Nella lista degli attori più camaleontici di Hollywood, il suo nome è sicuramente tra i primi 10. John Malkovich, 65 anni il 9 dicembre, ha girato finora 77 film e ha sempre dimostrato un trasformismo fuori dal comune, passando dall’action al dramma, fino alla commedia con estrema naturalezza, ammaliandoci con il suo sguardo, all’occorrenza da canaglia o da “cattivissimo”. La sua carriera inizia nel 1984 col film “Le stagioni del cuore”, di Robert Brenton, ma poi prosegue con pellicole fenomenali come “L’impero del sole”, “Le relazioni pericolose”, “Nel centro del mirino”, “Essere John Malkovich”, fino a “Educazione siberiana” del nostro Gabriele Salvatores. Incredibilmente ancora senza Oscar, l’attore però l'ha sfiorato due volte, nel 1984 e nel 1993, ma adesso, per festeggiare il suo compleanno, ecco 7 dei suoi migliori film che non potete non aver visto.

“L’impero del sole”(1987), di Steven Spielberg

Spielberg racconta la storia dell’11enne Jim (Christian Bale), figlio di inglesi che vive in una lussuosa villa a Shangai. Quando nel 1941 l’esercito giapponese invade la Cina proprio a Shangai, Jim perde di vista i suoi genitori per recuperare un aeroplanino giocattolo. Mentre si aggira da solo per le strade della città s’imbatte in Basie (John Malkovich), ladruncolo americano che vuole approfittare della sua ingenuità, ma entrambi saranno condotti dai giapponesi in un campo di concentramento. I due resteranno qui tre anni, fino all’intervento degli americani, vivendo anche il lancio della bomba atomica e ad un finale commovente e profondo. Il Re Mida Spielberg, 31 anni fa, ci regalava un’altra sua perla in cui sfoggia tutti i suoi virtuosismi registici, supportati anche dalla straordinaria fotografia di Allen Daviau, dalle scenografie di Norman Reynolds e dagli effetti speciali della Industrial Light & Magic. Impossibile non ricordare le musiche del grande John Williams e l’alchimia perfetta tra un piccolo ma già gigantesco Christian Bale e Malkovich. Tutti ingredienti che portarono al film ben 6 nomination agli Oscar.

“Le relazioni pericolose”(1988), di Stephen Frears

Frears ci porta nella Francia pre-rivoluzionaria del XVIII secolo. Qui, il nobile Sébastien di Valmont colleziona donne su donne. A sfidare la sua fama di conquistatore, ci pensa la Marchesa de Merteuil (Glenn Close) che, per vendicarsi del fatto di essere stata abbandonata, gli chiede di sedurre una giovane promessa sposa del suo vecchio amante. Valmont ci riesce facilmente, ma la Marchesa alza la posta e gli chiede di provare con Madame de Tourvel (Michelle Pfeiffer), moglie di un magistrato. Valmont però se ne innamora e proprio il comportamento della donna e le sue parole lo faranno riflettere sulla sua vita. Il destino non sarà dalla loro parte. Intrighi, tradimenti, passione, non potevano non far presa sul pubblico, soprattutto quando sono poi messi in scena da una squadra di attori, capitanata da Malkovich e una sceneggiatura perfetta scritta da Christopher Hampton. Fotografia, costumi e musiche sono elegantissime e impressionanti nella loro sontuosità e i tre Oscar arrivarono per lo script, per la scenografia e i costumi.

“Il tè nel deserto”(1990), di Bernardo Bertolucci

Bertolucci, nel 1990, portava nelle sale la sua trasposizione del romanzo di Paul Bowles raccontando la storia dei tre americani Port Moresby (Malkovich), sua moglie Kit (Debra Winger) e il loro amico George (Campbell Scott) che, nel 1947, arrivano a Tangeri, in Africa. Port è un musicista in crisi e anche sua moglie è una scrittrice in cerca d’ispirazione. In più, Port è in competizione con George ma l’uomo contrarrà il tifo e morirà poco dopo. Sua moglie Kit proseguirà da sola nel deserto del Sahara ma sarà raccolta da una carovana di Tuareg, intrecciando una turbolenta storia d'amore con il loro capo. Una storia avvincente che magnetizza subito l’attenzione e che si spacca letteralmente in due parti differenti dal momento della morte di Malkovich, e che mette in evidenza le nette differenze tra i due continenti, quello americano e quello africano. Immense la fotografia del nostro Vittorio Storaro e le musiche di Ryuichi Sakamoto e Richard Horowitz, ai quali andò l’Oscar alla Miglior colonna sonora.

