L’11 febbraio 1960 usciva nelle sale milanesi Il mattatore, undicesimo film diretto da Dino Risi con protagonista il leggendario Vittorio Gassman. L’icona del cinema italiano è nei panni di Gerardo, un attore molto versatile che, proprio grazie alle sue istrioniche capacità di saper imitare qualsiasi accento e dialetto e di diventare qualunque personaggio. Il suo amico Lallo (Mario Carotenuto), decide, quindi, di coinvolgerlo in una truffa ai danni di un commerciante di stoffe, ma finisce rovinosamente in carcere. Proprio in prigione, conosce vari furfanti e, tra questi, c’è Gennarino De Rosa, detto “Chinotto” (Peppino De Filippo), che si distingue per essere stato dentro più volte. Quando i due escono, si mettono in “società” e iniziano a combinarne di tutti i colori, arrivando a truffare lo stesso Lallo. Avendo una marcia in più, Gerardo decide di continuare le sue attività truffaldine da solo e neanche le neo moglie Annalisa (Anna Maria Ferrero) riuscirà a farlo desistere.

Il mattatore tratto da uno spettacolo teatrale e dall’omonimo programma tv

Il mattatore è una di quelle commedie che davvero rivedremmo milioni di volte senza mai stancarci. Tutto è partito dalla sceneggiatura de I tromboni, commedia in quattro anni scritta nel 1956 da Federico Zardi e portata in teatro, con successo, dallo stesso Gassman e in tv nel programma Il Mattatore (1959). Quando la pellicola uscì nelle sale, l’inarrivabile divo aveva già girato 37 film ma grazie a Risi, e alla sceneggiatura scritta da Ettore Scola, Sandro Continenza e Ruggero Maccari, il suo eclettismo, l’ironia, il talento e anche il fascino magnetico  vennero fuori con una forza dirompente che colpirono la critica e il pubblico sin da subito.

Una satira sociale alle soglie del boom economico

Con Il mattatore, Dino Risi voleva portare sul grande schermo la sua satira sociale assolutamente ben congegnata, mai volgare, che ci fornisce una fotografia molto nitida dell’Italia alla fine degli anni ’50, quando il secondo conflitto mondiale era ormai passato da qualche anno e ci si apprestava a vivere il boom economico. In questo contesto, Risi inserisce le vicende di Gerardo – raccontate attraverso un lungo flashback – attore che mette in scena qualsiasi espediente pur di racimolare soldi facili, ma attorniandolo di altri personaggi collaterali che rappresentano i valori, in contrasto, della famiglia, del matrimonio, del lavoro onesto e della società proiettata verso il futuro.

Una sceneggiatura che farà da canovaccio a tanti registi

Gerardo e Lallo sono come il Gatto e la Volpe, cinici e infingardi, i giullari della situazione e, per completare un microcosmo umano fatto di mille sfaccettature, Risi volle nel cast anche i grandissimi Alberto Bonucci (il finto sacerdote), Luigi Pavese (l’imprenditore Adolfo Rebuschini), Mario Scaccia (Di Rosso), Fosco Giachetti (Il generale Nesci), Mario Frera (Cavalier Pizzolato) e un cameo di Fred Bongusto che fa il chitarrista al night. Naturalmente, non manca la componente femminile, rappresentata alla grande dalla bellissima Dorian Gray (Elena), nome d’arte di Maria Luisa Mangini, e da Anna Maria Ferrero (Annalisa), compagna di Vittorio Gassman dal 1953 al 1960. La sceneggiatura, piena di gag al fulmicotone, truffe furbissime e personaggi ben delineati, farà da canovaccio ai grandi registi della commedia sexy all’italiana ma anche ai grandi interpreti del cinema contemporaneo, ed è per questo che Il mattatore, a 60 anni di distanza, è ancora tremendamente attuale.