In un'intervista riportata da ‘Quotidiano.net', Alba Parietti ha detto la sua sull'archiviazione richiesta dalla Procura di Roma per il caso Fausto Brizzi. La showgirl ha spiegato di non ritenere affatto il regista il simbolo del maltrattamento che le donne subiscono negli ambienti di lavoro, né ritiene che Asia Argento rappresenti altro se non se stessa:

"La personalizzazione delle cause è sempre sbagliata. Anche certe questioni che riguardano il movimento #MeToo sono eccessive perché sembra che riguardino solo caste elette, mentre le molestie avvengono ovunque: nelle famiglie, nei posti di lavoro più umili, negli uffici. Non sono contraria per principio a una battuta di spirito, a un ammiccamento da parte degli uomini. A me due personalizzazioni hanno innervosito: sia quella di Asia Argento, sia quella di Brizzi. Erano due casi che non rappresentavano nulla. Voglio essere spietata: né Brizzi rappresentava le forme di torture maniacali che subiscono le donne negli ambienti di lavoro a tutti i livelli, che vanno tutelate soprattutto a quelli più bassi, né Asia Argento rappresentava altro da se stessa".

La Parietti, poi, ha spiegato di ritenere che alla fine si sia ridotto tutto a un cumulo di chiacchiere e non si sia innescata alcuna iniziativa concreta: "Per mesi abbiamo inutilmente parlato dei fatti personali di Asia Argento: per me erano solo fatti personali che non avevano un valore collettivo. Detto questo, si sa che le rivoluzioni lasciano sempre morti e feriti sul campo. Ma almeno sarebbe stato positivo se si fosse arrivati a un risultato, invece si è arrivati a un bel niente: la mentalità non è cambiata, le leggi non sono cambiate, è tutto come prima, forse peggio. Lo vedo come un regresso invece di un progresso. Abbiamo fatto il Mani Pulite del #MeeToo ma senza concludere niente. Si è chiacchierato e basta".

La precisazione della redazione de ‘Le Iene'

Dopo la diffusione della notizia dell'archiviazione del caso Fausto Brizzi perché "il reato non sussiste", è intervenuta anche la redazione de ‘Le Iene'. Tramite un comunicato hanno ricordato di essere stati i primi a parlare di molestie nel cinema italiano e di aver poi rimesso tutto nelle mani delle autorità competenti:

"In Italia noi de ‘Le Iene' siamo stati i primi e quasi gli unici ad affrontare il caso delle molestie nel cinema italiano. Dino Giarrusso ha raccolto molte testimonianze di attrici che hanno raccontato gli abusi subiti, dieci di loro accusano Brizzi. Nel primo servizio del 29 ottobre 2017 e nel secondo servizio, non abbiamo fatto il suo nome. Dopo che è uscito, indipendentemente da noi, abbiamo rivelato che dieci delle attrici da noi intervistate avevamo accusato Brizzi di averle molestate con la scusa di provini per scene passionali nel suo studio (le attrici che lo accusano sono salite poi a 15). Il 19 novembre abbiamo sostenuto che tutto dovesse essere chiarito a quel punto in un’aula di Tribunale".

Chiesta l'archiviazione per Fausto Brizzi

Si chiude con l'archiviazione, lo scandalo molestie che ha investito Fausto Brizzi. Il regista si è sempre dichiarato innocente assicurando di non aver mai avuto rapporti sessuali che non fossero consenzienti. Le indagini scattate a seguito della denuncia di tre donne hanno portato all'archiviazione. Secondo i pm "il reato non sussiste" e non sono stati riscontrati profili di natura penale. Ora, Brizzi potrebbe decidere di procedere legalmente per richiedere un risarcimento.