“Nel centro del mirino”(1993), di Wolfgang Petersen

Frank Horrigan (Clint Eastwood) è un agente dei servizi segreti che, nel 1963, era addetto alla scorta personale di John. F. Kennedy. Dopo il suo assassinio non si è più ripreso, tormentato dai sensi di colpa. L’occasione del riscatto personale arriva quando il nuovo Presidente è minacciato dal killer Mitch Leary (Malkovich), soprannominato “Booth”, proprio come l’assassino di Abraham Lincoln. Leary è un osso duro e conosce tutte le debolezze di Horrigan, facendolo dannare prima di arrivare ad un resa dei conti da storia del cinema. La coppia Eastwood/Malkovich è il pilastro di tutto il film ed è aiutata da uno script tagliente, opera di Jeff Maguire. Thriller giocato sulla psicologia ma anche ricco d’azione, dove dominano la tensione e la voglia di riscatto. Il “cattivo” di Malkovich è da 10.

“Con Air”(1997), di Simon West

Nel cult “Con Air”, Malkovich è Cyrus Grissom, un ergastolano psicopatico che fa parte del pericoloso gruppo di criminali che, ogni anno, viene trasportato con l’aereo Jailbird da una prigione all’altra. Tra loro, c’è anche Cameron Poe (Nicolas Cage), detenuto in libertà provvisoria, che riesce ad ottenere un passaggio sull'aereo per rivedere la moglie e non mancare all'ottavo compleanno della figlia. Purtroppo, sarà coinvolto nel dirottamento messo a punto proprio da Cyrus, che metterà a rischio la vita di tutti pur di evadere. “Con Air” è una pietra miliare del genere action-thriller in cui tutto è portato all’estremo e dove, oltre a Cage e Malkovich, possiamo trovare altre stelle del calibro di John Cusack, Ving Rhames, Danny Trejo e Steve Buscemi. Incredibili gli effetti speciali di Dawn Ascher che, nella seconda parte del film, esplodono in un crescendo di adrenalina che tiene incollati ancora alla poltrona, anche a 21 anni di distanza dall’uscita nelle sale.

“Essere John Malkovich”(1999), di Spike Jonze

Spike Jonze racconta la storia di Craig Schwartz (John Cusack), un burattinaio squattrinato che vive con sua moglie Lotte (Cameron Diaz), che lavora in un negozio di animali. Un giorno, Craig trova un impiego come archivista della LesterCorp, un’azienda situata al settimo piano di un palazzo di New York.  Qui Craig s’innamora anche della collega Maxine (Catherine Keener) e casualmente si accorge di una di piccola porta, nascosta dietro uno schedario, che lo porta nella testa di John Malkovich. Dopo 15 minuti, si ritrova in New Jersey in un prato vicino all’autostrada. Da quel momento, creerà una società che permetterà a tutti di essere John Malkovich, per 15 minuti, al prezzo di 200 dollari. Ne succederanno di tutti i colori. Folle, metafisico, comico, geniale, ci sarebbero mille aggettivi per descrivere il film di Spike Jonze, all’epoca al suo esordio come regista, e infatti affascina proprio perché non riusciamo ad inquadrarlo in un solo genere. Il non-sense generale è il collante che ci porta a riguardarlo infinite volte, scoprendo sempre nuove sfaccettature e, proprio questo, lo rende un cult della cinematografia mondiale.

“Educazione siberiana”(2013), di Gabriele Salvatores

Gabriele Salvatores, nel 2013, sbarcava nelle sale questo straordinario film drammatico tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Nicolai Lilin, del 1980. Il film, il primo del regista girato completamente in Lituania e in lingua inglese, ci porta in Transnistria, una regione della Moldavia occidentale e si svolge in un arco di tempo di dieci anni, dal 1985 al 1995. Con la caduta del muro di Berlino, nel 1989 e tutto quello che ne consegue, nel 1990 anche la Moldavia si autoproclama indipendente, ma non è riconosciuta da nessuno Stato. In questa cittadina vive una comunità perseguitata dove valgono ancora le vecchie regole siberiane. Sono malavitosi chiamati Urka siberiani e si definiscono “criminali onesti”. Kuzja (Malkovich), nonno di Kolyma (Arnas Fedaravicius) e Gagarin (Vilius Tumalavicius), cerca di educare i due nipoti nel rispetto delle tradizioni, ma il loro mondo si sta trasformando, il regime comunista è allo sbando più totale e s’impone sempre di più il libero mercato, quindi i due nipoti si troveranno coinvolti in cambiamenti esorbitanti tra il vecchio e nuovo mondo. Bellissimo racconto di formazione e insieme crime movie che cerca di mescolare tradizione e rottura della stessa con nuove regole. Intenso, reale e reso speciale da uno script assolutamente straordinario, scritto dal regista con Stefano Rulli e Sandro Petraglia, “Educazione siberiana” colpisce allo stomaco soprattutto nella seconda parte e resta, ad oggi, uno dei migliori film di Malkovich.