90 anni di una leggenda: il 31 maggio 2020 Clint Eastwood tocca l'ambito traguardo anagrafico, a coronamento di una carriera tra le più longeve e straordinarie della storia di Hollywood. Da attore iconico e granitico, lanciato al di qua dell'oceano dallo spaghetti western di Sergio Leone e poi dai film dell'ispettore Callaghan, a regista tra i più acclamati dell'epoca contemporanea, Eastwood è l'ultimo cantore del cinema classico americano.

La carriera d'attore: da Sergio Leone a Callaghan

Nato a San Francisco il 31 maggio 1930, con una infanzia girovaga a causa del lavoro del padre, durante il servizio militare riesce a evitare per un soffio la partenza per la guerra di Corea e sopravvive a un atterraggio di fortuna con un cacciabombardiere. Sbarcato a Hollywood, ottiene il primissimo ruolo con "La vendetta del mostro" e, dopo qualche B-movie, raggiunge la popolarità con la serie tv di culto "Rawhide", tradotta in italiano "Gli uomini della prateria" (celeberrima la sigla, cantata anche in "The Blues Brothers"). Proprio in quel periodo, viene chiamato in Europa per un film western italiano ispirato a "La sfida del samurai" di Kurosawa. Ed è così che nasce il personaggio dell'Uomo senza nome per "Per un pugno di dollari", a firma di Sergio Leone ("nascosto" sotto lo pseudonimo di Bob Robertson): è la consacrazione definitiva dello spaghetti western e l'inizio di un sodalizio con Leone che prosegue anche con gli altri due episodi della cosiddetta Trilogia del dollaro, "Per qualche dollaro in più" e "Il buono, il brutto e il cattivo", tra epocali set allestiti in Almeria e memorabili battute del regista sul suo attore feticcio ("Ha solo due espressioni: una con il cappello e una senza cappello"). Rude, taciturno, cinico, vestito dell'inconfondibile poncho, l'antieroe incarnato da Eastwood si muove sulle musiche di Ennio Morricone e contribuisce alla rivoluzione di un genere.  I tre film restano tuttora le sue interpretazioni più celebri e amate, insieme all'altra saga fondamentale della sua carriera: quella in cui impersona il poliziotto implacabile e dal grilletto facile Harry Callaghan. Un personaggio iconico che incarna in ben cinque film dal '71 all'88: "Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!" (ispirato al vero caso del serial killer Zodiac), "Una 44 Magnum per l'ispettore Callaghan", "Cielo di piombo, ispettore Callaghan", "Coraggio… fatti ammazzare" e "Scommessa con la morte".

Clint Eastwood da attore a regista

La fine degli anni '60 e i '70 sono l'epoca d'oro per Eastwood come attore che, a dispetto di chi lo accusa di essere un interprete monocorde, inanella una serie di cult assoluti soprattutto grazie a Don Siegel, suo grande mentore insieme a Leone: con lui gira "L'uomo dalla cravatta di cuoio", "Gli avvoltoi hanno fame", "La notte brava del soldato Jonathan", il primo Callaghan, il capolavoro "Fuga da Alcatraz". Non dimentichiamo anche titoli come "Dove osano le aquile", "La ballata della città senza nome" e il bellissimo esordio di Michael Cimino "Una calibro 20 per lo specialista". Nel frattempo, però, qualcosa si smuove dentro il divo dallo sguardo glaciale, che non si accontenta di stare davanti alla macchina da presa e vuole percorrere la strada della regia. Dopo qualche esperimento non riuscitissimo (l'esordio è con "Brivido nella notte"), Eastwood trova la sua dimensione nel western, con due titoli notevoli come "Lo straniero senza nome" e "Il texano dagli occhi di ghiaccio", debitori delle atmosfere di Leone ma al contempo originali. È la prima fase di una filmografia lunghissima, talvolta discontinua ma sempre interessante e spesso sublime, che comprenderà pellicole come "L'uomo nel mirino", "Bird", "Cacciatore bianco, cuore nero". I generi attraversati saranno tantissimi, dall'action al bellico, dal musical al dramma malinconico, ma lo stile resta semplice, lineare, senza virtuosismi né fronzoli e traccia un solco profondo nel cinema americano.

