È morto a 96 anni Franco Zeffirelli, regista e grande maestro del cinema italiano. La storia della sua vita privata è un film a parte, una pellicola dall’impatto emotivo inimmaginabile, articolatasi a partire dalla nascita sofferta. Zeffirelli è cresciuto senza un uomo che gli facesse da padre. Colui che lo aveva concepito, il commerciante di stoffe Ottorino Corsi, non volle riconoscerlo perché già sposato. Decise di dargli il suo cognome solo quando Zeffirelli aveva ormai 19 anni. A quel punto, però, quel nome, Corsi, non gli sarebbe più servito.

L’amore riversato sui figli adottivi

Zeffirelli adottò i figli Pippo e Luciano quando avevano già superato i 30 anni. Qualche anno fa, di loro disse: “Io sto diventando vecchio. E ho adottato due persone. Che portano il mio cognome e avranno ciò che spetta loro quando verrà il momento… spero tardi. Nel frattempo, ora che ho qualche problemino di salute, mi sostengono, mi aiutano: così come succede tra figli e padre. Sono adulti. Uno ha 40 anni, l'altro 46. L' adozione risale a cinque o sei anni fa. Hanno vissuto con me per gran parte della vita. Io voglio bene a loro e loro a me. Molto sinceramente”. A loro, diversamente da quanto accadde quando era lui a essere figlio, Zeffirelli ha deciso di dare il suo cognome:

Ho costruito la mia famiglia, la mia scuderia, attraverso il lavoro. Pippo e Luciano hanno il mio nome, li ho tirati su con i problemi che tutti i figli creano. Dei figli ‘veri’ non potrebbero essere migliori di loro. E poi ho avuto molti amici. Ma forse ho cambiato troppe madri, sono diventato diffidente. Ancora oggi, alla mia età, ad ogni offerta di affetto provo lo stesso imbarazzo di quando ero bambino: penso che non durerà.

L’abbandono del padre, fu cresciuto da una zia

Il maestro del cinema scomparso oggi nacque dalla relazione clandestina tra Ottorino Corsi e Alaide Garosi Cipriani, sposata con un avvocato. Restò incinta del suo amante, continuando a sperare inutilmente per anni che quell’uomo si decidesse a riconoscere il loro amore: “Mia madre sperava di ricostruire una nuova famiglia intorno a me, che ero l’unico figlio maschio di mio padre. Faceva assurde fantasie su un divorzio che non sarebbe mai avvenuto. Ha tenuto testa a una città intera. Tutti lo sapevano, il bimbo nel suo grembo non poteva essere del marito, che si stava spegnendo in sanatorio. Seguì il feretro col pancione, vedova incinta di un altro uomo: si può solo immaginare lo scandalo”. Aveva 6 anni quando la madre morì di tubercolosi. Finì in un istituto che riuscì ad abbandonare solo anni dopo quando zia Lide, cugina del padre, decise di adottarlo.

Il legame con Luchino Visconti

Negli anni 50, non ancora 30enne, Zeffirelli incontrò Luchino Visconti. Vissero un rapporto travagliato, costellato da successi professionali e da una profonda connessione privata. Convivevano nella villa di Visconti a Roma, residenza che Zeffirelli abbandonò solo quando quella relazione finì per consumarsi. Nel 2013, quasi 40 anni dopo la morte del suo mentore, il regista raccontò: “Di Luchino ero innamorato alla greca. Un amore viscerale e profondo. Mi impregnavo della sua grandezza e della sua superbia e in cambio, lui mi offriva affetto. Era colto, altero, rabbioso, complesso. Mi affidò la scenografia di Un Tram chiamato desiderio, trascorremmo insieme anni meravigliosi. Tra noi c’era una comunicazione profonda”.