35 anni fa, il 22 ottobre 1982, usciva degli USA “Rambo”(“First Blood”, nella versione originale), di Ted Kotcheff, pellicola con Sylvester Stallone che diventerà, sin da subito, un grandissimo cult della cinematografia mondiale. Nel film, basato sul romanzo “Primo sangue”, di David Morrell, il granitico attore è nei panni di John Rambo, veterano del Vietnam che, arrivato ad Hope per andare a trovare un ex commilitone, ma scoprirà che è morto. Quando lo sceriffo Will Teasle (Bill McKinney) lo becca per le strade della cittadina, e facendosi ingannare dal suo aspetto trasandato, lo arresta per vagabondaggio. Ribellatosi alla sua brutalità, Rambo fugge sulle montagne e viene braccato dai poliziotti. La sua perfetta preparazione militare gli consente di tenere in scacco oltre duecento uomini della Guardia Nazionale. Mentre si trova alla stazione di polizia, Rambo viene malmenato dagli stessi poliziotti e, così, dopo essersi liberato dalla loro grinfie, riesce a fuggire sulle montagne rubando una moto, dando il via ad una caccia all’uomo senza esclusione di colpi.

Rambo simbolo dei disagi post-Vietnam.

Quando Sylvester Stallone ha girato “Rambo” era già una star planetaria grazie alla saga di “Rocky”, di cui stava girando il terzo capitolo, proprio nel 1982. Fu proprio grazie al clamore del personaggio di Rocky Balboa che l’attore ottenne la parte di John Rambo, inizialmente pensata per altre star come Clint Eastwood, Al Pacino, Robert De Niro e Michael Douglas. E’ difficile immaginare, però Rambo senza Stallone, perché col tempo sono diventati un tutt’uno, un’unica icona che continua, a 35 anni di distanza, ad affascinare i cinefili di tutto il mondo. D’altra parte, l’attore collaborò anche alla stesura della sceneggiatura, con Michael Kozoll e William Sackeim, eliminando parecchie scene di violenza presenti nel libri di Morrell, a favore di una maggiore introspezione. Per lui, la cosa più importante era sviluppare nel dettaglio le tematiche portanti del film che erano, e sono, molto forti. Il difficile reinserimento sociale, i demoni del passato, il disagio, le discriminazioni sono tutte esperienze condivise con i veterani e i reduci della Guerra del Vietnam, e in moltissimi, all’epoca, si riconobbero.

Il ribelle alla ricerca di un nuovo posto nel mondo.

Oltre ad essere un eccellente film d’azione, “Rambo” è un thriller che colpisce anche per la grande umanità del suo protagonista, vittima prima dei vietcong e bistrattato poi dalla società “civile”, che gli impedisce di ritrovare la sua integrità, portandolo quindi alla ribellione. John Rambo non è un sovversivo fine a se stesso, ma una persona che lotta per l’abbattimento dei soprusi, un uomo che, dopo anni di patimento, cercava di nuovo il suo posto nel mondo e, tutto ciò, esplode chiaramente nel finale (che non vi sveleremo), una delle scene più toccanti del film.

I sequel e gli incassi.

Il successo di critica di “Rambo” seguì di pari passo quello al botteghino. “Rambo” fu enorme. Partendo da un budget di 15 milioni di dollari, la pellicola riuscì ad incassarne ben 125 globalmente e, anche se inizialmente Stallone e la produzione non avevano pensato di girare dei sequel. Nel 1985, però, esce “Rambo 2 – La vendetta”, di George Pan Cosmatos, che incasserà 300 milioni di dollari e “Rambo III”(1988), che di milioni ne porterà a casa 189. Il pathos e l’impatto emotivo del primo capitolo, però, si perderà di sequel in sequel, a favore dell’azione e di un pizzico di esagerazione che però ha fatto la felicità degli amanti del genere. L’ultimo capitolo risale al 2008 e s’intitola “John Rambo”, diretto e interpretato da Stallone. Costato 50 milioni di dollari, il film non si rivelò un blockbuster (ha incassato 113 milioni di euro) e la critica si è spaccata. I più cattivi lo hanno definito una sorta di videogame senza trama, tutta brutalità e violenza.