Il 9 dicembre del 1983, in USA usciva “Scarface”, il gangster movie per antonomasia, diretto da Brian De Palma e scritto da Oliver Stone. Il film è il remake dell'omonimo lungometraggio del 1932 diretto da Howard Hawks e si svolge nella Miami degli anni ‘80, centro di un enorme traffico di droga. Il protagonista è l’indimenticabile Tony Montana (Al Pacino), profugo cubano negli Stati Uniti, che riesce a scalare i vertici della malavita con crudeltà e determinazione, diventando il re del narcotraffico, spalleggiato dall'amico Manny (Steven Bauer). Dopo aver ucciso anche il suo boss, Frank Lopez (Robert Loggia), ne sposa la donna, Elvira Hancock (Michelle Pfeiffer). Una volta raggiunto l'apice, però, per lui inizieranno guai seri, preludio ad un’inesorabile caduta.

La parabola discendente dell'antieroe Tony Montana

De Palma prende il film di Hawks del 1932 e lo modernizza, dando in mano ad Al Pacino lo script della sua vita. L’attore diventa un tutt’uno col personaggio, incarnando questo gangster dominato da un’esorbitante e illimitato desiderio di potere, ma poi vittima delle sue stesse ambizioni che lo consumeranno, fino a portarlo ad una fine devastante. Tutto è portato al limite estremo. De Palma, infatti, fu criticato per la violenza, il linguaggio e la crudezza di alcune scene e per il suo Montana, un antieroe che si muove calpestando tutto e tutti, mosso dalla droga, dal sesso e dalla voglia di far soldi, fino alla paranoia, ma che attrae, tutt'oggi, come un magnete. La sua è una parabola discendente che mette k.o. il sogno americano e le istituzioni politiche di allora, totalmente in ombra.

Una squadra vincente

Il regista non lascia nulla al caso e vuole con Pacino altri bravissimi attori come Steven Bauer, Michelle Pfeiffer, Robert Loggia, Mary Elizabeth Mastrantonio, Paul Shenar e Harris Yulin, tutti perfetti nei ruoli scritti da Stone, mossi da interessi, dominati dall’ambizione più smodata e viziati da un lusso illusorio che li porterà, per la maggior parte, alla morte. E’ impossibile, però, non nominare la squadra tecnica che De Palma scelse per rendere perfetta la sua “creatura”, ad iniziare dalla fotografia di John A. Alonzo, proseguendo con le celeberrime musiche di Giorgio Moroder e le scenografie di Ferdinando Scarfiotti, due eccellenze tutte italiane che hanno lavorato tantissimo ad Hollywood.

Le 4 nomination ai Golden Globe ma nessuna agli Oscar

Quando il film uscì nelle sale, le critiche e la censura furono feroci e, in molti paesi, fu vietato ai minori di 18 anni. Gli incassi, infatti, non ne giovarono e la pellicola riuscì ad incassare solamente 65 milioni di dollari. Anche l’Academy la snobbò e, infatti, “Scarface” fu nominato solo a 4 Golden Globe – Miglior attore in un film drammatico ad Al Pacino, Miglior attore non protagonista a Steven Bauer e Miglior colonna sonora a Giorgio Moroder – senza portarne a casa neanche uno. Che dire, errori epici che, a 35 anni distanza, fanno gridare al sacrilegio, ma poco importa perché il capolavoro di De Palma è ormai un tassello fondamentale nel mosaico delle pellicole più amate della storia del cinema.