Uscirà al cinema il 17 maggio, "Dogman", il nuovo film diretto e prodotto da Matteo Garrone. In concorso al Festival del cinema di Cannes, la pellicola è ispirata ad uno dei casi di cronaca più cruenti, drammatici degli ultimi decenni: quello dell'omicidio di Giancarlo Ricci, meglio conosciuto come la vendetta del canaro della "Magliana". Una vicenda che, tuttavia, è ancora connotata da aspetti di opacità, al punto da portare la famiglia di Ricci a chiedere una riapertura del caso.

Il caso del canaro della Magliana

La vicenda è nota e riguarda un omicidio avvenuto alla fine degli anni '80. Ricci, detto il pugile, è un uomo di 27 anni ucciso in circostanze misterioso, il cui corpo viene ritrovato carbonizzato e mutilato. Dopo un lungo interrogatorio ammette le responsabilità dell'omicidio Pietro De Negri, tolettatore di cani che sostiene di avere fatto tutto da solo traendo Ricci in inganno e chiudendolo in una gabbia per cani (qui il racconto della vicenda, in tutti i suoi dettagli).

Oggi la madre di Ricci chiede ancora giustizia e verità e attacca Matteo Garrone, come dice in un'intervista a Chi l'ha visto: "Mi sono arrivate mille telefonate in cui mi chiedono perché gli permetta questo. Ma io non permetto nulla, mi hanno detto che lui può fare un film e io non posso fare niente, ma è ovvio che mi dispiace". Vincenzina, questo il nome della donna, non ha accolto positivamente il modo in cui suo figlio venga raccontato nel film, ovvero come un criminale, un teppista, un drogato, una persona violenta. E soprattutto contesta al film di aver riportato attenzione mediatica sul caso, provocando problemi in famiglia:

Mi da tanto dolore perché prima di tutto ho i nipotini che non sapevano nulla di tutto questo e quando hanno visto su internet tutto mi hanno chiamato dicendo che fossi cattiva. Se non è caduto con la motocicletta, zio l'hanno ammazzato, mi hanno detto. Mi hanno stravolto tutto, in questi giorni non ce la faccio più, sono stanca.

Parla anche il legale della famiglia, Maurizio Riccardi,che invoca l'intervento delle autorità competenti per la sospensione del film: "Devono intervenire le autorità giudiziarie per bloccare il film e tutelare una donna anziana e malata". 

Il commento di Matteo Garrone

Matteo Garrone, nelle numerose interviste realizzate sino ad ora per il lancio di "Dogman", ha già specificato che il suo film, in quanto opera di fantasia, è stato solo inizialmente dalla vicenda di cronaca, per poi distaccarsene nel suo processo di sviluppo: "Il film è ispirato lontanamente, molto lontanamente a questo fatto. Ho avuto un rapporto altalenante con questa storia. Ero affascinato ma, più passava il tempo, più i dettagli sanguinolenti mi respingevano. La sceneggiatura è cambiata di continuo, non so contare quante volte. In teoria, avendo per le mani un soggetto simile, un produttore può entrare nel campo di un genere, l'horror, che spesso è parecchio redditizio. Ma non è il nostro caso. Dico nostro perché io, nel frattempo, sono anche diventato produttore. Non di un film "splatter", però. Anzi, lo scriva: chi si aspetta un film pieno di scene raccapriccianti, meglio che non ci vada, al cinema, perché resterebbe deluso".