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Fabio Rovazzi ci prova al cinema: “Sono sopravvissuto all’odio sul web, non ho paura delle critiche”

Fa il suo esordio al cinema, dal 18 gennaio, con “Il Vegetale” di Gennaro Nunziante (il regista storico di Checco Zalone) e Rovazzi non teme le critiche: “Vengo dall’odio del web”.
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The Pills, The JackaL e ora anche Fabio Rovazzi. L'eclettico youtuber fa il salto sul grande schermo dopo il grande successo ottenuto prima sul web e poi nel mondo della musica. Lo fa diretto da un regista che di super incassi ne ha collezionati parecchi con Checco Zalone, Gennaro Nunziante, spalleggiato da Luca Zingaretti. "Il Vegetale", questo il titolo del film, sarà al cinema dal 18 gennaio. È un film che si interroga, così come hanno fatto i The Pills e i The JackaL, seppur in maniera sensibilmente differente, sul precariato, sul mondo del lavoro adulterato da meccanismi e mezzucci sempre sul filo della legalità. "Alla mia generazione tutto questo ha portato un'eredità di nulla, il film s'interroga su come ripartire da questo nulla". Lo dice a Vanity Fair, nell'intervista pubblicata sul numero di questo mese.

Sono pronto alle critiche

Fabio Rovazzi racconta di aver preferito lasciarsi guidare su ogni livello, dalla scrittura alla regia, nonostante sul web abbia sempre diretto ogni cosa personalmente. Gennaro Nunziante, in questo senso, sembra essere una garanzia.

Ho imparato dagli errori di chi finora dal web ha esordito sul grande schermo: cinema e Youtube non hanno lo stesso linguaggio, né la stessa velocità. Se avessi tentato l’esperimento “Rovazzi che scrive il suo film” mi sarei tirato la zappa sui piedi: ho preferito togliermi di dosso l’arroganza di chi spopola sul web e farmi guidare. Zalone? Io sono l'opposto. Lui i contesti li aggredisce, io li subisco. Funziono solo così, con Gennaro abbiamo fatto le prove. Le critiche? Sono sopravvissuto a quel nucleo d'odio incredibile che è il web, non saranno di certo i commenti negativi a spaventarmi, la mia preoccupazione è che una famiglia entri in sala e si diverta.

L'idea del posto fisso è repellente

Il film parla di lavoro, eppure per Fabio Rovazzi l'idea del ‘posto fisso' la trova repellente. Quando l'intervistatore chiede al popolare cantattore se sognava un futuro ‘in cravatta', lui precisa così:

L'idea del posto fisso era repellente per me. In quarta superiore ho abbandonato anche la scuola: non una scelta intelligente, ma mi ha permesso di sperimentare strade più mie. Se vai a un colloquio e nella valigetta hai quattro buone idee, a nessuno frega niente del titolo di studio o dell’Academy che hai frequentato. Quello è sempre stato il mio bagaglio, e finora ha funzionato. Detto questo, io sono quello che ha giocato al Grattaevinci e ha vinto. Ma sono consapevole della mia precarietà e vivo sempre nell’ansia di tirare fuori nuove idee.

E in barba alla precarietà, gli obiettivi per il futuro di Fabio Rovazzi sono, nell'ordine: "Comprare casa […] se Il Vegetale andrà bene, col secondo ingaggio magari potrò comprarmi un attico con terrazzino e cinema in salotto. Quella è la mia idea massima di lusso".

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