Era esattamente il 23 marzo del 1990, quando in Canada, Stati Uniti e Messico arrivava nei cinema Pretty Woman, l’immortale commedia romantica diretta da Garry Marshall (1934-2016), alla sua settima prova da regista. Il protagonista maschile è Richard Gere nei panni di Edward Lewis, affascinante affarista senza scrupoli e di successo che si trova a Hollywood per concludere l’ennesimo dei suoi fruttuosi contratti. Mentre si trova sul famoso Hollywood Boulevard, a bordo della sua Lotus, s’imbatte in Vivian (Julia Roberts), una prostituta alla quale chiede indicazioni stradali. La ragazza si mostra disponibile ma solo in cambio di una piccola somma di denaro. Vedendolo in difficoltà anche con l’auto, Vivian si offre di accompagnarlo in hotel, dove trascorrono la notte insieme. Al risveglio, Edward le offre un’ingente somma di denaro per stare con lui tutta la settimana. Da quel momento, per Vivian sarà come vivere un sogno e, tra alti e bassi, tra i due sboccerà l’amore e sarà quello che la ragazza cercava da quando era bambina.

La commedia romantica perfetta che sfida le leggi del tempo

Prima di Pretty Woman, Garry Marshall aveva avuto molto successo come produttore di grandi serie tv come Happy Days (1974), Laverne & Shirley (1976) e Mork & Mindy (1978). L’esordio al cinema avvenne nel 1982 con la commedia L’ospedale più pazzo del mondo ma nessuno dei suoi lungometraggi avrà lo stesso seguito di quello interpretato da Julia Roberts e Richard Gere. Marshall seppe mettere assieme tutti gli elementi che rendono una commedia sentimentale uno di quei cult che non conoscono – e non conosceranno – il passare del tempo. La storia d’amore tra due persone di mondi totalmente opposti, lusso sfrenato, shopping illimitato, una colonna sonora da urlo, due protagonisti bellissimi e un continuo contrasto tra ragione e sentimento.

Vivian, la Cenerentola moderna che sa quello che vuole

Lo sceneggiatore J.F. Lawton, all’epoca, aveva 30 anni e prese tutti questi ingredienti per costruire uno script fatto di dialoghi semplici, battute sferzanti e veloci, usando un registro comico-sentimentale che riscriverà le regole della commedia romantica di quegli anni, portando in giro per il mondo la storia di queste Cenerentola moderna che sa quello che vuole e che è un’eterna sognatrice. Naturalmente, eccezionali sono anche la fotografia di Charles Minsky, i costumi iconici di Marilyn Vance e le musiche di James Newton Howard, autore del tema principale He Sleeps/Love Theme. Il pezzo più noto della colonna sonora – che ottenne un clamoroso successo in tutto il mondo – è Oh, Pretty Woman, del 1964, di Roy Orbison, che ha ispirato il titolo del film, ma ci sono altri pezzi straordinari come Wild Women Do, di Natalie Cole; It Must Have Been Love, dei Roxette; Fallen, di Lauren Wood e Show Me Your Soul, dei Red Hot Chili Peppers.

La scelta di Julia Roberts e Richard Gere, gli incassi e i premi

Che dire dei due protagonisti? Inizialmente, Marshall era terribilmente indeciso e, infatti, prima di Richard Gere aveva pensato a Christopher Reeve, Daniel Day-Lewis, Denzel Washington e Al Pacino e per il ruolo di Vivian aveva contattato star del calibro di Meg Ryan, Michelle Pfeiffer, Daryl Hannah e Valeria Golino. Quando tutti questi rifiutarono, allora scelse il sex-symbol Gere, già affermato grazie a titoli come American Gigolò (1980) e Ufficiale e gentiluomo (1982) e Julia Roberts, che aveva alle spalle solo Mystic Pizza (1988) e Fiori d’acciaio (1989). Beh, gli altri attori si saranno mangiati non solo le mani, dato che il film a Gere diede una spinta propulsiva che non si è mai esaurita mentre alla Roberts regalò un Golden Globe come Migliore attrice in un film commedia o musicale e una nomination agli Oscar come Migliore attrice protagonista. Pretty Woman fu un successo anche al box office. La pellicola, infatti, partendo da un budget di soli 14 milioni di dollari, incassò globalmente 463.4 milioni di dollari e, ancora oggi, tutte le volte che viene trasmessa in televisione, tiene incollati allo schermo milioni di spettatori.