Il grande e amatissimo Terence Hill, nome d’arte di Mario Girotti, il 29 marzo compie 80 incredibili anni. L’attore è diventato una star grazie al sodalizio artistico col compianto Bud Spencer, col quale ha girato 16 film, ma nella sua lunghissima carriera ha girati più di 77 pellicole, di cui 40 come Mario Girotti e 33 come Terence Hill. L’esordio risale al 1951, quando Dino Risi gli offre una piccola parte in “Vacanze col gangster”, ma poi la sua stella inizia a decollare nel 1967 grazie a “Dio perdona… io no!”, di Giuseppe Colizzi, a cui seguiranno altri cult come “Lo chiamavano Trinità”, “… più forte ragazzi!”, “Il mio nome è Nessuno” e tantissimi altri titoli. Oggi, l’attore è uno dei volti più amati della tv, grazie a fiction di successo come “Don Matteo” e “Un passo dal cielo” e, per festeggiare il suo compleanno, ecco 10 lungometraggi che non potete non aver visto.

“Dio perdona… io no!”(1967), di Giuseppe Colizzi

Nel film di Colizzi, Terence Hill è Cat “Doc” Stevens un pistolero abituale frequentatore di saloon che, un giorno, viene fermato da Hutch “Earo” Bessy (Bud Spencer), un pistolero assunto da una compagnia di assicurazioni che sta indagando sul furto di 300.000 dollari in oro da un treno merci. L’uomo è convinto che l’artefice sia Bill Sant'Antonio, un violento bandito che però risulta già morto. Insieme, si metteranno sulle sue tracce. Con questo film, girato ad Almeria, in Spagna, ma anche a Civitavecchia, Colizzi da il via al fruttuoso sodalizio da Hill e Spencer e, infatti, lo stesso regista firmerà anche “I quattro dell'Ave Maria”(1968) e “La collina degli stivali”(1969). E dire che, all’inizio, come attore da affiancare a Spencer era stato scelto Peter Martell, che però, poco prima delle riprese, ebbe un piccolo incidente che segnò l’inizio del successo di Hill.

“Lo chiamavano Trinità…”(1970), di E.B. Clucher

La pellicola racconta la storia di Trinità (Hill) e Bambino (Spencer), due fratelli definiti, il primo, "la mano destra del diavolo", il secondo, "la mano sinistra del diavolo". Trinità è un criminale abile con la pistola ma pigro, sceglie infatti sempre un approccio astuto negli scontri, prediligendo le scazzottate. Bambino è un ladro di cavalli poco socievole, rozzo e molto "orso" nei modi. Quando Bambino evade dal carcere, Trinità lo costringe a mettersi al servizio della povera gente del paese, angustiata dalle malefatte del perfido latifondista, il maggiore Harriman. Borghese perfido e violento, sarà lui l'antagonista principale del film. Nato come una versione comica, non parodica, del western all'italiana e uscito in un momento storico dove il genere cominciò a conoscere il suo periodo di declino, la pellicola di Enzo Barboni ebbe il merito di rivoluzionare il genere e dargli nuova linfa. La sua natura scanzonata rispetto agli stereotipi dei western classici spinsero molti critici a chiamare a mutuare il nome del genere da "spaghetti-western" a "fagioli-western" (come le fagiolate succulenti che spadellavano Terence Hill e Bud Spencer). Il successo fu tale da invogliare la produzione a girare il sequel l'anno seguente "Continuavano a chiamarlo Trinità".

“… più forte ragazzi!”(1972), di Giuseppe Colizzi

Plata (Hill) e Salud (Spencer), sono due amici e piloti che si occupano di portare a destinazione aeroplani che devono essere rottamati. Proprio con uno di questi, iniziano a commerciare con alcuni cercatori di smeraldi, scatenando l’ira di uno speculatore del settore che si sguinzaglierà contro le autorità del posto. Naturalmente, i due, sapranno sempre come cavarsela. Colizzi sposta l’azione in Amazzonia (il film è stato girato, però, interamente in Colombia), ma il ritmo e le “mazzate” restano le stesse e il successo è assicurato. La chicca in più è la colonna sonora composta dagli Oliver Onions, cioè i fratelli Guido e Maurizio De Angelis, che portarono a casa il Nastro d’Argento per il loro lavoro.

“Il mio nome è Nessuno”(1973), di Tonino Valerii

Hill è Nessuno, uno scaltro pistolero che, un giorno, s’imbatte nel suo più grande idolo: il leggendario Jack Beauregard (Henry Fonda). Il suo mito ormai è stanco e intende ritirarsi ma Nessuno cercherà di coinvolgerlo in un’ultima grande impresa, cioè quella di annientare il "Mucchio selvaggio", una banda di 150 pistoleri che spadroneggia nel Far West. Una volta terminato lo scontro, Nessuno organizzerà per Beauregard la perfetta uscita di scena: la sua morte. Prodotto da Sergio Leone, scritto da Ernesto Gastaldi e con le musiche di Ennio Morricone, il film ottenne un ottimo successo di pubblico, grazie anche alla presenza di una grande star come Fonda.

