alla politica, alla guerra e all’amore per la sua Jenny (Robin Wright).

Un fenomeno sociale e culturale

“Forrest Gump” non è un film cult ma un fenomeno sociale, culturale e di costume che, a 25 anni di distanza, non ha perso neanche un colpo. Il personaggio di Hanks è una vera e propria icona del cinema, nonché il ruolo più riuscito della carriera dell’attore, perché riesce a far schierare tutti dalla sua parte nel suo immenso e ricco viaggio nell’America dei sogni in cui questo giovane uomo, un po’ “tardo”, riesce ad incontrare e a parlare con Elvis Presley, John F. Kennedy, John Lennon, Richard Nixon, partecipando alla Guerra del Vietnam. Gump diventa anche un campione di football e di ping-pong, riesce ad arricchirsi con la pesca dei gamberi, ma senza quasi rendersene conto, correndo fino alla meta dei suoi obiettivi senza mai voltarsi indietro. Naturalmente, la sotto trama parallela dell’amore per la sua Jenny, l’unica a capirlo e a stargli vicino per tutto il tempo (forse perché anche lei un “outsider”) – tra alti e bassi – fornisce la parte più intima, poetica personale e malinconica che scalda il cuore e che offre un’oasi assolata, calda tenera (e, ahinoi, anche struggente) nella frenesia assoluta della vita di Forrest.

Un team tecnico di numeri uno

La favola di Forrest Gump mostra tutte le ricchezze, i limiti e le contraddizioni del suo enorme Paese, contando su uno staff tecnico da delirio, a cominciare dalla perfetta sceneggiatura di Eric Roth, piena di frasi che sono diventate ormai di uso comune; gli effetti speciali rivoluzionari per l’epoca, creati dalla Industrial Light & Magic, che sembrano portare veramente Forrest ad incontrare grandissime icone della politica e dello spettacolo e poi la fotografia di Don Burgess, le musiche di Alan Silvestri, le scenografie di Rick Carter, Nancy Haigh e i costumi di Joanna Johnston completano lo stupendo quadro di un gioiello immortale che resterà per sempre impresso nei nostri cuori.

6 Oscar e 678 milioni d'incasso

La pellicola mise d’accordo subito pubblico e critica specializzata, incassando quasi 678 milioni di dollari (partendo da un budget di 55) e portando a casa ben 6 Oscar (su 13 nomination): Miglior film, Migliore regia, Miglior attore protagonista (Tom Hanks), Migliore sceneggiatura non originale, Miglior montaggio e Migliori effetti speciali. Per anni si è parlato anche di un sequel che doveva essere basato sul romanzo “Gump & Co.”, scritto sempre da Winston Groom e che avrebbe visto Forrest vivere in prima persona gli eventi più importanti degli anni ’80 e ’90, ma non se n’è mai fatto nulla e tutto è naufragato definitivamente dopo gli attentati dell’11 settembre 2001.