E’ in arrivo nelle nostre sale “Alive in France”, di e con Abel Ferrara candidato a l’Oeil d’Or come Miglior documentario al 70esimo Festival di Cannes. Il regista statunitense, noto per essere uno dei più controversi e provocatori del cinema mondiale, in questo straordinario ed originale progetto fornisce un autoritratto in cui rivela retroscena della sua vita personale e, soprattutto, della sua inedita veste da cantante e musicista in un tour fantastico in cui, con i suoi amici e colleghi, suona i pezzi più belli che hanno fatto da colonna sonora ai suoi film più importanti.

L'opera girata durante 4 concerti tra Tolosa e Parigi

Il documentario è stato girato durante la rassegna “Addiction To Work”, organizzata dalla Cinémathèque e Toulouse, in cui Ferrara era ospite d’onore e si è esibito in una serie di 4 concerti, tra Tolosa e Parigi, con i suoi grandi amici e collaboratori Paul Hipp, Joe Delia, sua moglie Cristina Chiriac e sua figlia Anna, di tre anni.  Attraverso la musica, il regista ripercorre anche il suo cinema fatto di titoli cult come “The Driller Killer”(1979), “Il cattivo tenente”(1992), “Welcome to New York”(2014), “Paura su Manhattan”(1984), “4:44 L’ultimo giorno sulla Terra”(2011), “L’Angelo della Vendetta”(1981) e “China Girl”(1987).

I pezzi cult tratti dai suoi film e quelli inediti

Oltre a pezzi fenomenali delle colonne sonore come “New York Doll”, “Blindfold Blues”, “After All Is Said and Done”, “Tonight Will Be The Night” e “Bad Lieutenant”, Abe Ferrara ha scritto di proprio pugno appositamente per “Alive in France” altre canzoni inedite – “Living in a Lonely Word”, “Life is Good” e Put It in Writing” – fornendo ai proprio fan dei gioiellini che mescolano il suo cinema, fatto di religione, violenza e redenzione, con la musica. A tal proposito, Massimo Righetti, responsabile di Mariposa Cinematografica, società di distribuzione della pellicola, ha detto:

Non si può parlare di Abel Ferrara e del suo cinema senza usare termini come duro, intransigente, contraddittorio, primordiale e tormentato, eppure l’attrazione che lui e le sue opere esercitano resta innegabile, come un turbamento ancora da comprendere e dal quale risulta difficile staccarsi. “Alive in France” ha catturato la nostra attenzione proprio per la sua capacità di mettere a nudo questa veste cruda del cinema di Ferrara calandola in una dimensione reale più umana, senza però spogliarla del suo fascino originale.

Il documentario sarà nelle nostre sale solo dal 19 al 22 maggio, quindi, prenotate subito il vostro biglietto per quest’esperienza unica.