Il 19 gennaio 1980, nelle sale italiane arrivava il primo film da regista, sceneggiatore e interprete del geniale Carlo Verdone, all’epoca appena 30enne. La pellicola segue tre storie interpretate tutte dallo stesso Verdone e ambientate a Roma, a Ferragosto. Nella prima è Enzo, un bulletto coatto e scanzonato che cercherà di convincere il suo unico amico Sergio (Renato Scarpa) a partire per un improvviso viaggio in Polonia. Quando, però, quest’ultimo si sente male, Enzo lo accompagnerà in ospedale, dove intratterrà medici e infermieri con i racconti delle sue fantomatiche avventure. La seconda ha come protagonista il timido e impacciato Leo, un ragazzo di Trastevere che s’imbatte in Marisol (Veronica Miriel), una turista spagnola in difficoltà alla quale farà da Cicerone. La loro giornata romantica, però, terminerà nel peggiore dei modi. L’ultima è quella di Ruggero, un hippie ritiratosi in Umbria dove professa l’amore libero. L’uomo è a Roma con la fidanzata Fiorenza (Isabella De Bernardi) e, mentre chiede l’elemosina, beccherà suo padre che farà di tutto per fargli cambiare idea e tornare alla sua vecchia vita.

Verdone e l’esordio alla regia voluto da Sergio Leone

Come lo stesso Carlo Verdone ha raccontato, in svariate interviste, dopo il successo ottenuto con i suoi personaggi nella trasmissione Rai, Non Stop (1977-1979), fu Sergio Leone a chiamarlo per girare un film con lui. Inizialmente, il grande regista di C’era una volta in America – che sarà il produttore di Un sacco bello – contattò anche Lina Wertmuller, Steno e altri registi per dirigere l’attore romano, ma poi gli propose di entrare anche in cabina di regia e, da quel momento, il progetto prese forma, diventando il primo film di quel re della comicità del nostro cinema che oggi di pellicole ne ha girate 26. Verdone realizzava, così, due sogni in uno, dato che Leone è stato sempre uno dei suoi miti assoluti e gli stava chiedendo di girare con lui. L’attore scrisse anche la sceneggiatura, in collaborazione con Piero De Bernardi e Leonardo Benvenuti, mentre Leone riuscì a convincere il grande Ennio Morricone a comporre la colonna sonora. Completavano il puzzle il montaggio di Eugenio Alabiso, la fotografia di Ennio Guarnieri e le scenografie e i costumi di Carlo Simi. Una squadra del genere non poteva non vincere.

Tre personaggi specchio della società dell’epoca

Verdone portava sul grande schermo le sue anime – il bullo, il timido e l’hippie, ma interpreta anche Don Alfio, il professore e Anselmo – personaggi che faranno la sua fortuna anche in futuro e che, attraverso i loro contrasti, imperfezioni e comportamenti caricaturali ci forniscono un ritratto vivido della società italiana dell’epoca, ovviamente estremizzato che, tra l’altro però, è sempre attuale e, anzi si è evoluto in maniera più negativa e trash. L’umorismo intelligente, il talento mimico e il suo essere politicamente scorretto ma non garbo, sono gli ingredienti con cui Verdone si presentava al suo pubblico e che non lo hanno mai abbandonato e in Un sacco bello, la sua bravura da protagonista unico è supportata dai sensazionali Veronica Miriel, Renato Scarpa, Fausti Di Bella, Isabella De Bernardi, Sandro Ghiani e, soprattutto, dal grandissimo e indimenticabile Mario Brega (1923-1994), che lavorerà ancora con lui  in altri cult come Bianco, Rosso e Verdone (1981), Borotalco (1982) e Troppo forte (1986).

Gli incassi e i premi

Ma quanto incassò il film all’epoca? Partendo da un budget di circa 560 milioni di vecchie lire, Un sacco bello riuscì ad incassare circa 2.5 miliardi, arrivando a piazzarsi al 20esimo posto dei film più visto di quella stagione cinematografica. Verdone, però, riuscì a portare a casa un David Speciale ai David di Donatello 1980; un Globo d'oro come Miglior attore rivelazione e un Nastro d'argento al migliore attore esordiente. Un successo che continua ininterrottamente anche oggi, senza sosta.