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Departures, il tabù della morte sospeso tra dramma e ironia

In equilibrio fra commedia e dramma, il premio Oscar 2009 Yojiro Takita racconta in Departures un tema ancora tabù al cinema: la morte.
A cura di Enrica Raia
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Departures, la morte tra commedia e dramma

Un atto coraggioso, eroico quasi, quello della neonata casa di distribuzione friulana Tucker Film (dal nome del geniale inventore interpretato da neo vincitore all’Oscar per Crazy Heart Jeff Bridges in un film di Coppola) che in un momento dove il cinema d’essai è schiacciato dai kolossal tutto 3D ed effetti speciali ha raccolto la sfida lanciata dal mercato attuale proponendo al pubblico italiano un piccolo film giapponese del regista Yojiro Takita, Departures.

Vincitore nel 2009 del premio Oscar come miglior film straniero, il film di Takita (tratto dal romanzo Nôkanfû Nikki di Shinmon Aoki) ha faticato tanto prima di arrivare nei nostri cinema. Il perché si lega probabilmente ad un tema che ancora forse un po’ tabù: la morte. Ma questa pellicola è tutt’altra cosa perché racconta con una delicatezza che commuove, ma che riesce anche a far sorridere, l’estremo saluto ai propri cari attraverso un punto di vista insolito quello di un nokanshi (maestro di deposizione nella bara), ovvero colui che prepara la salma poco prima del funerale. Un mestiere che nei piccoli paesi giapponesi ricopre una funzione sacrale e sociale importantissima. Una professione che il giovane violoncellista Daigo (Masahiro Motoki), amareggiato per lo scioglimento della sua orchestra,  si ritroverà a svolgere complice un errore di stampa di un annuncio pubblicitario e l’incontro col vecchio nokanshi Sasaki (Tsutomu Yamazaki, attore lanciato da Akira Kurosawa), che a poco a poco lo aiuterà a superare le sue iniziali perplessità.

Il quotidiano confrontarsi con la morte farà scoprire a Diago quanto questo bizzarro rito di vestizione e trucco del corpo sia in realtà un ultimo, tenero e rispettoso gesto di affetto rivolto a chi ci ha lasciato, un modo simbolico per chi resta di riconciliarsi con i morti. E in questa lenta e silenziosa liturgia laica che accompagna nell’ultimo viaggio le persone care che ci lasciano, paradossalmente Daigo comprenderà il vero significato della vita, riscoprendo valori che credeva smarriti. In un film dove la musica riveste un’importanza enorme, merita una menzione particolare la splendida colonna sonora firmata dal maestro Joe Hiaishi che vanta collaborazioni importanti con Takeshi Kitano e il maestro dell'animazione giapponese Hayao Miyazaki di recente omaggiato con una monografia pubblicata da Sovera edizioni.

Enrica Raia

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