50 film, 2 Oscar e decine di altri premi ne hanno fatto uno dei pilastri di Hollywood. Nonostante tutte le diatribe legali, molto gravi, che hanno travolto come uno tsunami la sua vita,  è innegabile che Kevin Spacey sia uno degli attori più bravi e carismatici della storia del cinema. Il 26 luglio compie 60 anni e a partire dagli anni ’80 fino ad oggi ci ha regalato perle sensazionali come “I soliti sospetti”, “Seven”,American Beauty”, “The Life of David Gale” e, dal 2013 al 2017, ci ha tenuti incollati alla poltrona con la serie cult “House of Cards”, in cui vestiva i panni di Frank Underwood, il politico assetato di potere che tenterà, con ogni mezzo, di scalare le gerarchie più alte del governo degli USA.

Verso la fine del 2017 iniziano per lui i guai legali quando, trascinato dal caso Weinstein, fu accusato di molestie dall’attore Anthony Rapp. Spacey, all’epoca, dichiarò la sua omosessualità scusandosi e dichiarando di non ricordarsi dell’accaduto perché ubriaco. Col tempo, altre persone lo hanno accusato, tra le quali anche il giornalista Heather Unruh, le cui accuse sono cadute solo il 17 luglio scorso. Al di là di tutto questo, per rendere omaggio alla sua immensa carriera, ecco 6 delle sue pellicole più belle in assoluto.

“I soliti sospetti”(1995), di Bryan Singer

Il fenomenale action-thriller di Bryan Singer ci porta a San Pedro, in California, dove una nave esplode provocando la morte del noto criminale, Dean Keaton (Gabriel Byrne), ucciso nella stiva da un ignoto killer, che ha provocato la morte anche del resto dell’equipaggio. L’unico sopravvissuto è il delinquente storpio Ruger “Verbal” Kint (Kevin Spacey), che viene interrogato dal poliziotto David Kujan (Chazz Palminteri). Verbal dichiara che 6 settimane prima si era trovato in un confronto all’americana con quattro criminali: Dean Keaton; McManus (Stephen Baldwin) e il socio Fenster (Benicio del Toro) e lo specialista in esplosivi Todd Hockney (Kevin Pollak). In seguito, il gruppo decide di tendere una trappola ad un gruppo di poliziotti corrotti che permettevano a trafficanti di droga e smeraldi di fare quello che volevano. Il colpo riesce ma la situazione precipita quando ricevono l’ordine di rapinare degli smeraldi da un texano. Tre uomini restano uccisi e sul gruppo criminale fa leva un boss che inizia a ricattarli. In tutto ciò, c’entra il nome del misterioso genio del crimine Kaiser Soze, che ha ordinato di sterminare l’equipaggio per far sparire la droga e tenersi tutti i soldi. Un capolavoro assoluto fatto ad incastro, come una sorta di mosaico del crimine che vede spiccare Kevin Spacey, vincitore del premio Oscar come Miglior attore non protagonista e la sceneggiatura di Christopher McQuarrie, al quale andò la seconda meritatissima statuetta. Recuperartelo subito.

“Seven”(1995), di David Fincher

Il cult di David Fincher racconta la storia di un killer astuto e spietato che uccide le sue vittime in maniera raccapricciante. Sulle sue tracce ci sono il giovane e ambizioso Mills (Pitt), alla prima missione, e l'esperto Somerset (Morgan Freeman). I due, anche se totalmente diversi, imparano a convivere man mano che la caccia all'assassino si fa più serrata e il mistero comincia a districarsi. Il killer infatti, sceglie le vittime e le uccide seguendo i sette peccati capitali. Le indagini si soffermano su un certo John Doe (Kevin Spacey) e, man mano che avanzano, le scoperte si faranno sempre più raccapriccianti. Tra atmosfere dark, scene crude e violente, regia sensazionale e performance attoriali da urlo, “Seven” è uno dei thriller decisamente migliori di sempre, con un cast da paura, 327 milioni di dollari d’incasso e 1 Oscar al Miglior montaggio. Troppo poco, anzi, pochissimo.

