"Non sono un santo, ma nemmeno un orco". Comincia così la lunga intervista rilasciata da Fausto Brizzi a Vanity Fair. Si tratta della prima volta in cui il regista decide di parlare pubblicamente del ciclone mediatico da cui è stato travolto, in seguito alle accuse dell'inchiesta de Le Iene, che lo accusavano sostanzialmente di molestie e abuso di potere a scopo di favori sessuali messo in atto nei confronti di attrici e mestieranti del mondo dello spettacolo. Oggi un Tribunale ha sentenziato che in quelle accuse non c'è nulla, scagionando completamente Brizzi, che racconta di aver cancellato moltissime persone dalla sua vita e riavvolge il nastro, raccontando di aver saputo che il caso stesse montando pochi giorni prima che arrivasse a occupare le prime pagine di giornali e telegiornali. Da allora un grande silenzio, con risposte che non sono arrivate attraverso la Tv:

I processi non si fanno nei talk show […] Quando è uscito il mio nome ho detto al mio avvocato di far sapere che ero disponibile a essere ascoltato in qualsiasi momento […] Ho messo a disposizione il mio telefono, e ho consentito l'accesso ai miei dati, mail e alla mia sfera privata in assoluta trasparenza e buona fede […] Non avevo nulla da nascondere ed era il solo modo per sdebitarmi.

Brizzi delegittima le accuse arrivate al suo indirizzo, ribadendo come un giudice le abbia ritenute prive di fondamento, e definendo il suo come un comportamento trasparente. Ma parla anche delle sensazioni vissute in quei mesi: "Mi sembrava di essere altrove. Ero morto e ho assistito al mio funerale […] È stato tremendo, era come se scontassi una punizione ancor prima che venisse pronunciata una sentenza".

Le accuse anonime pervenute al suo indirizzo parlavano di provini falsi, organizzati in un suo appartamento per convincere le ragazze a stare con lui. In questo caso Brizzi parla addirittura di una distorsione mediatica, visto che nessuna delle accusatrici ha mai parlato di provini: "Le donne mi piacciono, non l'ho mai nascosto. Ho sedotto e abbandonato, sono stato sedotto e abbandonato. Ma con le ragazze con cui sono stato ci siamo sempre lasciati col sorriso". Sulla possibilità che potesse esserci una posizione dominante, in quanto regista:

Probabilmente, con il senno di poi eravamo entrambi mossi da ambiguità […] Forse io cercavo un momento di evasione e le ragazze un'opportunità. Questo però non posso saperlo. […] Non è una molestia tentare di sedurre o approcciare una persona, lasciandole la possibilità di dire no all'avance.

Il vero pentimento è verso la moglie, Claudia Zanella, con la quale la relazione è finita ma che ha saputo stargli vicino nel momento più complicato, chiedendo sin dal principio della vicenda, attraverso una lettera pubblica, che la cosa potesse essere vissuta in forma privata. "Ho compiuto molti errori – dice Brizzi – e li ho compiuti soprattutto con Claudia. Ha sofferto molto e quando la bufera è finita ci siamo lasciati (ora ha una nuova compagna, ndr). Era la donna della mia vita. Siamo molto amici, anzi siamo una famiglia. Ma abbiamo capito che quello che era successo, nel periodo in cui lo sputtanamento globale invadeva ogni aspetto del nostro privato, sarebbe rimasto come un'ombra nelle nostre conversazioni". E aggiunge:

L'unica donna cui ho mancato di rispetto è stata Claudia, non certo le ragazze in questione

Presto Brizzi sarà al cinema con il suo nuovo film, "Modalità Aereo", e racconta di una carriera che, dopo iniziali difficoltà, oggi sembra gli abbia porte insolite, come le diverse proposte di recitare. Ma il rancore resta: "Nei confronti di chi mi aveva sbattuto in prima pagina ho provato istinti omicidi […] Ero roso dalla domanda: ‘Riuscirò mai a dimostrare che non sono quello che vogliono far apparire?".