Il 12 dicembre 1988 si teneva la prima del film cult “Rain Man – L’uomo della pioggia”, diretto da Barry Levinson con due grandissimi protagonisti: Dustin Hoffman e Tom Cruise. Il regista racconta la storia di Charlie Babbitt (Cruise), un commerciante di auto indebitato fino al collo che, alla morte del padre, scopre che l’unico erede dell’ingente patrimonio familiare è suo fratello Raymond (Hoffman), affetto da autismo e ospite di una clinica psichiatrica. Annebbiato dalla rabbia, Charlie decide di rapire Raymond per diventarne il tutore e quindi mettere le mani sui soldi. L’uomo lo porta con sé a Los Angeles e a Las Vegas e nel loro viaggio iniziano a conoscersi, affezionandosi reciprocamente e vivendo mille avventure che saranno utili ad entrambi.

Il tema dell'autismo

La pellicola è stata un enorme successo e ha portato ancora più gloria al regista Levinson, già noto al pubblico per il bellissimo “Good Morning, Vietnam”(1988), anche se inizialmente era stato ingaggiato Steven Spielberg, già impegnato con la preparazione di “Indiana Jones e l’ultima crociata”. Levinson è bravissimo nel portare sul grande schermo un tema molto difficile, e poco diffuso al cinema (almeno all’epoca), cioè quello dell’autismo. Il regista lo tratta col suo tocco leggero ma sapiente, da persona che si è informata, con un mix di commozione, comprensione ma anche ricco di scene divertenti e spensierate, smorzando la tensione nei momenti adatti, sapendo di poter contare su di un colosso come Dustin Hoffman come colonna portante di tutto il progetto e su una sceneggiatura grandiosa scritta da Ronald Bass e Barry Morrow. Il tutto, incorniciato dalle musiche del fenomenale Hans Zimmer.

Il viaggio come conoscenza e l'alchimia tra i due protagonisti

Naturalmente, il “viaggio” on the road dei due fratelli diventa anche, e soprattutto, un percorso di conoscenza che rende più “leggera” la tematica principale del film, distogliendo anche dall’iniziale sete di soldi di Charlie/Tom Cruise, che sorprende e riesce a liberarsi dall’etichetta di belloccio di “Top Gun” e “Cocktail” grazie ad un personaggio più complesso e intenso. A completare il quadro dei protagonisti principali c’è anche la nostra Valeria Golino, nei panni di Susanna, fidanzata di Charlie, e una sorta di àncora per lui, che prende subito le distanze dal rapimento di Raymond, per il quale nutre molto affetto. Quello che impressiona è l’alchimia tra Hoffman, incredibile nei panni di in un personaggio così difficile, speciale mentalmente, amante delle cose semplici ma affetto da una disabilità che gli rende difficile adattarsi al mondo esterno e Cruise, un avido che si apre alla comprensione e all’amore per suo fratello. Emozione allo stato puro. Per tutti questi motivi, “Rain Man – L’uomo della pioggia” è una di quelle pellicole che non ci stancheremo mai di rivedere neanche tra altri 30 anni.

Gli incassi e i 4 Oscar

Il film ebbe un grandioso successo anche al botteghino, dove riuscì ad incassare 350 milioni di dollari a fronte di un budget di soli 25 e, fortunatamente, anche l’Academy si accorse del valore della pellicola e, infatti, “Rain Man – L’uomo della pioggia” portò a casa 4 statuette: Miglior film, Miglior regia, Miglior attore protagonista (a Dustin Hoffman) e Migliore sceneggiatura originale.