“L.A. Confidential”(1997), di Curtis Hanson

Hanson ci porta nella Los Angeles degli anni ’50 dove tre poliziotti – il tenente Ed Exley (Guy Pearce), il sergente Jack Vincennes (Kevin Spacey) e Bud White (Russell Crowe) – cercano in modi diversi di fare carriera e di mettersi in mostra. Jack organizza arresti spettacolari di personaggi del mondo dello spettacolo per conto di Sid (Danny DeVito), editore di una rivista di scandali. L’onestissimo Ed, invece, denuncia gli eccessi di violenza di alcuni colleghi e ottiene una promozione. Bud, si trova di fronte alla morte del suo collega appena andato in pensione e inizia una pericolosa indagine. A fare da tramite c'è Lynn (Kim Basinger), una giovane donna che assomiglia all’attrice Veronica Lake e che appartiene proprio ad una compagnia di sosia di attrici famose diretta dal ricco Pierce Morehouse Patchett (David Strathairn). Quando i nodi verranno al pettine, i poliziotti si troveranno di fronte ad una sconcertante verità. Basato sull’omonimo romanzo di James Ellroy, il film è uno dei migliori noir della storia del cinema, con trame e sotto trame che s’incastrano e s’ingarbugliano come un labirinto incorniciato dalla straordinaria fotografia di Dante Spinotti e dalle musiche di Jerry Goldsmith. La pellicola riuscì a portare a casa anche due Oscar – alla Migliore attrice non protagonista (Kim Basinger) e  alla Migliore sceneggiatura non originale.

“American Beauty”(1999), di Sam Mendes

Spacey è Lester Burnham, un 42enne che vive la sua monotona vita in maniera sempre uguale e senza alcuno spiraglio di “salvezza”. Il suo lavoro di scrittore per un periodico non lo soddisfa e riesca anche di perderlo; sua moglie e sua figlia lo odiano, ma un giorno, grazie alla conoscenza dell’amica di sua figlia, Angela (Mena Suvari) sembra rinascere e col suo giovane vicino Ricky (Wes Bentley), figlio del severo colonnello Frank Fitts (Chris Cooper), inizia anche a fumare marijuana. Lester si licenzia e inizia a godersi la vita con la sua liquidazione. Ma la situazione precipita quando il colonnello Fitts inizia a sospettare che tra Lester e Ricky ci sia una relazione. Mendes portava al cinema, ormai 20 anni fa, tutte le frustrazioni e ipocrisie peggiori della società americana, con un Kevin Spacey al massimo del suo fulgore, vincitore dell’Oscar come Miglior attore protagonista, che da vita ad un personaggio magnetico, disturbante, patetico e tremendamente affascinante che è già entrato nella storia del cinema.

“The Life of David Gale”, di Alan Parker

Nel meraviglioso film di Alan Parker, Kevin Spacey è David Gale, professore alla Texas University e avvocato che si batte da sempre per l'abolizione della pena capitale. L’uomo verrà ingiustamente condannato a morte per aver violentato e ucciso un'attivista. Per dimostrare la sua innocenza, decide di rilasciare un'intervista alla giornalista Bitsey Bloom (Kate Winslet), nota per la sua estrema riservatezza, alla quale dice davvero tutto, non risparmiando alcun particolare. Sarà davvero innocente? Parker usa i flashback in maniera superba per ricostruire tutta la vita recente di David Gale e rimettere a posto i pezzi di un vaso che perde acqua da tutte le parti. La suspense è garantita e la curiosità spinge lo spettatore a vedere fino alla fine come andrà a finire la storia di Gale, rimanendo estasiati dalle musiche serrate di Alex e Jake Parker e dalla sceneggiatura sfolgorante di Charles Randolph. Che dire di Spacey? Inarrivabile.

“Elvis & Nixon”(2016), di Liza Johnson

Liza Johnson è la regista di questa folle commedia, con Kevin Spacey e Michael Shannon. La pellicola è ispirata a fatti realmente accaduti, nel dicembre del 1970, quando la star planetaria Elvis Presley (Shannon) incontrò il Presidente Richard Nixon (Spacey) alla Casa Bianca. Il re del rock’n’roll entrò nella stanza ovale per un incontro segreto col Presidente. Il colloquio era stato chiesto da Presley con una lettera di sei pagine che iniziava così: “Caro Signor Presidente, innanzitutto vorrei presentarmi, sono Elvis Presley, l’ammiro, ho molto rispetto per la sua carica e vorrei diventare un agente del governo sotto copertura!”. Incredibile, scritto alla grande, bizzarro e grottesco ma semplicemente fenomenale.