12 Maggio 2021
20:02

David 2021 a Mi chiamo Francesco Totti, Alex Infascelli a Fanpage: “Abbiamo vinto lo scudetto”

Dopo il Nastro d’argento, Alex Infascelli ha vinto il David di Donatello 2021 per il documentario Mi chiamo Francesco Totti, il ritratto inedito di uno dei più grandi campioni della storia del calcio italiano. Il regista a Fanpage.it: “Abbiamo giocato una partita difficile e siamo riusciti a vincere lo scudetto”.
A cura di Eleonora D'Amore
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Dopo il Nastro d'argento, Alex Infascelli ha vinto il David di Donatello 2021 per il documentario Mi chiamo Francesco Totti, il ritratto inedito di uno dei più grandi campioni della storia del calcio italiano. La vita, la carriera e il mito del capitano della Roma in un docufilm uscito lo scorso ottobre, tratto dal libro Un Capitano scritto da Francesco Totti con Paolo Condò, edito da Rizzoli, e prodotto da The Apartment e Wildside, con Capri Entertainment e Fremantle, con Vision Distribution e Rai Cinema, in collaborazione con Sky e Amazon Prime Video. Fanpage.it ha raggiunto il regista Alex Infascelli a poche ore dalla premiazione.

David di Donatello 2021 come miglior documentario. Con chi vuoi condividere oggi questo premio?

La voglio condividere in primis con tutte le persone che hanno concorso alla riuscita di un progetto così complesso, difficile nell'opera di ricerca di un’essenza. Poi, sicuramente con Francesco Totti che è stato fondamentale con la sua generosità, il suo mettersi in gioco e la forte sensibilità nel capire l’importanza di ciò che stava facendo. Ha valorizzato il tentativo di consegnare ai posteri un ritratto di lui che sarebbe sopravvissuto a tutti noi.

La bellezza di una vita straordinaria, quella di Totti appunto, e la capacità di aver trovato la chiave perfetta per raccontarla. Come ci sei riuscito?

Il modo migliore per raccontare la parabola di vita di Francesco è stato quello di lasciar parlare la sua vita e di lasciare spazio alle cose che della vita si ricordano, non quelle che decidiamo programmaticamente di ricordare. Questo ha fatto sì che la cronologia biografica si appoggiasse su una mappatura sensoriale, sentimentale, che non poteva essere scritta o pensata da nessun altro che Francesco.

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Sembra un flusso di coscienza, un rewind emozionante, ma quanto del futuro di Totti hai racchiuso nel finale di questo documentario? Qual è la prossima palla da calciare o altro talento che gli auguri di scoprire?

Nel giro di boa dei 40 anni ci troviamo ad osservare il fanciullo che è in noi e lasciamo che ci prenda per mano per entrare nella seconda fase della nostra vita. Una fase che ci vede padri e non più figli, uomini e non più ragazzini. Francesco è pronto ad affrontare questa fase e lo ha dimostrato con questo documentario, mettendosi così tanto in gioco e lasciandosi attraversare in tutte le sue sfumature, belle o brutte che siano.

Questo documentario è uno dei prodotti cinematografici sacrificati in promozione e, purtroppo, anche segnati dal lutto che ha travolto Totti nella settimana antecedente l'uscita in streaming. Lo hai sentito dopo il premio? Cosa ha detto?

Il destino delle opere d’arte è quello che è. Sia io che Francesco abbiamo accolto tutto quello che è accaduto con la massima apertura. La morte di Enzo, la pandemia, i cinema chiusi, hanno segnato la nascita di questo film e ne hanno delineato il percorso successivo. Non mi interessa speculare su come poteva essere. Con Francesco continuiamo a sentirci, c’è un canale aperto, lo sento vicino con il suo modo intermittente di essere vicino. Questo percorso ci ha legati e so che quando ci rivedremo ci sentiremo come due hanno fatto una stagione calcistica insieme. E, ora lo posso dire, hanno vinto anche uno scudetto.

Pierfrancesco Favino ieri ha chiesto di portare cinema e teatro nelle scuole tra le lezioni del mattino. Condividi questo appello?

Concordo con Favino, ma personalmente prima del cinema penso si dovrebbero insegnare tante altre cose: come si ama, il sesso, gli effetti delle sostanze stupefacenti, la morte. Dare ai ragazzi gli strumenti per capire come vogliono vivere. Il cinema viene dopo perché il cinema è la rappresentazione di questa vita e senza di essa il cinema è una scatola vuota.

SIAMO UNICI, hai scritto su un biglietto mostrato in camera, riferendoti alla tshirt indossata da Totti per Ilary. Una dichiarazione d'amore per voi quella di ieri sera?

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Prima di uscire di casa e andare al teatro dell’Opera ho sentito telefonicamente Fiorella Totti (madre di Francesco, ndr). Abbiamo parlato di quello che rappresentava la serata, di come fosse un arrivo, un traguardo, come Roma-Parma. Mi ha tranquillizzato e ci ha tenuto a dirmi che per lei, in fondo, avevo già vinto. Il mio cuore si è riempito di gioia e ho sentito più vicino Francesco, che è fuori Italia adesso, per cui prima di uscire ho ricordato l’inizio della storia con Ilary (Blasi, ndr) collegata a quella scritta sulla t-shirt che fino all’ultimo aveva temuto non sarebbe riuscito a mostrare in mancanza di un gol. Ho pensato di mettermi in tasca questo foglietto nella speranza di poterlo mostrare. Alla fine ci sono riuscito e ho voluto inviare un messaggio a Francesco: "siamo unici" perché siamo stati unici in questa impresa che ci ha visto insieme.

Il commento di Francesco Totti al premio David 2021

Prima i Nastri D’Argento e ieri sera il David di Donatello come miglior documentario per “Mi chiamo Francesco Totti”. Due premi prestigiosi per il cinema italiano che mi rendono davvero orgoglioso ed emozionato. Grazie e complimenti davvero ad Alex Infascelli e a tutta la squadra che ha lavorato veramente notte e giorno per un progetto nel quale abbiamo creduto sin da subito tutti. E grazie soprattutto a voi che mi avete sempre dimostrato tantissimo affetto. Il vostro Francesco.

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