La spada nella roccia”, il 18° classico Disney, usciva per la prima volta a New York esattamente il 25 dicembre 1963. Il regista è Wolfgang Reitherman che ci riporta dritti nell’Inghilterra del VI secolo. Dopo la morte del Re Uther Pendragon, il popolo è in preda all’anarchia. A Londra, però, c’è una misteriosa spada infilzata in una roccia che reca una scritta in cui si dice che chiunque l’avesse estratta sarebbe diventato re d’Inghilterra. Viene organizzato, quindi, un torneo a cui parteciperanno tutti i giovani cavalieri, tra cui il buffo e strafottente Caio, figlio di Sir Ettore, che sarà accompagnato dallo scudiero Artù, detto Semola, suo fratellastro. Nella vita di Semola, però, arriva il Mago Merlino, con il saggio gufo Anacleto, convinto che al giovane serva un’istruzione per farlo uscire dal suo guscio e dalla sua vita alquanto triste. Da quel momento, inizieranno i suoi insegnamenti ma anche mille trasformazioni e avventure che lo guideranno verso il suo inevitabile destino.

La formazione di un Re

Il film di Reitherman fu l’ultimo ad uscire prima della morte di Walt Disney, avvenuta nel 1966. Basato sull’omonimo romanzo di T.H. White, pubblicato nel 1938 come primo libro della tetralogia “Re in eterno”, il film tratta la leggenda universale di Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda in maniera scanzonata ma ricca di spunti formativi. Dopo “La bella addormentata nel bosco”(1959), Walt Disney decise di riprendere il mito e di raccontarlo da un punto di vista diverso, narrando l’evoluzione del protagonista Artù/Semola, ancora all’oscuro del suo impegnativo destino, attraverso la formazione attuata dal precettore Merlino, tesa ad allenare la mente più che i muscoli, che lo renderà un degno re.

Tutti i personaggi sono funzionali al racconto

Naturalmente, ciò che tutti gli spettatori amano di più sono i personaggi del film ai quali è praticamente impossibile non affezionarsi. Oltre all’orfano Semola, che passerà attraverso le trasformazioni in pesce, scoiattolo e uccello nel suo percorso formativo, il più riuscito in assoluto è senza dubbio Mago Merlino, potentissimo ma sbadato a più riprese, al quale serve l’aiuto del saggio gufo Anacleto, duro dal cuore d’oro, per venire a capire di alcune situazioni. I viaggi temporali del leggendario mago, le sue canzoni, le sue magie, il bene assoluto e puro che prova nei confronti del futuro re sono stati gli ingredienti fondamentali della riuscita del film. Ma anche la caratterizzazione di tutti gli altri personaggi non è stata lasciata al caso. Sir Ettore, Caio, Sir Pilade e la stralunata Maga Magò, cattiva della situazione, sono tutti comprimari funzionali al racconto.

La nomination agli Oscar e il live-action di Fresnadillo

Per la sceneggiatura, Disney scelse ancora il fenomenale Bill Peet, col quale aveva già collaborato in altri classici come “Pinocchio” e “Cenerentola” mentre gli animatori ingaggiati furono Frank Thomas, Milt Kahl, Ollie Johnston e John Lounsbery. Importantissime, nonché segno distintivo del film, sono le musiche composte dal fidato maestro George Bruns, che riuscì a portare a casa la nomination agli Oscar per la Migliore colonna sonora. Globalmente, e calcolando le varie riedizioni, il film ha incassato circa 35 milioni di dollari e, nel settembre scorso, sono partire le riprese del live-action del film che sarà diretto da Juan Carlos Fresnadillo ma su cui c’è ancora il massimo riserbo.