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È stata la mano di Dio, Paolo Sorrentino: “Avrei voluto far vedere il film a Maradona”

Intervistato dal Corriere della Sera, Paolo Sorrentino racconta: “Il grande rammarico è non poter fare vedere questo film a Maradona. Non ho potuto mai conoscerlo personalmente, intendo per davvero. Ci siamo incrociati solo una volta, un momento così rapido, pieno di gente e giornalisti intorno. Non c’è stata mai l’occasione di parlare a lungo con lui”.
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Paolo Sorrentino si racconta al Corriere della Sera, nell'intervista odierna pubblicata all'indomani del grande successo alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia del suo "È stato la mano di Dio". Sono stati nove minuti di applausi, nei quali Paolo Sorrentino ha lasciato andare anche qualche lacrima, accompagnato dalla sua splendida famiglia. Il film, invece, parla della sua famiglia d'origine, di sua madre e suo padre, prematuramente scomparsi in seguito a una tragedia che nel film viene mostrata. Un film intimo che risponde a quanti lo hanno sempre additato per essere un "freddo": "Mi ero sempre portato appresso questa velata accusa di essere freddo, di fare film senza espormi mai in prima persona. Non c'è niente di più importante della propria famiglia, quindi è un tema che tutti i registi alla fine finiscono per raccontare". 

Le parole di Paolo Sorrentino

Nel film, citando Federico Fellini, Paolo Sorrentino fa dire al suo alter ego Fabietto (interpretato da Filippo Schisa): "La realtà non mi piace, la realtà è scadente". Il giornalista Nino Luca chiede al regista proprio un parere su questo:

Non mi piace la realtà, ci sono troppe cose che non mi piacciono. Basta aprire i giornali per trovare cose che non ci piacciono. Non sono tanto i fatti, le notizie, la cronaca. È che la realtà è faticosa, lunga, estenuante. Il cinema, dico una cosa ovvia, ha una grandissima occasione di fuggirla.

Il regista ha scritto il film in sole 48 ore: "Non è un virtuosismo ma ci avevo pensato tanto, scriverlo è stato un processo più semplice. Anche in altri film avevo messo cose mie camuffandole, mescolandole nei personaggi. Questo è senza filtri, dichiaratamente autobiografico, ma non ha senso distinguere le cose vere da quelle inventate. Il film è esclusivamente concentrato sui sentimenti. La prima parte è onirica e ci sono richiami al mio passato, è una sorta di congedo. Non è che mi pento, qui si richiedeva una cifra stilistica diversa". 

La dedica a Diego Armando Maradona

Il film porta il titolo di un'affermazione di Diego Armando Maradona, quella dopo il celebre gol con la mano nella partita dei mondiali 1986 contro l'Inghilterra: "È stata la mano di Dio". Paolo Sorrentino rivela: "Il grande rammarico è non poter fare vedere questo film a Maradona. Non ho potuto mai conoscerlo personalmente, intendo per davvero. Ci siamo incrociati solo una volta, un momento così rapido, pieno di gente e giornalisti intorno. Non c'è stata mai l'occasione di parlare a lungo con lui". 

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