L’8 settembre 1999, al Grauman’s Egyptian Theatre di Los Angeles, si teneva la première si uno dei più bei film della storia del cinema, “American Beauty”. Diretto da Sam Mendes, il film è incentrato sulla storia di Lester Burnham (Kevin Spacey), un 42enne che vive la sua monotona vita in maniera sempre uguale e senza alcuno spiraglio di “salvezza”. Il suo lavoro di scrittore per un periodico non lo soddisfa e riesca anche di perderlo; sua moglie Carolyn (Annette Bening) e sua figlia Jane (Thora Birch) lo odiano, ma un giorno, grazie alla conoscenza dell’amica di sua figlia, Angela (Mena Suvari) sembra rinascere e col suo giovane vicino Ricky (Wes Bentley), figlio del severo colonnello Frank Fitts (Chris Cooper), inizia anche a fumare marijuana. Lester si licenzia e inizia a godersi la vita con la sua liquidazione. Ma la situazione precipita quando il colonnello Fitts inizia a sospettare che tra Lester e Ricky ci sia una relazione.

American Beauty, specchio delle frustrazioni e delle ipocrisie della società

Se pensiamo che per Sam Mendes, allora 34enne, “American Beauty” rappresentava l’esordio alla regia, allora possiamo ampiamente dire che i produttori Bruce Cohen e Dan Jinks ci avevano visto davvero lungo. Mendes portava nelle sale tutte le frustrazioni e le ipocrisie peggiori della società americana, con un Kevin Spacey al massimo del suo fulgore, fortemente voluto proprio dal regista dato che la produzione aveva proposto i nomi di altre star come Bruce Willis e Kevin Costner. Spacey da vita ad un personaggio magnetico, disturbante, patetico e tremendamente affascinante che è già entrato nella storia della settima arte e che andrebbe veramente preso come punto di riferimento da tutte le nuove leve intenzionate a fare il suo stesso lavoro.

La sceneggiatura perfetta di Alan Ball e le tematiche principali

Oltre alla regia di Mendes, il secondo pilastro del film è la fenomenale sceneggiatura originale di Alan Ball, che si fece ispirare da esperienze personali, per raccontare la vita di personaggi che una volta erano felici e che adesso hanno perso qualsiasi slancio, che sono intrappolati nell’ossessione per il materialismo, per le apparenze e nella logorante routine che li porta all’insoddisfazione totale. Tutti loro sono delineati a 360 gradi e ciò fornisce a Ball l’opportunità di parlare di altre tematiche sempre attuai come repressione personale, turbamenti dell’adolescenza, autoritarismo e omofobia, in una provincia americana che potrebbe rappresentare qualsiasi altro posto del mondo. Naturalmente, è impossibile non ricordare la fotografia di Conrad L. Hall; il montaggio della coppia formata da Tariq Anwar e Christopher Greenbury; le scenografie create da Naomi Shohan e le musiche di Thomas Newman.

I 5 oscar e gli incassi da record

L’Academy fu praticamente conquistata dall’opera prima di Sam Mendes, conferendole ben 5 statuette – Miglior film, Miglior regia, Miglior attore protagonista (a Kevin Spacey), Miglior sceneggiatura originale e Migliore fotografia – lanciando il regista verso l’Olimpo di Hollywood e un futuro fatto di altri grandiosi successi. Di solito, il vincitore dell’Oscar come Miglior film agli Oscar non ha avuto lo stesso successo al botteghino. E invece no. “American Beauty” smentì anche questa amara regola, racimolando in tutto il mondo più di 356 milioni di dollari partendo da un budget di soli 15 milioni. Un vero e proprio uragano cinematografico che non smette mai di travolgerci.