Il 3 settembre 1954, nelle sale di Toronto, in Canada, usciva una delle commedie sentimentali più belle di sempre, “Sabrina”, diretta da Billy Wilder. Il regista ambienta la sua favola nella meravigliosa villa estiva dei Larrabee dove, tra vari domestici, vivono anche l'autista Thomas Fairchild (John Williams) e la figlia Sabrina (Audrey Hepburn). La giovane ha da sempre una cotta segreta per il più giovane della ricca famiglia, David (William Holden), libertino e già divorziato tre volte. Prima di partire per Parigi per un corso di cucina che la terrà lontana da David per circa 2 anni, Sabrina tenta il suicidio, ma sarà salvata da Linus (Humphrey Bogart), il fratello maggiore di David, finanziere serio e scostante che vive solo per il lavoro. Quando torna da Parigi, Sabrina è una donna nuova, sofisticata e più sicura di sé, e David comincia a farle la corte. Linus e la famiglia, però, hanno già in programma per lui un altro matrimonio con una facoltosa ereditiera e s’intromettono bruscamente. Cupido, però, ha in serbo per Sabrina il vero amore, tanto inaspettato quanto travolgente all’ennesima potenza.

"Sabrina", una Cenerentola divisa tra sogno e realtà

Billy Wilder, prima di “Sabrina”, aveva girato pellicola impegnate e sensazionali come “Giorni perduti”, “Scandalo internazionale” e “Viale del tramonto” ma grazie alla commedia sentimentale col trio delle meraviglie, regalò al cinema un gioiellino – con la splendida fotografia in bianco e nero di Charles Lang – che fa ancora da punto di riferimento assoluto, anche a 65 anni di distanza. La storia della Cenerentola Audrey Hepburn, di modesta estrazione, contesa dai due ricchi fratelli, non poteva non avere un seguito immortale, anche perché si tratta, innanzitutto, di una tematica senza tempo. Wilder, però, è bravissimo a non cadere nei soliti cliché mielosi e patetici, mescolando con maestria sogno e realtà, illusione e concretezza. Le ali della bella Sabrina sono puntualmente richiuse dal padre Thomas, che la invita a stare con i piedi per terra, ma il regista è bravissimo anche a mixare sentimento puro con una grandissima dose d’ironia, in un’atmosfera sofisticata e patinata in cui ha anche occasione di inserire la tematica parallela dell’eterna diatriba tra proletariato e borghesia.

Audrey Hepburn, Humphrey Bogart e William Holden, tris d'assi inconsueto e vincente

Naturalmente, la scelta di Audrey Hepburn fu una mossa altamente vincente. La diva, l’anno prima, aveva portato a casa l’Oscar come Miglior attrice protagonista per “Vacanze romane” e, anche se i tempi di “Colazione da Tiffany” erano ancora lontani, la risonanza mediatica fu enorme. Il suo ruolo di innamorata e sognatrice, inizialmente ingenua e sprovveduta, poi mutato in quello di giovane donna di classe e contesa, con abiti da sogno, le calzava praticamente a pennello. La Hepburn scelse da sola i vestiti da indossare, comprandoli a Parigi da Hubert de Givenchy, ma poi la produzione li modificò affinché non dovesse menzionare lo stilista nei titoli di coda. Wilder spinse il piede sull’acceleratore affiancandole altri due divi come Bogart e Holden che non erano assolutamente abituati a muoversi nell’universo della commedia sentimentale ma che, proprio per questo motivo, suscitarono l’enorme curiosità del pubblico e della critica.

L'Oscar ai Migliori costumi e il remake del 1995

“Sabrina” vinse il Golden Globe alla Migliore sceneggiatura e l’Academy lo candidò a 6 Oscar ma il film riuscì a portare a casa solo quello ai Migliori costumi, andato ad Edith Head. Oltre ad aver ispirato tantissimi altri registi nel corso degli anni, nel 1995 è stato girato anche un remake, intitolato sempre “Sabrina” e diretto da Sydney Pollack. In questo caso, i protagonisti principali sono Julia Ormond, Harrison Ford e Greg Kinnear. La storia è praticamente uguale ma la magia, il disincanto e quel magnetismo inspiegabile che hanno solo i grandi film degli anni ’50 non sono minimamente paragonabili.