Il 14 settembre 1994, in Francia usciva “Léon”, pietra miliare del cinema e capolavoro assoluto del regista Luc Besson. Protagonista è il grande Jean Reno nei panni, appunto, di Léon, un killer italoamericano che vive da solo a New York. L’unica compagnia è una pianta da vaso. Quando tutta la famiglia che vive accanto al suo appartamento viene sterminata da un gruppo guidato da un poliziotto corrotto, Léon si prenderà cura dell’unica sopravvissuta, la piccola Mathilda (Natalie Portman). L’uomo le insegnerà ad usare le armi mentre la ragazzina si occuperà della casa e gli insegnerà a leggere. Un giorno Mathilda deciderà si farsi giustizia da sola per vendicare i suoi familiari ma Léon si precipiterà dai sicari per salvarle la vita.

Léon, una storia criminale senza personaggi "buoni"

Besson aveva già dato prova di essere un grande regista con “Nikita”(1990), in cui aveva voluto Jean Reno nel ruolo sempre di un efferato assassino, ma con “Léon” è in stato di grazia e ci regala la perla più preziosa della sua filmografia. La pellicola è una storia criminale mista a una storia d’amore impossibile e che fece scandalo all’epoca, anche se è giocata tutta sul piano platonico e mai sessuale. I personaggi principali – Léon, Mathilda e il detective della DEA Norman Stansfield (un fenomenale Gary Oldman) – si muovono in un contesto cupo fatto di fragilità, delitti, odio, droga, corruzione tra i due pilastri principali rappresentati dalla vita e dalla morte e nessuno di loro può essere definito come il “buono” del film. Stansfield, che dovrebbe rappresentare la legge, in realtà è il peggiore mentre un briciolo di umanità e compassione è mostrata proprio dal “killer” Léon nei confronti di Mathilda. Besson portava, quindi, nelle sale questo microcosmo di contraddizioni pieno di adrenalina e commozione – che sono poi sono le vere due anime del film – che lascia senza fiato fino ad arrivare al finale disarmante, già incastonato nella storia del cinema.

Le nominaton ai César e gli incassi record in Francia

Besson scrisse la sceneggiatura del film di proprio pugno e se su Reno non aveva avuto alcun dubbio, inizialmente, per il ruolo di Mathilda voleva Liv Tyler, allora 17enne. L'attrice è stata scartata, in seguito, perché ritenuta troppo in là con gli anni per la protagonista che lui aveva in mente ma anche perché fu totalmente rapito dalla recitazione della giovanissima Portman. Per la straordinaria fotografia scelse Thierry Arbogast e per le musiche volle Eric Serra. La pellicola ottenne ben 7 candidature ai Premi César e solo in Francia riuscì a portare a casa più di 19 milioni di dollari d’incasso. Un record per un film francese che il sito IMdB, la Bibbia del cinema, ha collocato al 29esimo posta della sua Top 250.