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11 Novembre 2014
16:54

Alfano non ha vietato le sparatorie nei film, ma serve un suo intervento

Un po’ di chiarezza sullo stop all’uso di armi sceniche sui set cinematografici italiani: ecco perché Alfano non ha vietato nulla, ma serve un suo intervento per salvare la categoria.
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Un po' di chiarezza sullo stop all'uso di armi sceniche sui set cinematografici italiani: ecco perché Alfano non ha vietato nulla, ma serve un suo intervento per salvare la categoria.

È possibile immaginare un cinema italiano senza scene d'azione? In particolare, è possibile che si possano girare solo film e serie tv senza l'uso di armi di scena? Sarebbe una soluzione insostenibile, sia dal punto di vista creativo che economico, ed è per questo che è appare davvero pretestuoso credere che "Alfano" possa davvero vietare l'uso delle armi di scena in un set. Serve un po' di chiarezza, dunque, su quella che è stata la notizia del giorno domenica scorsa. La direttiva del Ministero dell'Interno, qui il link, in data 7/7/2011 stabilisce una serie di norme ed accorgimenti tecnici ai quali attenersi, seguite da una seconda circolare, in data 28/7/2014. Queste direttive vengono considerate "tecnicamente opinabili" e poco chiare dagli addetti ai lavori (l'ANICA ha firmato un comunicato congiunto con l'Apt), al punto da generare confusione anche a mezzo stampa e social network.

La direttiva del Ministero dell'Interno adegua la disposizione normativa in merito alle nuove tecnologie, prevedendo la denuncia di detenzione attraverso posta certificata alla questura competente; introduce un limite del numero dei colpi nei caricatori o nei serbatoi (un massimo di 5 per le armi lunghe, di 15 per quelle corte) riducendo al Banco nazionale di prova (che ha già in carico la classificazione delle comuni armi da sparo) tutta la valutazione degli strumenti, con la possibilità di escludere quelli che potrebbero recare danno alle persone. Nella fattispecie, le armi ad uso scenico vanno punzonate dal Banco di prova, fatte salve quella già valutate in passato. La verifica andava fatta, a spese dell'interessato, entro un anno dal vigore del direttiva, ovvero entro il 4 novembre 2014. Pertanto tutte le armi di scena regolarmente registrate, che ad oggi non hanno ancora ricevuto verifica dal Banco di prova, sarebbero da considerarsi "comuni" o "da guerra" e non demilitarizzate, con risvolti gravissimi sulle ditte di armaioli, che possono andare dal sequestro del materiale fino all'arresto.

Come quando tre anni fa, come riporta un post pubblicato sull'Enciclopedia delle armi, dove a farne le spese furono alcune ditte di armi per il cinema storiche di Roma, tra arresti e sequestri fino alla scarcerazione, prosciolti da ogni accusa. Tra questi c'era Luca Ricci, che oggi ritorna a vivere un piccolo incubo ed avvisa:

Durante uno dei controlli cui siamo regolarmente sottoposti, venne stabilito che una modifica non era a norma, pur essendo stata punzonata. Oggi come allora, le nostre armi di scena sono, invece, perfettamente sicure, in linea con i parametri europei e vengono tracciate con delle matricole. Le nuove prescrizioni sono onerose e impraticabili e corriamo il rischio di essere arrestati di nuovo, pur trattandosi di armi totalmente inoffensive.

Il Ministro Alfano, dunque, non ha vietato l'uso delle armi di scena sui set cinematografici ma lo stop alle produzioni, come la seconda stagione di "Gomorra – La Serie" o della settima di "Squadra Antimafia", avverrà nella misura in cui non si intervenga con una proroga alle direttive. Auspicabile, a questo punto, anche una modifica del Legislatore ad una legge che, dal 1975, ha creato non pochi problemi all'industria cinematografica italiana, per la sua farraginosità.

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