 “…altrimenti ci arrabbiamo”(1974), di Marcello Fondato

Marcello Fondato ricompone la coppia Hill/Spencer, qui nei panni del camionista Kid e del meccanico Ben, uniti dalla passione per l’autocross. I due vincono una cosa a pari merito e il premio in palio è un’originale macchina “dune buggy”. Kid e Ben, però, invece di venderla e dividersi la somma ricavata, decidono di giocarsela in una gara di resistenza gastronomica in un luna park che sarà, purtroppo interrotta da una banda di motociclisti con cattive intenzioni. Da quel momento, ne succederanno di tutti i colori. “…altrimenti ci arrabbiamo” è una delle commedie più note ed amate dai fan della coppia perché estremizza tutti i canoni e le gag già collaudate in passato.

“Porgi l’altra guancia”(1974), di Franco Rossi

Nel 1890, in un villaggio dei Caraibi, Padre Pedro de Leon (Bud Spencer) e Padre G. predicano il Vangelo aiutando i nativi a difendersi dai soprusi del governatore locale, il marchese Gonzaga (Robert Loggia). La scoperta del fatto che Padre G. è un ex galeotto, un Robin Hood che adesso difende i più deboli non fa scomporre Padre Pedro che decide di non scaricarlo e, a suon di cazzotti, si scaglieranno contro Gonzaga. Franco Rossi, con lo sceneggiatore Augusto Caminito, stavolta, danno un significato più profondo agli sganassoni della coppia, affrontando la tematica dello sfruttamento senza freni delle classi più deboli, purtroppo sempre attuale. Un plauso particolare alle stupende scenografie di Francesco Bronzi e alla fotografia di Gabor Pogany.

“I due superpiedi quasi piatti”(1977), di E.B. Clucher

E.B. Clucher ci porta nella vita di Wilbur (Spencer) e Matt (Hill), due disoccupati che a Miami decideranno di dare una svolta alla loro situazione facendo una rapina. Purtroppo, il destino non è dalla loro, dato che sbagliano indirizzo e si ritrovano nell'ufficio reclutamento della polizia. Decidono, quindi, di arruolarsi per sviare i sospetti e, in seguito, ne faranno di tutti i colori per farsi cacciare, anche se, con i loro metodi poco ortodossi, risolveranno un caso misterioso e incastreranno una pericolosa banda di trafficanti di droga. La coppia d’oro tornò a recitare insieme per la nona volta, dopo un periodo di pausa, rincontrando Enzo Barboni (il regista e sceneggiatore), che li aveva portati al successo con le pellicole di “Trinità”. Il successo fu immediato e, ad oggi, “I due superpiedi quasi piatti”, è considerata forse la commedia migliore di tutti gli altri lungometraggi girati assieme. Il merito è anche di uno script ancora più ricco di gag; nella maggiore cooperazione e confidenza tra i due protagonisti, che raggiungono realmente un’alchimia perfetta; nella miriade di scazzottate che finiscono per definire nettamente il predominio dei buoni sui cattivi.

“Pari e dispari”(1978), di Sergio Corbucci

Al guardiamarina Johnny Firpo (Hill) viene dato l’incarico di sgominare una banda specializzata nel gioco d'azzardo. Johnny Firpo, però, non s’intende di questo tipo di missioni e così ingaggia il suo fratellastro, il camionista Charlie (Bud Spencer). Insiene, inizieranno a vincere scommesse su scommesse, mettendo in crisi l’organizzazione e arrivando, ovviamente, anche alle amate scazzottate per imporsi una volta per tutte. Sergio Corbucci firma la sceneggiatura con Mario Amendola, suo fratello Bruno e Sabatino Ciuffini, affidando la fotografia a Luigi Kuveiller e le musiche sempre ai fratello De Angelis. Nei panni di Suor Susanna c’è una giovane Marisa Laurito. Da rivedere all’infinito.

“Nati con la camicia”(1983), di E.B. Clucher

Doug O’Riordan (Spencer) è appena uscito di prigione e incontra Rosco Fraker (Hill), un abile ventriloquo che se ne va in giro sui pattini a rotelle. Dopo una rissa in un locale e una serie di eventi surreali, i due vengono scambiati per due agenti della CIA e ingaggiati per sgominare un’organizzazione criminale mondiale capeggiata dal malvagio K1 (Buffy Dee). Clucher da un tocco ancora più “internazionale” alle (dis)avventure della celebre coppia, dando molto risalto alle location, tutte situate a Miami, in Florida e girando alla pellicola alla “007”. Una ventata di aria fresca che ci voleva e che diede i suoi frutti.

“Don Camillo”(1984), di Terence Hill

Nel 1984, Terence Hill decise di girare il remake di “Don Camillo”, riservandosi anche il ruolo da protagonista. Le vicende del personaggio, portato al successo dai libri di Giovannino Guareschi e al cinema dal grande Fernandel, a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, vengono spostate negli anni ’80 e anche la location passa da Brescello a Pomponesco. Lo stesso Don Camillo è più moderno, ma purtroppo, i rapporti col sindaco comunista del paese, Peppone (Colin Blakely), sono sempre pessimi. Peggioreranno ancora quando Don Camillo verrà a sapere che, durante la partita di calcio tra Angeli e Diavoli, finita 3 a 2 per i secondi, Peppone ha pagato l’arbitro. Da quel momento, ne vedremo delle belle.