5 Marzo 2010
11:24

Crazy Heart, Jeff Bridges e il suo cuore matto per il country

La recensione del film che potrebbe assicurare il primo Oscar a Jeff Bridges.
A cura di Ambra Zamuner
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Lunga e costellata di successi la carriera di Jeff Bridges, tante nominations agli Oscar e ai Golden Globe per film diversi: La leggenda del re pescatore di Terry Gilliam, Starman di John Carpenter e The Contender al fianco di Gary Oldman, senza contare il grande successo che ottenne in Europa con Il grande Lebowski, capolavoro dei fratelli Coen che lo portò ad essere amato anche dagli spettatori del cinema indipendente.

Crazy Heart, opera prima di Scott Cooper prodotta dall'amico Robert Duvall è il film della maturità per Bridges. Al primo sguardo sembrerebbe la classica storia che piace al pubblico americano: Il cantante country in rovina, che gira le bettole del paese per guadagnare pochi spiccioli, mentre si ubriaca di whisky nelle stanze dei motel. Continuamente pressato dal suo agente per collaborare con una star più giovane Tommy Sweet (Colin Farrell) di cui fu mentore, Bad Blake (Jeff Bridges) ignora tutto ciò che gli ruota intorno, fino a quando non incontra la bella giornalista e mamma Jean (Maggie Gyllenhaal) capace di riportarlo alla realtà.

Agli statunitensi, che considerano il country in modo diverso dal resto del mondo, queste storie fanno sempre un effetto molto profondo, come se si raccontasse sul grande schermo il loro passato. La grande accoglienza che ricevette Quando l'amore brucia l'anima, in cui Joaquin Phoenix raccontava Johnnie Cash ne è la prova lampante.Crazy Heart ha di diverso il fatto di mostrare un percorso di crescita importante di un uomo anagraficamente ad un bivio,circondato da gente ma solo, con milioni di donne ma nessuna al suo fianco in un meccanismo di autodistruzione che lo porta a toccare il fondo, per poi rinascere a 57 anni, grazie all'amore per una donna e per suo figlio.

Intenso, completo Bridges nella sua recitazione, sentimentale e menefreghista, compositore (e cantante!) raffinato con la voce della disperazione di una vita vissuta sempre sul filo. La Gyllenhaal dona quel pizzico di realtà ed equilibrio necessario,con una maturità senza precedenti. Risvolto comico per Robert Duvall gestore di bar amico di Bad Blake, con un compagno messicano Josè, che presenta all'amico in modo ufficiale e molto divertente. La colonna sonora, protagonista importante della pellicola è stata arrangiata da T-Bone Burnett, anche lui candidato alle statuette iridate, e cantata quasi interamente da Bridges.

Non sono mai stata un'ascoltatrice attenta del genere, Crazy Heart ha dato un senso diverso al country e grazie al valore delle canzoni, mi ha convinta a provare a capirlo di più. Quando un film entra a far parte della tua vita non può che essere un successo. Curiosità: Non è Il grande Lebowski e il parallelismo ha sempre stufato anche me, però la prima scena in cui Bad Blake arriva nella cittadina per suonare indovinate dove dovrà tenere il concerto? In un Bowling. Questo per i nostalgici.

Ambra Zamuner

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