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Auguri Brad Pitt, i “primi” 50 anni di un’icona del nostro tempo

I 50 anni di un’icona bellissima e tenace del nostro tempo che è riuscito nell’impresa di schivare il marchio imposto del “bello”, a suon di interpretazioni da tramandare ai posteri. Un simbolo che traccia un solco profondo nel cinema contemporaneo. A guardare dietro di lui, non si vede il fondo per quanta distanza c’è con il nuovo che avanza.
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I 50 anni di un'icona bellissima e tenace del nostro tempo che è riuscito nell'impresa di schivare il marchio imposto del "bello", a suon di interpretazioni da tramandare ai posteri. Un simbolo che traccia un solco profondo nel cinema contemporaneo. A guardare dietro di lui, non si vede il fondo per quanta distanza c'è con il nuovo che avanza.

C'è una VHS di quelle registrate da una prima tv questa sera sulla mia scrivania, un velo di polvere copre l'etichetta, sporcata da macchie di inchiostro blu e da caratteri in maiuscolo, così enormi da sembrare geroglifici. Questa bellezza analogica che stringo tra le mani contiene "Thelma&Louise", registrata nel 1992 comprese le interruzioni pubblicitarie (sono loro a darmi la misura del tempo). Ecco, a riguardare quella faccia da schiaffi, pulita, sorniona, universalmente irresistibile che interpreta J.D., mi rendo conto di come non sarebbe potuta andare diversamente per Brad Pitt, che, nella scena d'amore con Geena Davis si palesa al mondo per essere il nuovo "sex symbol" arrivato dalla provincia, alla conquista di Hollywood.

Brad Pitt compie oggi 50 anni, ne è passato di tempo da quel fortunato film, ne sono passate di interpretazioni lasciate alla storia del cinema come dei lingotti d'oro a 24 carati. Lezioni da tramandare ai posteri, che siano attori o spettatori, per dire un "guarda, guarda che bravo questo qui che interpreta l'ecologista pazzo accanto a Bruce Willis". E' il personaggio di Jeffrey Goines ne "L'esercito delle dodici scimmie", con cui Brad Pitt vincerà il Golden Globe e si guadagna la sua prima nomination all'Oscar. C'è già tanta qualità e quantità, mentre nel frattempo aveva già girato pellicole come "In mezzo scorre il fiume", "Vento di passioni", "Intervista col vampiro" e "Seven".

Rifiutò il ruolo di Jack Dawson in "Titanic", preferendo rilanciare con lo struggente "Vi presento Joe Black" e con una follia mai vista prima, il cult degli anni '90 per eccellenza: "Fight Club". Con il ruolo di Tyler Durden riesce ad entrare nella "Hall of Fame": è ormai una superstar mondiale, in grado di saper plasmare se stesso, schivando alla grande il rischio in cui incappano tutti i "belli", quelli di restare buoni solo per situazioni da TwilightSarà perché ha conosciuto in fondo cosa può volere dire la parola "sacrificio".

La storia racconta (è stato lui a farlo in una delle tante interviste promozionali) di quando nel 1986, con un diploma in tasca e l'incoscienza dei 18 anni stampata sulla fronte, molla la facoltà di giornalismo e pubblicità e parte per la California, per inseguire il cinema. Ma la corsa all'oro parte avendo in tasca solo 325 dollari, dividendo stanze con otto/dieci persone e svolgendo ogni tipo di mansione pur di pagarsi gli studi di recitazione. Un vissuto incredibile che forse ha ripescato quando, nel 1997, si è ritrovato tra le mani il copione di "Sette anni in Tibet" ed il personaggio di Heinrich Harrer, lo scalatore arrogante e pieno di se, che cambia il suo approccio alla vita quando impara a conoscere gli usi della civiltà tibetana.

Gli stereotipi annullati e la compagna per la vita. La più grande vittoria di Brad è stata, senza nessun dubbio, quella di essere riuscito ad andare oltre ogni tipo di stereotipo. Come detto, non soltanto si è lasciato scivolare via il marchio di "bello" con la coerenza che t'aspetti da impermeabile in una giornata di pioggia, ma ha anche raddoppiato con una proficua carriera da produttore. La sua vittoria più bella, dal punto di vista personale, resta quella in amore. Sappiamo bene che "dietro un grande uomo, c'è sempre una grande donna", e Angelina Jolie è un'altro monumento alla bellezza, nella sua accezione più pura.

Una carriera che non ha mai conosciuto cosa volesse realmente dire la parola "flop" al botteghino e, quando l'incasso restava al di sotto delle aspettative, la sua presenza è bastata da sola a trasformare il film in un "must have" da home video. Però ha incontrato recensioni negative quando, insieme al resto dei "superhero" della sua generazione, ha fatto la trilogia di "Ocean's" per la regia di Steven Soderbergh. Una saga che la stampa non ha gradito per la chiara impostazione commerciale, ma che resta comunque uno degli step più importanti della sua carriera. Come "Troy", film prodotto dalla sua Plan-B Entertainment, fondata con Jennifer Aniston (all'epoca sua moglie), che nel 2004 realizza 497 milioni di dollari, restando il suo più grande successo fino all'arrivo di "World War Z", 536 milioni di dollari.

"Forse smetto". Nel corso di un'intervista promozionale per uno degli ultimi film, "L'arte di vincere", ha dichiarato che, per quanto gli riguarda, superati i 50 anni potrebbe anche smettere. Vale la pena ricordare che, solo negli ultimi cinque anni, ha sfornato interpretazioni l'una meglio dell'altra, citando in ordine sparso "The Tree of Life" (di T. Malick, Palma d'Oro a Cannes 2011), "L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford", "Babel", "Il curioso caso di Benjamin Button" ed una indimenticabile interpretazione per Quentin Tarantino in "Bastardi senza gloria". In cantiere si aspettano due di quei fuochi d'artificio con il botto finale, "Il procuratore" (di Ridley Scott, che potrebbe aprire e chiudere la sua carriera a questo punto) e "12 anni schiavo" che in Italia arriva a febbraio 2014.

Brad Pitt al "tagliando" dei 50 ci arriva con la faccia (e gli incassi) di un giovanotto rampante di 30, dunque. A poter essere così alla sua età, icona bellissima e tenace, amata anche dal pubblico maschile, tra i più bravi della sua generazione. Un simbolo che traccia un solco profondo nel cinema contemporaneo perché, a guardare dietro di lui, non si vede il fondo per quanta distanza c'è con il nuovo che avanza.

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