I capolavori da Oscar

Bisogna però attendere sino agli anni '90 per la vera svolta registica, quella che lo porterà dritto agli Oscar. Il film spartiacque è "Gli spietati", western cupo e crepuscolare "Dedicato a Sergio e Don", amatissimo dalla critica (con Eastwood protagonista affiancato da Morgan Freeman e Gene Hackman) che vince ben 4 Oscar tra cui miglior film e miglior regia. Da lì, la consacrazione è definitiva: Eastwood diventa uno degli autori per eccellenza del cinema Usa, spesso protagonista o comprimario dei suoi film. La sensibilità registica e il volto progressivamente segnato dagli anni ma sempre affascinante, da puro American man fino al midollo, lo vedono attivo con il toccante "Un mondo perfetto" (forse la migliore interpretazione di Kevin Costner), il dramma supercult "I ponti di Madison County" (con una splendida Meryl Streep) in cui trova un'inattesa vena romantica, il bel thriller "Potere assoluto". Dopo qualche prova meno brillante, stupisce ancora tutti dimostrando di riuscire a fare i suoi film migliori sopra i 70 anni. Il torbido dramma/thriller "Mystic River" con un trio di protagonisti superbi (Sean Penn, Tim Robbins, Kevin Bacon) e "Million Dollar Baby", in cui Eastwood affianca la meravigliosa Hilary Swank, sono probabilmente i suoi capolavori. Il secondo gli frutta altri due Oscar come miglior film e regista, ma le sorprese non sono finite qui. Dopo il maestoso dittico bellico "Flags of Our Fathers" e "Lettere da Iwo Jima", tutti pensano che "Gran Torino", altro gioiello, sia il suo testamento spirituale, il congedo del grande Vecchio che ritrae se stesso nel ruolo di uno scorbutico reduce che si trasforma in eroe. E invece, la pensione è tutt'altro che vicina. Con una prolificità degna di un regista nel pieno delle forze continua a macinare film, concentrandosi soprattutto sulle biografie, da Mandela ("Invictus") a Hoover ("J. Edgar"), da Frankie Valli ("Jersey Boys") a quelle di eroi americani misconosciuti ("American Sniper", "Sully", "Ore 15:17 – Attacco al treno", "Richard Jewell", ad oggi l'ultimo titolo, del 2019). In "Il corriere – The Mule" trova pure l'energia per recitare, inarrestabile e ostinato come un cowboy d'altri tempi.

5 curiosità su Clint Eastwood

Se non bastassero questa filmografia sterminata, il suo volto iconico e una carriera eclettica, ecco infine cinque curiosità su Clint Eastwood che forse non tutti conoscono.

1.La musica. La passione per la musica di Eastwood è ben manifesta nei suoi film (dal country di "Honkytonk Man" al jazz di "Bird"), ma pochi forse sanno che è lui stesso è anche un musicista e cantante. Ha pubblicato diversi singoli e l'LP "Rawhide's Clint Eastwood Sings Cowboy Favorites". Ha composto inoltre le colonne sonore di molti suoi film.

2.Amori e figli. Si è sposato due volte, con Maggie Johnson (1953–1984) e Dina Ruiz (1996–2014) e ha avuto una lunga relazione con Sondra Locke, attrice in diversi suoi film. Dalla storia extraconiugale con la ballerina Roxanne Tunis ha avuto la figlia Kimber, dalla Johnson Kyle (musicista, autore di diverse colonne sonore per il padre e attore in "Honkytonk Man") e Alison (attrice, è in "Potere assoluto"). È anche padre dell'attore Scott Eastwood e di Kathryn, avuti da Jacelyn Reeves, di Francesca, nata dall'importante storia con Frances Fisher (attrice in "Gli spietati") e di Morgan Colette, avuta con la Ruiz. Ora è impegnato con Christina Sandera.

3.La politica. Eastwood è repubblicano sin dal 1951 e ha sempre sostenuto questo partito alle elezioni presidenziali. Ha anche criticato fortemente Obama. Malgrado ciò, si considera più progressista che conservatore: è favorevole a eutanasia, nozze gay e aborto ed è contro l'espansionismo militare statunitense. Per un periodo è stato sindaco di Carmel-by-the-Sea in California.

4.Gli omaggi. A confermare il fatto che sia un'icona immortale, sono gli omaggi del film "Ritorno al futuro III" e di una puntata della serie "Supernatural": in entrambi, i rispettivi protagonisti Marty McFly e Dean Winchester viaggiano indietro nel tempo fino al Far West e si fanno chiamare Clint Eastwood. I Gorillaz, inoltre, gli hanno dedicato due canzoni, "Clint Eastwood" e "Dirty Harry".

5.Clint & Arnold. Ha una bella amicizia con il collega Arnold Schwarzenegger, che ha sostenuto ai tempi in cui divenne governatore della California e con cui va spesso a sciare.