Il 6 ottobre 1999, a Westwood in California, usciva uno dei gioielli registici del visionario David Fincher, Fight Club. Nel film, Edward Norton è un uomo frustrato che lavora nel ramo assicurativo di un’azienda automobilistica. E’ sempre depresso, ansioso e schiavo del consumismo, ma un giorno decide di reagire frequentando gruppi d’ascolto di persone affette da varie (o presunte) patologie, dove conosce la bella Marla (Helena Bonham Carter). Durante un viaggio di lavoro, incontra anche l’eccentrico Tyler Durden (Brad Pitt), produttore e venditore di saponette che, dopo l’esplosione della casa del protagonista/narratore, decide di ospitarlo nella sua abitazione. Presto, però, Tyler lo coinvolgerà nella creazione del Fight Club, un circolo d’incontri clandestini in cui i partecipanti – tutti insoddisfatti e repressi – si pestano a sangue per sentirsi vivi. Il progetto, però, gli sfuggirà di mano e da quel momento inizieranno guai seri.

L'alienazione dell'uomo moderno schiacciato dal consumismo

Basato sull’omonimo e straordinario romanzo di Chuck Palahniuk, Fight Club ci travolge subito attraverso le vicende del protagonista Norton – anche narratore del film – che è simbolo dell’alienazione e del disagio dell’uomo moderno, schiacciato dal consumismo e dalla “corsa al possesso” dei beni materiali. Fincher è bravissimo nel portare sul grande schermo tutte le sue ossessioni, l’insonnia, l’angoscia, l’odio verso il proprio lavoro, che cercano riparo e sfogo nei gruppi di mutuo aiuto. Tyler diventa la proiezione del suo io positivo, dell’uomo che avrebbe voluto essere, senza gabbie, senza sovrastrutture e il Fight Club, con le sue originali regole, è l’arena dove ribellarsi e combattere i propri disagi. Si tratta di 139 frenetici minuti che catturano l’attenzione dall’inizio e non la mollano fino al climax finale, parabola di una realtà che ormai pesa troppo e che ha raggiunto l’apice dell’autodistruzione.

Gli incassi e l'indifferenza dell'Academy

Fincher, naturalmente, sapeva di poter contare su un bravissimo sceneggiatore come Jim Uhls, del grandioso direttore della fotografia Jeff Cronenweth e del compositore Dust Brothers. E sapeva anche che Edward Norton, Brad Pitt e Helena Bonham Carter avrebbero dato il 100% del loro immenso talento, costruendo tre personaggi che sono già nella storia del cinema. Costato 63 milioni di dollari, Fight Club non fu premiato dal botteghino, dato che ne incassò solamente 100, m fu premiato dalle vendite home video che, con il passare degli anni, lo hanno reso un imprescindibile cult. Purtroppo, anche l’Academy aveva gli occhi bendati all’epoca e, infatti, la pellicola ottenne solo la nomination al Miglior montaggio sonoro, nient’altro. Ogni altro commento risulterebbe superfluo.