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Oscar 2019

Alfonso Cuarón agli Oscar 2019: “Non esistono singole onde, siamo un unico oceano”

Il regista messicano, vincitore di tre statuette, tra cui miglior film straniero, miglior regia e miglior fotografia, ha pronunciato un discorso breve ma intenso, non senza riferimenti politici: “Viviamo un tempo in cui siamo incoraggiati a guardare altrove, distogliere lo sguardo”.
A cura di Andrea Parrella
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Tra i protagonisti indiscussi della 91esima edizione degli Oscar, c'è sicuramente Alfonso Cuarón, il regista messicano che è riuscito a portare a casa tre statuette in questa edizione, per il Miglior film straniero, la miglior fotografia e, soprattutto, la miglior regia, ritenuto generalmente il secondo premio più importante della manifestazione. A consegnargli l'ambito riconoscimento è stato il vincitore della scorsa edizione, amico fraterno di Alfonso Cuarón, oltre che messicano. Il discorso del regista, breve ma intenso, ha sottolineato il coraggio dell'Academy di conferire un premio a un film dedicato ad una tematica spesso ritenuta secondaria nel cinema. Queste le sue parole:

Non esistono singole onde, siamo un unico oceano. Voglio ringraziare l'academy per aver premiato un film incentrato sulla storia di una donna indigena, una delle 70 milioni di lavoratrici domestiche nel mondo senza diritti, personaggi storicamente relegati ad un ruolo secondario nel cinema. Il nostro dovere di artisti è guardare dove gli altri non guardano. Questa responsabilità cresce quando ci troviamo in tempi nei quali siamo incoraggiati a guardare altrove

Il regista messicano si aggiudica per la seconda volta la prestigiosa statuetta, dopo aver conseguito il medesimo risultato nel 2014, alla regia di "Gravity". Inoltre si tratta della quinta volta nelle ultime sei edizioni degli Oscar che un regista messicano si aggiudica la statuetta per la migliore regia. Dopo Cuarón nel 2014 era seguita una doppietta di Inarritu, con Chazelle a fare da intervallo nel 2017 e la vittoria di Guillermo Del Toro nel 2018.

La trama del film

“Roma”, di Cuarón, al suo nono lungometraggio, ci porta nella Città del Messico, degli anni ’70, raccontando la storia della domestica Cleo (Yalitza Aparicio) e della sua collaboratrice Adela (Nancy García García). Le due lavorano per una famiglia borghese, ne quartiere Colonia Roma e Cleo va molto d’accordo con la sua (infelice) signora, Sofia (Marina de Tavira) e i suoi quattro figli, ma la loro storia va di pari passo con quella dei tumulti politici e sociali del paese, devastato da manifestazioni violente che, ad un certo punto, metteranno a dura prova la sua stessa esistenza, soprattutto a seguito di un evento infausto che la colpirà e che potrebbe mettere a repentaglio la sua stessa permanenza presso la sua amata famiglia.

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